dall'ultimo giap dei wu ming
per leggere tutto Giap
http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap5_VIIIa.htm

EDITORIA E COPYLEFT: EPPUR SI MUOVONO
Buoni ultimi, ma solo per questioni tecniche, salutiamo il nuovo progetto di editoria anfibia
Vibrisselibri. Perché "anfibia"? Perché vive in due ambienti, sopra e sotto il pelo dell'acqua. Saggi e romanzi vengono letti da un comitato di redazione - di cui fanno parte persone che stimiamo, primi inter pares il poeta Rossano Astremo e lo scrittore per ragazzi Lucio Angelini - e selezionati per la pubblicazione on line (in copyleft).
La scommessa a breve-medio termine è che editori lungimiranti e non codardi si facciano avanti per pubblicarli anche su carta. La sfida a lungo termine è dimostrare - in un modo diverso da come lo abbiamo dimostrato noi - che download gratuito e acquisto in libreria possono frequentare, da buoni amici, lo stesso circolo virtuoso.
Finora gli editori italiani si sono mostrati riluttanti a pubblicare testi già apparsi in rete, a meno che non si trattasse di antologie ragionate (come la nostra Giap! del 2003) o di blog che diventavano libri (e in quest'ultimo caso, si è trattato quasi sempre di progetti editoriali nati ad hoc, non di case editrici già operanti e affermate).
Basti dire che il nostro amico Lello Voce non è riuscito a far ripubblicare il suo romanzo d'esordio Eroina perché il file era già scaricabile dal suo sito [oggi Eroina è parte del romanzo Il cristo elettrico, una trilogia in un unico volume].
In attesa che
Vibrisselibri apra nuovi sentieri, resta valido quanto affermavamo nell'intervista collettiva inclusa nel libro di Antonella Beccaria
Permesso d'autore:
"La stragrande maggioranza degli editori continua a ritenere [il download dei libri] una bizzarria. Capita addirittura che editori, parlando di noi, liquidino sbrigativamente il copyleft definendolo 'marketing' o 'una furbata'. Ma certo che è anche marketing, che discorsi. Noi con le royalties ci campiamo. La contraddizione, infatti, non è questa, bensì il fatto che un editore, il quale in teoria sarebbe un imprenditore, di fronte a un esempio di marketing che non soltanto ha successo ma crea comunità, lo disprezzi con toni 'puristici' (!) anziché prendere esempio. Quanto all'essere furbi: ma perché, è meglio essere stupidi? Boh."
una poesia
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FABIO PUSTERLA
domani a foggia
"Le tribù dei blog": convegno nazionale sulla scrittura in rete
Venerdì 1 dicembre, a Foggia, organizzato da Books Brothers, un convegno nazionale sui blog letterari: una discussione a più voci su questa nuova forma di espressione.
28.11.06
Tantissimi gli ambiti in cui il fenomeno del blog va sviluppandosi; la cultura letteraria è uno di questi. Spazio alternativo ai canali tradizionali, o mezzo per nuovi approcci o codici, il blog rappresenta per la creazione e la discussione letteraria un canale molto attivo, la cui novità e vivacità vanno indagate. Per questo, venerdì 1 dicembre Foggia ospiterà il convegno nazionale “Le tribù dei blog”, organizzato dall’associazione Books Brothers. L’intento è discutere del blog letterario considerandone i più vari aspetti, e quindi si parlerà dei suoi essenziali elementi costitutivi, sia dal punto di vista informatico che da quello umanistico; con i curatori di blog letterari molto attivi e ormai storici si discuterà delle novità che essi hanno introdotto nel sapere letterario; si racconteranno esperienze culturali nuove a cui il fenomeno può dare vita, o l’impatto del nuovo genere di scrittura su rapporti formativi tipici della nostra società, quale quello tra insegnante e alunni. Per dare spazio ai più vari aspetti, il programma del convegno si articolerà in tre luoghi e momenti: la mattina, a carattere prevalentemente didattico, presso l’istituto tecnico “Blaise Pascal”; il pomeriggio, momento di testimonianze, tavole rotonde, confronto, presso l’auditorium della biblioteca “La Magna Capitana”; la sera, presso il circolo culturale “Bellamì”, per concludere in modo più spontaneo e informale con letture e musiche. La partecipazione al convegno è libera. Inoltre è possibile proporre un proprio intervento nella sezione del mattino e/o del pomeriggio, o comunicare particolari esigenze (richiesta di attestato di partecipazione, soggiorno in albergo, spostamenti ecc.). Per tutto questo si può scrivere a iarussi@bibliotecaprovinciale.foggia.it.
La diffusione dei blog è un fenomeno in continua crescita. L’immediatezza, la spontaneità comunicativa, la possibilità di raggiungere un numero assai vasto di lettori, di avere con loro articolati scambi di opinioni, la facilità di gestione… sono solo alcune delle ragioni che spiegano l’ampia diffusione dei blog nell’universo di Internet.
dal 30 novembre
FUTURO DIZIONARIO D'AMERICA
traduzione di Martina Testa e i migliori traduttori italiani
240 pagine
23 euro
ISBN 8876380221
Novembre 2006
Dave Eggers, Jonathan Safran Foer, Nicole Krauss, Eli Horowitz dirigono. Un’orchestra di decine di scrittori, artisti e musicisti esegue. Un dizionario con più di 1000 voci di oltre 200 scrittori e artisti, migliaia di definizioni politiche, filosofiche, sociali (o semplicemente divertenti) concepite per dare sfogo al malcontento verso la leadership politica degli Stati Uniti.
In seguito alle elezioni americane di medio termine, una brillante provocazione che attacca con intelligenza e molta ironia l’odierno governo e ne analizza i possibili effetti linguistici e culturali. Uno strumento indispensabile, necessario e quanto mai attuale.
Rumsfeld [ruhmz’-feld ] sost. rumsfeld (dal nome Donald Rumsfeld, ministro della Difesa americano durante la presidenza di George W. Bush); chi riesce a tollerare senza difficoltà le vittime di guerra —Kurt Vonnegut
chiraqui [shee-rak'-ee] sost. chiracheno (dal nome del presidente francese Jacques Chirac, e iraqi, «iracheno»); termine usato in passato per definire chiunque manifestasse sentimenti anti-Bush, in particolare funzionari di grado elevato dell’amministrazione francese. —Paul Muldoon
Hanno tradotto questo libro:
Katia Bagnoli, Paolo Bernagozzi, Matteo B. Bianchi, Luca Briasco, Marco Cassini, Adelaide Cioni, Matteo Colombo, Francesco Colombo, Ivan Cotroneo, Riccardo Duranti, Riccardo Falcinelli, Matteo Falomi, Andreina Lombardi Bom, Tiziana Lo Porto, Dario Matrone, Giorgia Monterubbiano, Enrico Monti, Edoardo Nesi, Francesco Pacifico, Valerio Piccolo, Veronica Raimo, Martina Testa
su repubblica
Quelli che scrivono sulla rete. "Blog vuol dire creatività"

«Il dibattito letterario vero oggi scorre nelle vene carsiche della rete e poi esplode sulla carta - è scritto nella presentazione del dibattito che si svolgerà dal mattino nella Biblioteca provinciale di Foggia - La rete è una nuova frontiera di libertà dove chi ama i libri trova da leggere, scrivere e, soprattutto, un pubblico con cui confrontarsi. Ma è davvero così?». E soprattutto: «Blog e siti letterari sono solo la riserva indiana di idee residuali» oppure «la loro diffusione può ridare slancio e centralità sociale a una pratica antichissima e in affanno come quella della scrittura letteraria»? A queste domande c´è già chi risponde prefigurando una sorta di "fase due" della letteratura su blog, che ha ormai una sua tradizione e un rischio di stanca, di cristallizzazione. Pagano si rifà a un altro blogger e annota con lui: «"Blog di poesia: è tempo del de profundis?". Quando ho letto quel post la prima cosa che mi è venuta in mente è stata che quando si discute di un mezzo (...) allora forse vuol dire che quel mezzo ha raggiunto una maturità». E alla domanda se la rivoluzione dei blog abbia portato un suo contributo originale, in termini stilistici, alla letteratura, Astremo risponde di no: «È soprattutto un modo nuovo di comunicare la letteratura». Anche di questo si parlerà nel convegno di Foggia con i "padri fondatori" del blog letterario, come Giulio Mozzi e Christian Raimo. Un conto, insomma, è scegliere un mezzo diverso - rompendo le gerarchie e annullando i gap geografici che un tempo costringevano gli scrittori "periferici" a umilianti attese con il loro "manoscritto" nelle anticamere di case editrici lontane - un altro è produrre contenuti nuovi, come quelli auspicati da chi, come Donno, si chiede: «Quale potrebbe essere la nuova prospettiva esistenziale dell´uomo superato il millennio, se il tempo è indefinitivamente chiuso in un infinito universo parallelo di non-dimensione, quale Internet?».
La «immediatezza del sentire» è, per Angelo Semeraro, che si occupa di "Scritture nei media education" all´Università di Lecce, è una delle risorse che vanno colte di questa tendenza espressiva. «Ci sono forme più consapevoli, veri e propri diari della collettività che vanno oltre la frammentazione e indagano in profondità». La casa editrice Icaro sta per dare alle stampe "Agrodolce", serie di reportage sul "Salento che cambia" nella collana di scritture multimediali diretta da Semeraro. Uno dei reportage racconta della rivolta contro la cementificazione di "Baia dei turchi" a Otranto, filtrato anche attraverso un blog: «Nei costrutti e nel carattere colloquiale delle numerose mail giunte al sito, conserva intatta la sua giovinezza quell´italiano più a Sud del Sud - scrivono Fabio Merico e Paola Tomasi - Dove ogni sommossa che si ricordi è stata vinta con la forza delle urla e del popolo, lasciatosi infuocare, questa volta, a suon di e-mail». Il linguista Alberto Sobrero osserva che sì, «nei blog c´è anche una grande autoreferenzialità e una tendenza al solipsismo intimista». Ma è anche «rivincita della scrittura», recupero del dialetto, «dato per morto», e soprattutto, tentativo di «creare nuove reti sociali».
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Philippe Forest
Per tutta la notte
'Se la vita è una foresta, questo libro è un machete, taglia la vegetazione, apre la vista.'
Dopo lo straziante e dolcissimo Tutti i bambini tranne uno, Philippe Forest continua nella sua scrittura dell'indicibile. Se Tutti i bambini tranne uno era un romanzo sull’amore paterno, Per tutta la notte è un romanzo sull’amore coniugale. La protagonista è una giovane donna che deve confrontarsi con la perdita della sua bambina. Anche di fronte al dolore e all’impossibilità di trovare risposte, Forest riesce ad avvicinare la realtà con sguardo lucido e con una scrittura che restituisce un nome ai sentimenti e alle cose. Philippe Forest affronta questo aspetto oscuro della sua autobiografia non per parlare di sé e della propria esperienza, ma per testimoniare attraverso la forma romanzo come il male e il dolore segnino le nostre vite. Un testo coraggioso, controcorrente, di ruvida robustezza. Come ha scritto Sergio Pent, quello di Forest è un libro "necessario anche per afferrare il senso che cerchiamo di dare alle nostre vite".
qui un estratto
http://www.aletedizioni.it/catalogo/incipit/88-7520-024-6.pdf
segnalo

| Un giorno all'anno | |
| Christa Wolf |
| IL LIBRO | |
| Questo imponente testo può senza dubbio fin da ora essere riconosciuto come opera fondamentale della letteratura tedesca, una summa dell’esperienza di ambedue le Germanie dal dopoguerra a oggi. Il racconto della vita dell’autrice, della sua famiglia e del suo paese, colta in una giornata, sempre la stessa, il 27 settembre, anno dopo anno per quarant’anni, fa di questo libro un’opera fuori dal comune. L’attenzione è incentrata non solo sulla figura della stessa scrittrice, ma anche sui personaggi che le sono vicini, famigliari, amici, avversari; non è un’autobiografia, anche se ovviamente della sua vita si tratta, perché attraverso il racconto di un’unica giornata all’anno si delinea una trama intensa e avvincente, che punta i riflettori su una storia di vita che appartiene a tutti noi, ogni volta diversa, aperta su un mondo che cambia. Si delinea mano a mano la cronaca precisa di avvenimenti personali e politici, di personaggi, affetti e passioni, riflessione politica e morale sui nostri tempi. Sotto gli occhi del lettore sfilano, alternandosi, immagini della DDR, del muro di Berlino, della guerra fredda, della riunificazione tedesca, dell’“esilio” americano, della vita famigliare, e si succedono i conflitti, la crescita delle figlie, i tradimenti degli amici, le perdite, gli abbandoni, le gioie… Un giorno all’anno è una di quelle rare, grandi opere, che segnano la letteratura di oggi. |
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joyce poeta

che fora l'occidente
come tu, tenero cuore, il tempo d'amore, sì remoto, sì spento
oggi rimembri.
Dei giovani occhi chiari il mite sguardo, quella candida fronte,
i fragranti capelli,
cadenti come giù nel silenzio ora discende
l'oscurità dall'aria.
Dunque perché, nel ricordare quelle timide
dolci lusinghe, dolersi
se il caro amore che in un sospiro ella rendeva
a volerlo, era tuo?
una poesia

Paiono catene dileguate lontano,
come un oscuro turbine di suono,
preludi dal groviglio dell’occhio,
centro di bianchi sogni del mattino.
Paiono cascate di gendarmi proni,
come canti di poeti emaciati,
fogli di scrittura febbrili, curvi,
continuo strisciare di passi amari.
Paiono canti di bimbi e lussuria,
come forme impallidite di sfingi,
rumore cupo della miseria,
mondo abitato da dolci nuvole.
Pare il varco di una tellurica melodia,
come stanza in cui roteano rifiuti,
non basta la pittura, ci vuole l’acqua,
un flusso che slavi la vecchia luna.
r.a.
tratto da booksbrothers
La “forma blog”: il suo ruolo nell’evitare la stagnazione della poesia all’inizio del nuovo millennio. Percorsi e ipotesi sul futuro, di Matteo Fantuzzi
Il nuovo millennio poetico italiano si è aperto con una serie di problematiche non facilmente risolvibili: la fine delle avanguardie letterarie e un decennio “buio” come quello che va dagli anni ’80 all’inizio degli anni ’90 che assurdamente non aveva permesso la conoscenza delle nuove linfe, ovvero dei nati a cavallo del 1960 (cioè quel gruppo di poeti poi indicato come “generazione in ombra”, o secondo la definizione di Merlin “Poeti nel limbo” [“Interlinea”, 2005]); insomma lo spartiacque anagrafico creato con la divisione effettuata da Raboni in Poeti del Secondo Novecento [in Storia della Letteratura Italiana, Il Novecento, tomo II, Garzanti, 1987] aveva creato una stagnazione della poesia italiana contemporanea con una tendenza fortemente accentuata (tipica dei tempi di carestia) al “fare quadrato”, immettendo nella realtà italiana esperienze e riviste auto-celebrative senza la minima volontà di dialogo e cercando di abbattere chi con la propria esperienza aveva invece cercato di superare ponti e steccati. Questa situazione di terra bruciata se da un lato ha dato opportunità favorevole alla conoscenza della successiva generazione, quella dei nati negli anni ’70 (anche se dopo le prime importanti esperienze “da antologia” la loro “tendenza” è arrivata addirittura ai limiti dello status di moda), dall’altro ha creato i presupposti per l’espansione di una forma alternativa di comunicazione della poesia contemporanea che evitasse i canali di distribuzione complicati che ha questa editoria, che fosse economicamente non invasiva e fosse di facile utilizzo: per l’appunto il blog. Lungi da me considerare il blog come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità poetica, anzi i difetti via via sono andati a sommarsi e conoscersi, ecco che però il blog ha lanciato nella melmosa situazione poetica il classico sasso, mischiando le cose, creando piccole onde che hanno mosso almeno in piccola parte la situazione, ma che come tutti i modi ondosi sono destinate ad esaurirsi consumate dagli attriti e dall’inerzia. Se però brevemente vogliamo analizzare questo modo di fare blog ecco il dovere di dividere come una costola della realtà dei grandi blog multi-autori e multi-disciplinari (su tutti Nazione Indiana, per poi passare al bollettino di Vibrisse e da ultimo a Il primo amore), quella specifica della poesia spesso curata, almeno nella prima fase, da singoli poeti e critici. Ci sono esempi come il mio UniversoPoesia, ma anche Dissidenze di Giampiero Marano, che attraverso una conduzione univoca della proposta utilizzano la forma multi-autore come pluralità di argomentazione e di linea, creando una visione critica (e nel mio caso anche sociologica) della poesia. LiberInVersi di Massimo Orgiazzi e
E ancora, a proposito di presenze territoriali, non sarebbe giusto omettere il lavoro che si sta facendo in Puglia ad esempio con Rossano Astremo ed Angelo Petrelli, o nelle Marche col gruppo de
Questa veloce carrellata serve più che altro a fare vedere a chi già si orienta nell’attuale poesia quante voci stiano lavorando in tal senso, ma anche quanto dissimili esse siano e quanto varia quindi la proposta che esse sono in grado di offrire uscendo dal canone dei “soliti noti” senza però fare venire meno la qualità dei ragionamenti (almeno in questo contesto, non posso che concordare se a questa selezione si interpone il “mare magnum” che è stato indicato quest’estate nella querelle sulla poesia in rete apparsa su “Il Corriere della Sera” e su “L’Espresso”, innescata da Nanni Balestrini su “Liberazione” e poi continuata da Giuseppe Conte ed Umberto Eco), modificando (chi più chi meno) la modalità della proposta, creando uno strumento più snello, più veloce (ma inevitabilmente più effimero) rispetto alle ponderose riviste cartacee, creando un interessante punto d’approdo per chi, interessato alla poesia, non ha mai avuto la possibilità di approfondire la materia (l’Italia è un paese particolare, dove un paio di milioni sono gli scrittori di poesia, un migliaio sono i libri pubblicati all’anno e meno di mille sono probabilmente i lettori reali di poesia). A riprova di questo le tante interazioni anche e soprattutto coi neofiti, il riscontro avuto, come già rimarcato spesso, nelle letture pubbliche di poesia e nei festival, l’attenzione da parte degli studenti liceali ed universitari, vera colonna portante dell’espansione, anche a livello di importanza, della realtà dei blog, la sensazione insomma di avere creato qualcosa. Qualcosa che ora dopo quasi un lustro di lavoro da una parte va condensata e dall’altra deve evolversi. Come? Alcune settimane fa (il 5 Novembre) su UniversoPoesia ho inserito in tal senso un breve (e provocatorio) articolo intitolato Blog di poesia: è tempo del de profundis? e che date le piccole dimensioni qui ripropongo: Cercare di capire su un blog che parla di poesia se i blog che parlano di poesia hanno oggi piena necessità di essere rivisti e forse addirittura lasciati al loro destino non è una cosa che mi frulla nel cervello solo da oggi, per chi ha avuto modo di ascoltare la serata di Macerata quest'estate già diversi mesi fa si era tutti di quell'avviso. Rispetto ai giorni della nascita di quest'esperienza oggi diversi mezzi si sono potenziati: penso a youtube, penso alle linee telefoniche ad alta velocità, ma penso anche al satellite, al digitale e alle web radio. Oggi le possibilità si sono allargate ed è anche giusto che chi sta lavorando sulla diffusione della poesia anche attraverso mezzi non esclusivamente cartacei si ponga a ragionare in tal senso. Ognuno di noi ha una visione, un pensiero e anche delle capacità: allora prendiamoci un attimo di pausa per una riflessione molto semplice: il blog sta andando verso il suo naturale termine, parliamone: proposte ? Da un lato in primis già da alcuni mesi Vincenzo Della Mea e in seguito altri hanno cercato una soluzione alla necessità di “asciugare” la proposta creando una guida delle forze oggi in campo. È nato così il poEcast, ovvero un aggregatore di post in grado di dirigere direttamente agli argomenti che un utente preferisce, monitorando anche l’uscita dei nuovi post e facilitando in sintesi la fruizione dei blog. Dall’altra, come appunto auspicavo nell’articolo in UniversoPoesia, muove i primi passi la forma degli audio-blog, facilitata dal lavoro di Fahrenheit, la trasmissione di Radio 3 che già da tempo propone l’mp3 come proprio strumento d’eccellenza e da questi giorni anche lo stesso poEcast, oltre a Enne (di Daniele De Angelis e Andrea Tosti), che utilizza il fenomeno youtube, e al progetto Oboe Sommerso di Roberto Ceccarini; senza dimenticare chi utilizza la forma video anche con la nuova espansione del digitale della Rai, o le trasmissioni (sempre Rai) realizzate un anno fa ad esempio da Andrea Margiotta e che si integrano a quelle realizzate anche da Lello Voce (che pure con il mezzo blog in poesia ha molto lavorato) per Rai Educational con attenzione particolare allo Slam Poetry. Questa è la situazione in definitiva oggi del rapporto tra la poesia e il blog, una situazione in totale evoluzione che non si deve assolutamente fossilizzare ma che deve sopra ogni altra cosa (per concludere) scappare dalla possibilità di indicare il blog come rifugio del singolo poeta, in un’ottica privatistica ed autopromozionale non molto diversa da quelle operazioni che hanno reso sconosciuta ai più la poesia contemporanea italiana. Se l’amore per la poesia e per la diffusione della poesia è reale allora non si utilizzi questo strumento come una scusa per farsi i fatti propri, ma piuttosto si utilizzi il blog per quello che è: uno strumento imperfetto per reindirizzare alla vera poesia, al testo, insomma per reindirizzare alla carta.
nuovi argomenti: bestie
Nuovi Argomenti n. 36
E' uscito il nuovo numero di NUOVI ARGOMENTI (V Serie, n. 36, ottobre-dicembre 2006, "Bestie") con articoli, fra gli altri, di Raffaele La Capria, Alberto Arbasino, Vincenzo Pardini, Luca Canali, Gianni Clerici, Richard Powers, Leonardo Colombati e Walter Veltroni.
E' il primo numero della rivista dal 1972 ad uscire senza la direzione di Enzo Siciliano (che aveva iniziato a collaborare a NUOVI ARGOMENTI nel 1962 ed era diventato segretario di redazione quattro anni dopo). Sua l'invenzione del "Diario", l'editoriale letterario posto all'inizio di ogni numero, che questa volta è redatto da Raffaele La Capria in ricordo dell'amico scomparso.
"Bestie", il fulcro tematico del nuovo numero, nacque il 26 aprile 2006 quando si tenne l'ultimo incontro di redazione al quale è intervenuto Enzo. Ci piaceva l'idea di costruire una sezione eccentrica sul rapporto della letteratura col mondo animale, ed Enzo propose di intitolarla appunto "Bestie" in omaggio all'amato Federigo Tozzi.
SOMMARIO
DIARIO di Raffaele La Capria
Alberto Arbasino, Tendenze tedesche
Valentino Zeichen, Dalla viva voce di Dario Bellezza
BESTIE
Charles Simic, Il pollo senza testa e altre poesie con animali
Vincenzo Pardini, Lo chiamavano Orso
Cristina Rota, I maiali muoiono prima
Natura Morta (foto di Piero Pompili)
Mauro F. Minervino, Cani che non sono migliori dei loro padroni
Elisabetta Liguori, Il celacanto
Marco Mantello, Il mio cane si chiama Schiller
Luca Canali, Il gattaro
Andrea di Consoli, Il "Diosignore" delle bestie
Gianni Clerici, Il toro di Hemingway
CANTIERE
Richard Powers, L'avvenire
Moira Egan, Bete noire
Donatella Franken, Passaggio
Tommaso Giartosio, Un libro di memoria e di speranza
Mario Benedetti, Campane rimandano campane
Nino De Vita, Cinima (Cinema)
Piero Sorrentino, Rassegna dell'ultima narrativa italiana
Carlo Carabba, Rassegna dell'ultima poesia italiana
Blake Morrison, Era glaciale
Alessandro Leogrande, Pro e contro Paul Berman
Franco Buffoni, Riflessioni sul fare poetico
Attilio Scarpellini, La Maison de Dieu
Evelina De Signoribus, L'altare della signora di fronte
Leonardo Colombati, Sorvegliare e punire: una società senza carcere?
Raffaella D'Elia, Agosti, anatomia delle ferite di Mantegna
OFFICINA SICILIANO
Luca Archibugi, A sinistra!
Andrea Carraro, Si è sempre più soliLuigi Malerba, Caro Enzo
Renzo Paris, Per Enzo Siciliano
Vittorio Sgarbi, Il critico gentile
Walter Veltroni, Una presenza familiare
marsilio, audioracconti
Marsilio Editori presenta
iLit
Letteratura per iPod

Audioracconti in mp3 da ascoltare e scaricare liberamente, tratti dai
romanzi di Marsilio X, la nuova collana dedicata alla ricerca di nuovi
talenti e voci innovative sulla scena letteraria italiana
I primi audioracconti, realizzati dalla compagnia teatrale Teatro Minimo, sono:
Il volo di sole di Gero Giglio (tratto dal romanzo Bungee jumping)
L'amore tra due adolescenti difficili. Un salto nel vuoto alla ricerca
della libertà
La Nanda di Nino G. D'Attis (tratto dal romanzo Montezuma airbag your pardon)
Sesso. Alcolici. Codici a barre. Carrelli della spesa pieni di merce.
Questa è la storia di un uomo che cade a pezzi
Fanteria mentale di Marco Bacci (tratto dal romanzo Supervita)
Una guerra del futuro combattuta con i cadaveri comandati
telepaticamente dei soldati "veri"
I racconti si possono ascoltare qui:
http://www.treemo.com/users/marsilionews/sets/2806
Il podcast di iLit:
http://www.radiopodcast.it/user/podcast/iLit.xml
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Marsilio Editori
www.marsilioeditori.it
recensione
Versi d’amore per l’esordio di Alessandra Nicita
di Rossano Astremo
“Sono stata molto delusa dai mirtilli”, questo è il titolo bizzarro scelto dalla salentina Alessandra Nicita per il suo libro d’esordio, una raccolta di versi da poco pubblicata dalla Besa. La prefazione del testo è firmata da Mauro Marino che, tra le altre cose, scrive: “La poesia abita nel disincanto, questa oggi la dimora scelta: sbigottimento e stupore, continuo domandarsi, in un non sapere che reclama innocenza. Da qui l’ascolto del poeta, tutto d’occhi, che sbircia e sa farlo sino al fondo, al raschio dell’animo, per trovare parole all’inspiegato, a ciò che non trova quiete e disarma. Procurarsi la ferita è nell’ogni giorno, oscilla tra intimo e sociale, tra mancanze amorose e il limite civico del mondo che non sa l’uscita, la via di fuga, l’oltre da tentare”.Nella lettura dei testi della Nicita ciò che emerge è la centralità della tematica amorosa , il suo è un poetare che abbandona l’armamentario svecchiante di certa produzione in versi molto attenta all’aspetto formale, prediligendo uno svolgersi colloquiale della stessa, una semplicità del dire, un rifiuto di arrovellamenti lessicali, una predilezione per una parola che non lascia adito a travisamenti semantici: “L’amore mio /è una scheggia impazzita /mentre mi penetra /il cuore e mi graffia la carne./L’amore mio /è labile fretta omicida /quando apre gli occhi /e mi sveglia,/quando il confine /tra dolore e pace /si perde /nella maestosità /dell’attimo che sfugge /e poi muore”.O ancora: “Scolpirò il tuo volto /nell’incavo delle dita /affinché nessuno possa vederlo;/ogni amore che avrò dovrà assomigliarti, /perché io possa continuare ad amare,/sempre”. Un canzoniere amoroso tenero, disincantato, docile, ironico, a tratti dolente, con i difetti propri di un esordio, alcuni versi che riecheggiano il già sentito, ma con soluzioni originali, prive di orpelli retorici che ne obnubilano il senso, nella ricerca di una forma sempre schietta, diretta, comunicativa. È l’io lirico a dominare i versi della Nicita, corpo poetico rivolto verso l’interno, anima di donna alla ricerca dei frammenti di vita perduti negli anni.
recensione
“Pecore vive”, ferite di donne lette con lentezza
di Rossano Astremo
Ho terminato la lettura di “Pecore vive” (minimum fax) di Carola Susani un mesetto fa. Ho letto i cinque racconti che lo compongono e poi ho depositato il volume sulla mia scrivania, accanto alle carte (tutte in perfetto disordine) che generalmente lascio ben in vista perché da consultare. Ero convinto che avrei ripreso il libro tra le mani perché altrimenti lo avrei messo direttamente sugli scaffali della mia libreria. Nel corso di questo mese ho letto altri libri, da “Una vita da lettore” di Hornby a “Diario di un lettore” di Manguel, da “Colazione da Tiffany” di Capote ad “Americana” di DeLillo. Ho riletto “Strade morte” di Burroughs e “Diceria dell’untore” di Bufalino, avendo sempre accanto a me la glaciale copertina del libro della Susani. Mentre leggevo i libri sopraelencati, a volte sfogliavo le pagine di “Pecore vive” e mi dicevo che lo avrei riletto al più presto perché c’era un conto in sospeso tra me e quei racconti. Ieri mattina finalmente ho riletto i racconti. Non so perché questa decisione. Forse perché ero rimasto senza libri da leggere. Anzi, a pensarci, stavo terminando la lettura di “Strade morte” di Burroughs, non uno dei testi più sperimentali dell’ “uomo invisibile”, ma pur sempre scritto in una prosa metallica e a tratti snervante. Avevo bisogno di storie domestiche, intime, familiari. Ecco perché, in verità, la decisione di rileggere “Pecore vive”. Non ho letto le cinque storie da cima a fondo, ma mi sono soffermato sulle parti che come mio solito sottolineo con la mia matita rosicchiata sulla punta. La verità è che avevo bisogno di rientrare nei mondi narrativi creati dalla Susani perché il dolore di cui sono intrisi non possono richiedere una lettura sottile. È uno di quei libri che necessita di una lettura lenta, come quando assapori un cibo dal gusto insolito e prelibato. Allora allenti la masticazione perché prefiguri con tristezza il momento che segue l’ingerire del boccone. Le ferite che coprono i corpi delle protagoniste femminili del libro della Susani meritano una lettura partecipata, perché possibili figure che ci scorrono accanto, nella vita di tutti i giorni, voci fragili che affrontano le difficoltà dell’esistenza alternando stati d’animo inquieti, folli, energici, a volte paradossali e contrastanti. Un'adolescente divisa tra madre adottiva e madre naturale. Una ragazza alle prese con un'ossessione amorosa. Due madri di fronte alla malattia: quella del figlio e la propria. Una vedova sola davanti alla pazzia. Ecco le cinque protagoniste dei racconti della Susani. Tutte con una propria voce. Tutte con un mondo privato da svelare con lentezza durante tessitura del racconto. C’è una forte contrapposizione tra la semplicità dello stile e la densità delle tematiche toccate. Il racconto che più ho amato è proprio il “Pecore vive” che dà il titolo al libro. È il racconto, non a caso, che ho sottolineato maggiormente. È la storia di una donna che lotta contro un cancro. Ve ne riporto degli estratti, invitandovi alla lettura del libro: “Ero contenta di avere solo il cancro e non l’Aids, perché ai malati di Aids insieme alle barriere immunitarie sparisce anche la rinite allergica”. “No, non sto impazzendo, lo so benissimo: fino adesso da noi in Occidente hanno scoperto un modo solo per vincere la morte, gareggiare con lei, batterla sul tempo. Perciò s’ingozzano. Ma dove ho sbagliato io, che non pensavo di avere ambizioni da centometrista, che volevo andare lenta, prendermi tutto il mio tempo?”. “È vero, il male domina il mondo, ma non puoi vincerlo, puoi solo compensarlo con tutto il bene che hai”. “Mi calmo, mi rilasso. M’immagino metastasi all’utero e al cervello, al colon e al collo. Chissà se possono vederle tutte con questo strumento, se invece molte sfuggono, se si nascondono dietro alle ossa. Luccicano prima, poi vengono su come funghi, si espandono producendo un piccolo piacere, la crescita è sempre dolce anche se è cancro, finché non entrano in guerra con gli organi interni”. 
un maestro
CARLO FRUTTERO
da Donne informate sui fatti, Mondadori, 2006

La bidella
Sì, praticamente sono stata io a trovare il corpo della donna nel fosso e a chiamare i carabinieri col cellulare senza pensarci due volte. Che fai, te ne torni a casa bella tranquilla, ti fai un caffè e non ci pensi più, non hai visto niente, non sono affari tuoi, la puttana la troverà qualcun altro?
Non è la mia mentalità, a parte che in quanto bidella sono gentilmente richiesta di tenere gli occhi sempre bene aperti a 360 gradi. Cesare, mio marito, non è proprio che mi abbia gridata, ma è uno che dice sempre, e l'ha detto anche stavolta, che da certe cose è meglio stare comunque alla larga, che quello è tutto un mondo pericoloso, droga, schiave del sesso, gargagnani, clandestini di tutte le razze, a metterci il dito non sai mai come va a finire. Un minimo di prudenza, di buonsenso, dice lui. Un massimo di fifa, dico io, perché Cesare è un fifone, un vigliaccone, l'ho toccato con mano le mille volte. Del resto tutti gli uomini sono grosso modo così, niente grane, per la carità, niente complicazioni. È per questo che vanno con le puttane: un momento di dolce intimità in macchina, paghi il dovuto e chi s'è visto s'è visto, anche se poi salta fuori che si sono beccati il virus.
Non so se Cesare ci va anche lui, nella dolce intimità, spero di no, preferisco neanche saperlo! Ma quella era a colpo sicuro una puttana, non c'era da sbagliare. Morta? Morta a colpo sicuro. Non che io l'abbia toccata, che anzi mi faceva senso, se devo dire. Ma non era addormentata o svenuta, bastava guardarla. Un sacco buttato lì, questo sembrava. E minigonna di finto coccodrillo rossa, calze a rete nere, un top nero tirato su fino alle ascelle, un sandalone alto mezzo metro e l'altro scivolato via chissà dove. Insomma, in divisa. Niente sangue, per fortuna. Era sdraiata su un fianco, la faccia non si distingueva bene tra i capelli e l'erba del fosso. Lunga, sul magro ma un magro giusto, non secca voglio dire. Giovane, avrei pensato, ma con queste qui non si capisce mai se hanno diciassette anni o trentacinque.
Come mi aveva detto il carabiniere al telefono io non mi sono mossa. Era domenica mattina, fine maggio, ciclo quasi sereno, aria tiepida. Ho guardato l'ora, poteva sempre servire ai carabinieri: le 10.42. Ero arrivata lì in motorino da un quarto d'ora al massimo, su uno dei sentieri che corrono in mezzo ai prati rimasti prati, tra Beinasco e Rivalta dopo l'ospedale San Luigi. C'erano in vista altre tre persone, ma lontane, due donne e un uomo, che già stavano facendo nel prato quello che ero venuta a fare io, cioè raccogliere una verdurina selvatica che noi chiamiamo i girasoli, che non sono i veri girasoli, ma dei ciuffetti rasoterra, bianchi e verdi, da mangiare in insalata con le uova sode. Roba da poco, ma Cesare ci fa tutta una festa di stagione, li vuole tutte le primavere. Per di più adesso è diventata una specie di primizia ecologica, pochi banchi al mercato la tengono e te la fanno pagare un casino.
Da come gli avevo spiegato la località i carabinieri hanno capito al volo e dopo dieci minuti scarsi sono arrivati, ho visto la macchina scura con la striscia rossa infilare non però il mio sentiero ma un altro laggiù, su un lato del rettangolo, dove c'è anche un piccolo pioppeto. Quei tre che raccoglievano i girasoli si sono raddrizzati a guardare e io intanto facevo dei gran gesti con le braccia alzate, qui, santodio, qui!
E uno che era sceso dall'auto mi ha notata e io gli ho fatto segno di andare avanti fin quasi al pioppeto, e poi lì c'era il mio sentiero che tagliava il prato a metà, col fosso e il cadavere come da mia comunicazione. Quelli sono andati piano piano fino al bivio, diciamo, e lì hanno lasciato l'auto e sono venuti verso di me a piedi, camminando in fila sull'erba che cresce in mezzo al sentiero. Guardavano in terra, per controllare e non rovinare le tracce di pneumatici, se c'erano. C'erano le mie, di tracce, e quelle lasciate dalla ragazza del coniglio, anche lei venuta in motorino. Con me, gentili, ma poche parole. Uno solo è sceso nel fosso attento a dove metteva i piedi e ha toccato la gola della donna distesa. Morta era morta. Allora hanno chiamato altri loro colleghi a Torino e intanto che aspettavano mi hanno fatto un po' di domande. Se puta caso conoscevo la morta, perché mi trovavo lì, da quanto tempo eccetera.
Quando una ha deciso di dire la verità tanto vale dirla tutta fino in fondo, è questo che non vuoi capire Cesare. E così io ho raccontato che mentre ero già in mezzo al prato e iniziavo a raccogliere ho visto arrivare in motorino la ragazza del bar, che è scesa e ha iniziato col falcetto a tagliare l'erba del fosso per il suo coniglio. Qualche metro e poi si è fermata di brutto, si è rialzata, ha dato ancora un'occhiata nel fosso e poi è tornata al motorino, salta su e via velocissima. Io ero a trenta o quaranta metri e non potevo certo vedere l'espressione; ma ho capito che nel fosso doveva esserci qualcosa di niente bello. E in effetti.
città del libro, 23-26 novembre
per leggere tutto il programma della dodicesima edizione della città del libro di campi salentina visitare il sito www.cittadelibro.net

tra le altre cose
il 26 novembre
Sala Centro Servizi, ore 19.00
Viaggio tra le pagine della memoria open space di letture e performance poetiche
a cura di Besa Editrice e Fondo Verri
Introduzione a cura di Mauro Marino e Antonio Errico
Alessandra Nicita, Gloria De Vitis, Mirosa Sambati, Isabella Gabello, Ilaria Seclì, Renata Asquer ,Luciano Pagano, Irene Leo, Gioia Perrone, Tiziano Serra, Vito Antonio Conte, Davide D'Elia, Matteo Chiarello, Paolo Simoncini, Gianluca Memmi, Rossano Astremo, Angelo Ciciriello, Marthia Carrozzo…
ore piccole_nuovo numero
ALL'INTERNO
anno I - n. 3, ottobre-dicembre 2006
Gabriele Dadati - Stefano Fugazza, Editoriale
Dante Virgili, Metodo della sopravvivenza
Gabriele Dadati, Parliamo con Ferruccio Parazzoli
Stefano Fugazza, Giovanni Giovannetti.
La fotografia come memoria e come analisi della trasformazione
Gabriele Dadati, Gioventù cannibale.
Dieci anni dopo
Federico Francucci, Gioventù cannibale.
"Mentre passiamo bruciando". Chi sono (stati) i Cannibali?
Vittorio Curtoni, La gaia bomba
Dario Matteoni, Sulla figura di Renato Natali.
Modernità di Renato Natali
Francesca Cagianelli, Sulla figura di Renato Natali.
Livorno - Milano 1900: colloqui tra Renato Natali e
Vittore Grubicy il margine al divisionismo
Luca Ragagnin, Poesie. Dalla raccolta inedita Granny Smith
Carla Riccardi, Nota sulla poesia di Luca Ragagnin
Fulvio Panzeri, Gratis. Divagazioni pop su Under 25
Gianni Mussini, La modernità antica di Cesare Angelini
vibrisselibri

- Giulio Mozzi scrittore,“faccio vibrisselibri perché o lo faccio adesso o mai più”
- Bartolomeo Di Monaco pensionato,“faccio vibrisselibri perché si sta in compagnia e si scoprono nuovi talenti. Vi pare poco?”
- Lucio Angelini scrittore/traduttore,“faccio vibrisselibri perché dopo aver fondato le ormai defunte edizioni Libri Molto Speciali, non ho resistito all'idea di occuparmi di nuovo di LIBRI MOLTO SPECIALI”
- Luca Tassinari lettore lento, “faccio vibrisselibri perché i libri, come i dispetti, è meglio farli che subirli”.
- Stefania Nardini giornalista-scrittrice, “faccio vibrisselibri perché vorrei evitare di emigrare”
- Annamaria Manna insegnante di tedesco e guida internet, “faccio vibrisselibri perché mi piace navigare e pescare buoni libri”
- Mauro Mongarli copywriter, “faccio vibrisselibri perché odio la polvere sui/dei/nei libri”
- Mauro Mirci impiegato comunale,“faccio vibrisselibri perché trovare buoni libri non è un lavoro per gente qualunque”
- Rossano Astremo giornalista e scrittore, “faccio vibrisselibri perché m'allettano le sfide editoriali impossibili...”
- Tonino Pintacuda & Maria Renda giornalista praticante & latinista, “facciamo vibrisselibri perché qualcuno doveva farlo pure in Sicilia”
- Maura Gancitano studentessa universitaria, “faccio vibrisselibri perché è un progetto nuovo e leggere è una delle cose che mi piace di più al mondo”
- M. Cristina Di Luca studentessa,“faccio vibrisselibri perché il gruppo lavora con il sorriso”
- Fabio Fracas autore, editor, compositore, docente universitario e analista di sistemi, “Faccio vibrisselibri perché non sapevo come occupare il tempo libero”
- Anna Bonfiglio pubblicista e scrittrice,"faccio vibrisselibri perché non ho nessun motivo per non farlo"
- Federico Miozzi laureando in Medicina e Chirurgia e allenatore di pallavolo,"faccio vibrisselibri perché amo le imprese"
- Demetrio Paolin artigiano del sostantivo e del predicato,“Faccio vibrisselibri perché alla fine rimane la letteratura, almeno un po'”
- Marco Candida scrittore, “faccio vibrisselibri perché lo fa anche Enrica Brambilla”
- Ezio Tarantino bibliotecario, “Faccio vibrisselibri per non lamentarmi più dello stato dell'editoria”
- Giorgio Morale insegnante e scrittore, “faccio vibrisselibri perché mi piacciono i libri”
- Giulia Tancredi traduttrice e interprete, "faccio vibrisselibri perché è un'idea innovativa e romantica insieme"
- Ramona Corrado infermiera,“faccio vibrisselibri perché magari imparo un mestiere diverso. E perché intanto... impara l'arte e mettila da parte”
- Stefano Mazzoni archivista “faccio vibrisselibri perché ad un certo punto bisognerà pur iniziare a fare qualcosa di buono”
- Francesca Dello Strologo avvocato, “faccio vibrisselibri perché: non vorrei finire come Don Ferrante”
- Valeria Cappelli redattore, “faccio vibrisselibri perché...sto dalla parte di tutte le parole che diventano storie”
- Gualtiero Bertoldi anglista,“faccio vibrisselibri perché così posso mettere mano e occhio nel magma vivo della scrittura italiana”
- Antonio Brancaccio coordinatore di redazione, “faccio vibrisselibri perché... scriverlo sarebbe troppo facile"
- Giuseppe D’Emilio docente,“faccio vibrisselibri perché... voglio scovare i classici del XXII secolo”
- Gianluigi Bodi studente, “faccio vibrisselibri perchè Fight Club è a numero chiuso”
- Cristina Coppellotti responsabile risorse umane, “faccio vibrisselibri perché c'era una parte di me che non aspettava altro”
- Margherita Trotta redattrice, “faccio vibrisselibri perché esserci è più divertente che stare a guardare”.
- Lorenzo Ireni programmatore,“faccio vibrisselibri perché amo i fuori programma”
- Gaja Cenciarelli scrittrice e traduttrice, “faccio vibrisselibri perché resisto a tutto tranne che alle tentazioni...letterarie!”
- Claudio Ambrosi bibliotecario, “faccio vibrisselibri perché voglio prestarmi ai libri”
- Monica Golfari redattrice, “faccio vibrisselibri perché lavorare con e per i libri mi dà soddisfazione”
- Pamela Canali impiegata statale, “faccio vibrisselibri perché la carta è passata di moda, quest'anno si porta il web”
- Toni La Malfa dentista, “faccio vibrisselibri perché lo farebbe anche Woody Allen”
- Massimo Adinolfi filosofo, “faccio vibrisselibri perché, a quel che so, la rosa fiorisce senza perché, e credo che vibrisselibri possa fare altrettanto”
- Gianfranco Recchia informatico,“faccio vibrisselibri perché le parole sono amanti e i libri sono i figli della colpa. ”
- Manuela Perrone giornalista, “faccio vibrisselibri perché aspettavo Godot”
- Giuseppe Mauro impiegato-scrittore,“faccio vibrisselibri perché è cosa buona e giusta”.
la tribù dei blog
Le tribù dei blog.
Foggia, venerdì 1 dicembre 2006: convegno nazionale in tre atti

CHI ORGANIZZA
Il convegno è un progetto Books Brothers, associazione culturale che opera in campo letterario nazionale da dieci anni e che dal 2 gennaio 2006 gestisce il sito booksbrothers.it. Il convegno è patrocinato dal Dipartimento Cultura e Grandi Eventi dell’Amministrazione Provinciale di Foggia, dalla Biblioteca Provinciale di Foggia “
Progetto di Michele Trecca, con la collaborazione di Maurizio Cotrona, Roberta Jarussi, Enzo Verrengia.
Segreteria organizzativa: Roberta Jarussi – Valentina Padalino.
Info e iscrizioni: iarussi@bibliotecaprovinciale.foggia.it - 0881 791611 – 339 2350206.
PERCHÉ IL CONVEGNO
La scrittura non conosce confini: ha guadagnato anche lo spazio telematico. Sui giornali diminuisce il peso specifico della letteratura e aumenta quello dello spettacolo. Le pagine della cultura si chiamano “Cultura & Spettacolo”. Recensioni se ne leggono sempre meno. Dei libri si parla quando sono un caso e rimandano ad altro. Il dibattito letterario vero oggi scorre nelle vene carsiche della rete e poi esplode sulla carta. La rete è una nuova frontiera di libertà dove chi ama i libri trova da leggere, scrivere e, soprattutto, un pubblico con cui confrontarsi. Ma è davvero così?
Il convegno del 1° dicembre a Foggia si chiederà, quindi, se blog e siti letterari sono solo la riserva indiana di idee residuali, un ulteriore show della società dello spettacolo o se effettivamente, e quanto e come, la loro diffusione può ridare slancio e centralità sociale a una pratica antichissima e in affanno come quella della scrittura letteraria riaffermando con essa la necessità di luoghi di una comunicazione creativa, vitale, sincera, profonda, informata, visionaria.
ATTO PRIMO – LA MATTINA
(Ist. Tecnico per Programmatori “Blaise Pascal” , Foggia)
10,30 – Inizio dei lavori, saluto del Dirigente scolastico
10,45 – “Blog: prove tecniche di trasmissione”
• Lezione teorico-pratica di Francesco de Vito (operatore informatico) e Sergio Venturino (docente di Informatica del “Pascal”) con esemplificazioni in diretta di realizzazione di un blog
11,30 – “Dal diario al blog: linguaggi a confronto”
• Ricognizione ad ampio raggio di Giulio Mozzi
12,00 – “Raccontarsi a chi non si conosce”
• Esperienze di scritture on line. La testimonianza di Fabio Dellisanti (gessoelavagna.splinder.com) e di altri blogger.
ATTO SECONDO – IL POMERIGGIO
(Auditorium Biblioteca Provinciale di Foggia “
17,00 – “La frontiera pugliese”
• Interventi di Luciano Pagano musicaos.it – Lecce; Rossano Astremo vertigine.blog.dada.net – Grottaglie (Ta); Maurizio Cotrona scritturacreativa.ilcannocchiale.it - Officine meridiane, Taranto. Coordina Michele Trecca
17,45 – “Esperienze fra rete e carta”
• Anna Maria Palladino, untitlededitori.com - Silvana Rigobon, I Monologhi della Varechina
18,15 – Coffee break
18,30 – “Le tribù dei blog”
• Tavola rotonda con: Manila Benedetto, booksblog.it - Giulio Mozzi, vibrisse (vibrissebollettino.net) – Christian Raimo, nazione indiana (nazioneindiana.com) – Ivano Bariani, FaM - Frenulo a Mano (famlibri.it). Coordina Enzo Verrengia
19,30 – Dibattito
20,15 – Conclusioni
ATTO TERZO –
(Circolo culturale “Bellamì”)
22,00 – Cena, musica e reading. Interventi liberi di max 15 minuti. Iscrizioni al momento. Coordina Maurizio Cotrona.









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