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canti del caos (seconda parte) recensione in cut-up di Rossano Astremo

di (30/09/2003 - 11:13)

E’ uscito, per Rizzoli, Canti del Caos (seconda parte) di Antonio Moresco, dopo la pubblicazione, per Feltrinelli, della prima parte di Canti del Caos, nell’aprile del 2001. Antonio Moresco è nato a Mantova e vive a Milano. La sua "storia" di scrittore è contrassegnata dall'attesa di pubblicare. A quarantasei anni, nel 1993, ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti, Clandestinità. Sono poi usciti un breve romanzo La cipolla e un libro di carattere autobiografico Lettere a nessuno. Dopo una quantità di rifiuti editoriali, arriva finalmente in libreria Gli esordi, un intenso e incantevole romanzo di cinquecento pagine, in cui Moresco racconta tre momenti della vita di un giovane uomo, prima seminarista, poi attivista rivoluzionario, infine scrittore in attesa di pubblicare. Con La Santa ha vinto il concorso di testi teatrali per il Giubileo 2000. Poi l’uscita dei Canti del Caos. La materia della prima parte(2001) è bruciante: la pornografia estrema, il mondo dei set clandestini che si aprono qua e là sottoterra nella notte, con serpenti, bocche siliconate, scoppiate, gole tatuate, sangue, escrementi, lacerazioni; pullulante di creature della notte (di quella notte che "comincia sempre dopo"), prostitute nere, stupranti e stuprate, Ditalina e Pompina che si fanno rinchiudere nei parchi dopo la chiusura., fino all'investitore che si muove semiaddormentato in un'auto silenziosa, a fari spenti, pronto a schiacciare tutto ciò che gli capita. La scrittura è nitida, lirica e violenta assieme, armata solo della propria necessità. La struttura romanzesca è travolgente. Canti del caos è infatti un romanzo, non un esercizio di scrittura: non uno di quei bei compitini di ricalco letterario che la maggioranza dei recensori ufficiali propinano ai lettori. Ed è un romanzo che naviga su vaste strutture, che si costruisce strada facendo, in modo imprevedibile. Accumula man mano un'energia, e quasi - viene da dire - una carica insurrezionale. Cresce sempre più, fino al parossismo, come se si trattasse di una struttura vivente, di un organismo attraversato da forze in urto, da lacerazioni interne, da movimenti cosmici. La seconda parte(2003), da poco nelle librerie, continua l’ascesa negli inferi della nostra realtà. Ne sono protagonisti Dio, il Gatto, il Matto, la Meringa, la Musa, un softwarista, un account, traslocatori, stupratori, sbandieratori, un uomo che incendia le spore, una ragazza dalle stampelle profumate, neonati strappati dal vento, uno stilista di nome Lupus, corpi che si arrovesciano nella corsa, indossatrici dal naso pieno di merda, ragazze scartavetrate che esplodono come soli. Sono alcuni dei personaggi e delle figure di questo romanzo vivificante e aggressivo, che scommette sulla letteratura ai suoi livelli più alti. Filo conduttore è una campagna pubblicitaria mai osata prima, che porterà alla vendita del pianeta Terra.. Canti del caos anche può essere letto come un corpo a corpo con il potere, con la forma assunta dal potere contemporaneo: reticolare, invasiva, che sfonda i corpi, apre le pance, "visita i citoplasmi". Un potere che non solo connette e globalizza, pretendendo di far comunicare tutto con tutto, ma è anche un organismo cieco che si clona. Si muove come una rete neuronale vasta quanto il mondo e opera nel bios, nel caos della vita, con paradigmi sistemici, biologici. Canti del caos è un corpo a corpo con questo potere anche perché il potere non vi è rappresentato da una posizione esterna. La lotta si svolge tutta dentro ("qui dentro" è un'espressione che ricorre continuamente nel libro). Nella lotta gli avversari si avvinghiano, ed è quasi impossibile, talvolta, distinguere gli arti dell'uno da quelli dell'altro. Così anche in questo libro non si distinguono le voci, i ruoli. Neanche lo scrittore è esterno. E', anche lui, "qui dentro". Però, in questo anello stretto, l'elemento materico agente apre voragini. E' come se Moresco ci dicesse: non abbiamo più tempo per fare una descrizione critica dell'esistente. Non ci sono circuiti puliti in cui muoverci. Tutto si svolge in circuiti sporchi. Siamo tutti qui dentro, in questo buco. L'unica cosa che possiamo fare è incendiare il buco! Moresco è arrivato in un luogo che ancora nessuno conosce, che solo lui conosce. Oltre i generi, oltre le storie, oltre i personaggi. Forse dopo questo libro qualcosa, in letteratura, non sara più come prima.

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