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di vertigine (29/09/2006 - 14:35)

Sabato seconda edizione della Festa dei Lettori            

Lettori di libri, la Puglia un modello da seguire

di Rossano Astremo

cover10

Un avvertimento per chi si accinge a dare uno sguardo all’articolo in questione: sarà pieno di cifre, numeri, statistiche e percentuali. Eppure parlerà di libri, quegli oggetti tridimensionali pieni di fogli rilegati cosparsi di grafemi, parole, frasi, discorsi, storie ed emozioni. Cominciamo. Oltre il 50% di italiani nel corso del 2005 non ha letto neanche un libro. La situazione peggiora di molto se si considera il nostro Sud. Diciamo pure che il mercato editoriale è nelle mani di una piccola fetta, circa il 10%, di cosiddetti lettori forti che leggono tra gli 11 e i 20 libri l’anno e che tengono in piedi la baracca.Gli italiani spendono 64,95 euro pro-capite l’anno per acquisti di libri, pari ad una serata in trattoria per due (ben diverso dai norvegesi che spendono 208,75 euro pro-capite, tre volte tanto). A  2,02 euro pro-capite l’anno ammontano le risorse disponibili per acquisto di libri da parte delle biblioteche di pubblica lettura. Lo stesso prezzo di un cappuccino al bar. 3,31 euro è l’investimento annuo per studente delle scuole italiane per acquistare libri e riviste per la biblioteca scolastica: una colazione completa al bar. 0,31 centesimi di euro è la spesa giornaliera per acquisto di prodotti e sussidi didattici per studente. E con questa cifra cosa si può comprare in un bar?Di chi è la colpa? Nel nostro caso va imputata principalmente alla scuola. Senza demonizzare tutto il sistema. Nelle scuole si fa ancora troppo poco per stimolare gli alunni alla lettura di libri di narrativa o di poesia, al di fuori della prassi didattica.Il raffronto con gli altri Paesi europei è persino imbarazzante: Un solo esempio, Francia e Germania hanno un mercato del libro per ragazzi che è 3 o 4 volte più grande del nostro. I dati da me sciorinati qui sopra sono emersi nei recenti Stati Generali dell’Editoria svoltisi a Roma nei quali gli addetti ai lavori hanno chiesto a viva voce l’ormai “mitica” Legge per il libro e il Ministro Rutelli sembra che abbia dato esito favorevole all’attuazione di una politica lungimirante riguardo alla “questione lettura”. Un cambiamento di rotta rispetto all’assoluto silenzio del precedente Governo.Ora, in sintesi, la mia piccola esperienza: proprio in questo periodo mi trovo coinvolto in un progetto dal titolo inequivocabile “Lettori di libri in Puglia”, portato avanti dall’Università di Lecce. L’obiettivo è quello di determinare lo stato della lettura nella nostra Regione con uno sguardo particolare rivolto alla scuola, coprendo un target di studenti che va dai 12 ai 19 anni. Non posseggo ancora le cifre esatte, ma, analizzando i questionari a noi pervenuti, i dati sono sconfortanti. Alla domanda “Qual è l’ultimo libro che hai letto?”, più della metà degli studenti risponde che non sta leggendo nulla. La restante parte cita pochi e costanti nomi: uno a scelta tra i volumi della saga di “Harry Potter”, per quanto riguarda i ragazzi delle scuole medie, oppure, e qui si va peggiorando, “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire “ di Melissa P. o “Tre metri sopra al cielo” di Federico Moccia, per quanto riguarda i ragazzi che frequentano le scuole superiori.Questo cosa vuol dire?Eppure in Italia si pubblicano migliaia di titoli l’anno. Una delle frasi retoriche più abusate è in Italia ci sono più scrittori che lettori. E nonostante ciò, nonostante questa abbondanza di quantità e, perché no, di qualità, Moccia e Melissa P. detengono lo scettro dei più forti.Questa logica di omologazione dei gusti può subire una distorsione? Sono possibili nel breve periodo dei cambiamenti di rotta?Io ritengo che, in Puglia, il lavoro svolto dai Presidi del Libro, piccola accolita di amanti della lettura, che, partendo dal basso, attraverso il contatto diretto e costante con la gente, porta l’odore della pagine di libri di narrativa e poesia nei posti più inconsueti e suggestivi, possa rappresentare un ottimo volano da seguire, un modello di riferimento per tutte le regioni. Sabato si celebra la seconda edizione della Festa dei Lettori e l’intera Puglia sarà messa sottosopra. Piazze, librerie, bar, associazioni saranno invase da parole da dire, ascoltare, leggere e sussurrare. Non a caso, quest’anno, la “Festa dei Lettori” è stata esportata in Sardegna, Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Trentino, Veneto e Piemonte. E se anche solo uno di quel 50% di non lettori italiani, alla fine della giornata, invece di osservare in televisione un gruppo di nullafacenti che lotta su un’isola deserta per un pugno di fagioli, poserà il suo sguardo sulle pagine di un libro, l’obiettivo potrà dirsi raggiunto.

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libro che sto leggendo, giovanni martini, la nostra presenza, fazi editore

di vertigine (29/09/2006 - 12:05)

GIOVANNI MARTINI - LA NOSTRA PRESENZA

Per Giovanni Martini la scrittura è un’arte marziale. Le sue frasi, prima ancora di comporsi in pagine di rara bellezza, e raccontare, descrivere, commuovere, possiedono l’inconfondibile energia di una pratica. In particolare somigliano a un esercizio di Qigong, quello con cui, tramite piccole, alternate e ritmiche pressioni del piede sul terreno, ci si allena a centrarsi e radicarsi – condizione necessaria per poi potersi elevare. Nei templi tibetani si possono vedere i monaci camminare così, con andatura apparentemente saltellante, e mentre l’ignaro ride del buffo spettacolo che offrono, loro si centrano e si fondano sempre più solidamente nella madre terra. Le frasi che reggono questi racconti sembrano fare la stessa cosa, sembrano premere sul terreno della tradizione, ritmicamente, ostinatamente, per garantire il medesimo risultato. E infatti si percepisce nella scrittura di Martini una fondata, radicata classicità, in un’arte – quella della short story – che in Italia è inspiegabilmente svilita ma che ha prodotto e continua a produrre altissima letteratura in ogni lingua del mondo. “Io sono tutt’uno con quello che dico. E’ necessario. Io sono quello che dico”, sostiene il protagonista di uno di questi racconti; e così è anche Giovanni Martini, fondato, centrato e capace di elevarsi in poche pagine grazie a una scrittura formidabilmente produttiva. Se si fosse in America, ci scommetto, se ne parlerebbe già come di un maestro, e si citerebbe Salinger: siamo in Italia, ed è solo un esordiente.

 Sandro Veronesi

blog dell'autore

http://ilfuoconarrativo.splinder.com/

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walter siti - troppi paradisi

di vertigine (28/09/2006 - 10:13)

WALTER SITI

tratto da “TROPPI PARADISI”

“Itsi Bitsi” era il soprannome, tratto da una canzone rock, che il suo

ragazzo dava a Iben Rasmussen, una delle più grandi attrici viventi. Lui

era appunto un cantante rock, anzi "il primo poeta beat che cantava in

danese", e si chiamava Eik Skalöe. Lei non recitava ancora, erano due

ventenni coraggiosi: lui si è suicidato nel 1968.

Chi non l'ha vista non sa che cosa possa fare Iben Rasmussen sul

palcoscenico; il suo corpo scrive quello che deve scrivere e la tecnica

non si vede; è un ragazzino di quindici anni, una donna sexy di trenta,

una vecchia, un folletto senza età; è Arlecchino, Anna Karenina,

l'ombra sfarfallante che una radice getta sul focolare; la sua voce è

metallica da automa, melodiosa da cantante di night, rauca da orco e

potente da generale. Il suo corpo è tutto meno che una forma fissa, o un

contenitore - è piuttosto, si direbbe, un reagente.

Le luci si sono spente, io lo spettacolo l'ho già visto e spero che stasera

sia al suo meglio, perché voglio che Sergio provi quel che ho provato

io. All'inizio sono nervoso perché mi sembra tutto diverso, con un'altra

scansione, mi sembra che ci siano più musiche e meno punti

commoventi. Quand'è che riceve la notizia che il suo ragazzo è morto, e

ha un ombrello giallo su cui cadono pezzetti di carta ? In quel momento

sta facendo la parte di Kattrin, la figlia muta di Madre Coraggio. Perché

questa è l'idea che ha reso possibile lo spettacolo: dopo più di vent'anni

da quella morte, finalmente il dolore vero, autobiografico, ha cessato di

essere muto. L'attrice che si era nascosta dietro il teatro e la disciplina è

riuscita finalmente a parlare di sé, ma l'ha fatto usando frammenti delle

proprie interpretazioni. Il dolore è astuto, è una talpa, è un re. Ma

bisogna lasciarlo lavorare.

Lei mi sembra meno in voce del solito, sono deluso - ma come se mi

avesse sentito, e se tra i circa duecento spettatori avesse captato la mia

scontentezza, d'improvviso comincia a sgolarsi, a lanciare grida enormi

e senza preparazione, così si farà male; sbircio Sergio con la coda

dell'occhio e lo vedo preso al laccio, lo spettacolo è decisamente un

altro ma anche questo funziona. Siamo tutti preoccupati per l'attrice,

non dovrebbe supplire con l'autolesionismo a una performance carente,

non per noi, non ne vale la pena. Poi tutto viene ripreso dalla

fisarmonica, lei è perfettamente padrona della situazione, riparla a voce

bassa; la partitura si ripete esattamente identica tutte le sere, compresa

l'impressione che sia ogni sera diversa; il parossismo masochista era

un'illusione tra le altre, ma non facciamo in tempo ad ammirarla che si

riaccendono le luci. Nessuno ha la prontezza di spirito di applaudire.

Solo adesso mi accorgo che Sergio sta piangendo come un vitello,

senza ritegno, mormorando smarrito una frase del testo: "ci sono forze

buie in cui si è ciechi, e ci sono forze buie che danno conoscenza". Lo

dirigo verso un angolo deserto vicino al fiume, mi abbraccia e insiste

con un'altra citazione, "la piccola fiamma che cerco di proteggere".

Dice “Walter , sarai tu la mia fiamma ? io non voglio restare come sono,

voglio che la mia vita abbia un significato".

Quella cosa strana, strana, strana che è un corpo: ho sempre pensato, e l'ho fatto per sessant'anni, che si potessero desiderare solo i corpi – che l'anima, il carattere, la forza morale venissero dopo. Perché nel corpo è iscritto quel lampo di cui l'anima, il carattere, la forza morale non sono che tardivi surrogati.

Forse non è così. Forse c'è un'energia simultanea

di cui il corpo è solo uno dei poli, e che ho sempre mancato.

La faccetta di Sergio si ricompone dopo la tempesta, stringendolo sento

la forza delle sue braccia snelle; è già ritornato sui prati dietro casa,

paragona quello che ha visto alle fiction televisive e ha l'esatta nozione

della pura merda. La contessina napoletana che dichiara "io per la

recitazione sarei disposta a tutto", ed è arrivata con una

raccomandazione di Mastella; quelli che sperano di "imparare facendo",

due attori da cinquanta pose per la Lega e un generico per il Cdu.

Ci rotola tra i piedi un cartone fumigante, due donne urlano e c'è

un'edicola di giornali che sta bruciando. Ma una bambina è rimasta

intrappolata tra l'edicola e il muro, le vampate sono alimentate dal vento

e le due donne non osano avvicinarsi - assicurano che stanno arrivando i pompieri. Sergio si toglie il cappotto, è un attimo, se lo getta sulla testa

e si lancia nel fuoco; ne esce dopo pochi secondi con la bambina che

strilla e odore di lana bruciata e lui che sfrega il cappotto sull'asfalto.

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libro da custodire

di vertigine (28/09/2006 - 08:38)

 

Fandango Libri

presenta

BEPPE SALVIA
UN SOLITARIO AMORE

Poesie e prose 1978-1984

 A più di vent’anni dalla sua morte Fandango Libri ripropone l’opera poetica completa e gli inediti, in poesia e in prosa, di Beppe Salvia; della sua scrittura è stato detto “raramente nella poesia degli ultimi vent’anni abbiamo avuto modo di ascoltare versi più lievi, più chiari, più volatili di questi”. Beppe Salvia inizia a scrivere nella Roma degli anni Settanta, una città in grande fermento, è la Roma della transavanguardia; una città nella quale lascerà, dopo la sua prematura scomparsa, una traccia indelebile. Di lui hanno scritto e parlato, fra gli altri, Andrea Zanzotto, Dario Bellezza, Enzo Siciliano, Eraldo Affinati, Edoardo Albinati, Emanuele Trevi. E proprio Emanuele Trevi ricostruisce, in un’intensa introduzione al libro, una sorta di racconto, la vita delicata e maledetta di questo poeta, che si toglierà la vita a soli 31 anni; e nella cura delle sue opere restituisce la scrittura di uno dei poeti più originali della poesia contemporanea.Dagli anni Novanta, la poesia di Salvia è diventata oggetto di un vero culto, i suoi componimenti vengono pubblicati nelle antologie e negli studi di poesia contemporanea, e finalmente oggi riesce ad avere il giusto rilievo editoriale.E’ una poesia della semplicità, delle cose e del cuore, non tende all’oltre delle cose, guarda alla realtà, al “vero” leopardiano, lo accetta e lo nomina con parole quotidiane, leggere, in questo senso le parole si fanno reperti preziosi, che il poeta offre come “bellissimi doni”. La sua poesia guarda e subito distoglie lo sguardo, è poesia dell’ “assenza, più acuta presenza”, come disse Bertolucci; poesia della malinconia delle cose lontane e vicine, della speranza di trovare un’aderenza alle cose; sfiora e illumina di bianco la realtà, un colore salvifico, è una malinconia che non esclude la felicità

Questa è la nostra vita. Questi nostri 
volti vagabondi come musi
di cani ci somigliano.
Il vento
il sole, le corolle rosse e blu,
i sogni mai sognati i nostri sogni
questa è la nostra vita e nulla più.
Sembra d’aver
qui nella casa un’altra casa,
d’ombra,
e nella vita un’altra vita
eterna.

M’innamoro di cose lontane e vicine,
lavoro e sono rispettato, infine
anch’io ho trovato un leggero confine,
a questo mondo che non si può fuggire.
Forse scopriranno una nuova legge
universale, e altre cose e uomini
impareremo ad amare. Ma io ho nostalgia
delle cose impossibili, voglio tornare
indietro. Domani mi licenzio, e bevo
e vedo chimere e sento scomparire
lontane cose e vicine.

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festa dei lettori; 30 settembre

di vertigine (27/09/2006 - 09:28)

PRESIDIO DEL LIBRO DI FASANO

sabato 30 settembre

ore 10.00 Auditorium ITC Salvemini

Rima baciata, rima cliccata

o presentazione della rivista “Vertigine” a cura di Rossano

Astremo

o Luciano Pagano propone il libro in rete Canto blues alla deriva, Besa

PER MAGGIORI INFORMAZIONI

http://presidi.org/index2.php

http://www.festadeilettori.splinder.com/

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ad ottobre piovono libri

di vertigine (27/09/2006 - 09:26)

 

Ipl - Istituto per il Libro creato dal ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con diversi enti regionali italiani, lancia per il mese di ottobre il progetto ''Ottobre, piovono libri. I luoghi della lettura''.
Coinvolti ben 230 comuni italiani, dove si svilupperano 250 eventi dedicati al libero ed alla lettura.
L'obiettivo del progetto è diffondere la lettura e l'idea del libro come opportunita' di aggregazione: l'idea è nata dopo aver visualizzato le statistiche che danno il 47% degli italiani a secco di libri nel 2005, tra cui la maggioranza ragazzi.
I luoghi dove pioveranno libri sono disponibili sul sito della manifestazione, che rende disponibile anche il lunghissimo elenco di autori che hanno accolto l'iniziativa ministeriale.

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un libro al giorno...

di vertigine (27/09/2006 - 09:22)

Fondo Verri a.c.
Presidio del Libro di Lecce
(stagione culturale 2006-2007)
in collaborazione con la Libreria Icaro


“Un libro al giorno…”

Gran Bazar 2006

(sesta edizione)

Quest’ anno Gran Bazar si ispira alla sua forma originaria, torna a casa, al Fondo Verri, con un edizione tutta di riflessione. Al riparo e senza cornici vogliamo discutere del Tempo, della Politica, del “Che fare”.
Un’edizione di transito che non smette il sogno di un evento sui libri e la lettura che sia veramente un dono alla città e ai lettori. Ma questo sarà possibile in futuro, sperando in sensibilità più attente e capaci di accogliere le proposizioni dell’operare culturale.
Un libro al giorno… toglie l’incultura di torno, pacifica e sana, dona sguardo e respiro.
Un libro al giorno fa chiaro intorno, aiuta l’incontro con l’altro, lo scambio. Cresce un libro al giorno, il nostro sentire, la nostra critica e la nostra proposizione.

Il programma:

Martedì 3 ottobre, Fondo Verri, ore 19.30
L’amaro e il Tempo, incontro con Goffredo Fofi. Intervengono Luigi De Luca e Mauro Marino

Mercoledì 4 ottobre, Fondo Verri, ore 19.30
Ripoliticizzare la politica, (i libri di Icaro) un libro di Michele Graduata presentato da Egidio Zacheo

Giovedì 5 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
L’arte della cura
Appunti di vista, esperienze e testimonianze di riabilitazione psichiatrica (i libri di Icaro) presentato da
Tetti Minafra e gli autori del libro

Venerdì 6 ottobre, Cinema Elio, Calimera, ore 20.00
I luoghi e la memoria
Antonio Errico ed Eliana Forcignanò presentano Il sole e il sale romanzo griko salentino di Rocco Aprile (i libri di Icaro)

Sabato 7 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
Il possibile dire. Le scritture corali.
Luciano Pagano presenta Canto Blues alla Deriva, (poet/bar – Besa) & reading


Domenica 8 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
Resistere alla dimenticanza
Omaggio ad Edoardo De Candia
Maurizio Nocera, Edoar-Edoar, (ed. il Raggio Verde)
Elio Scarciglia presenta Un grande artista o un uomo alla deriva (47’)

il Fondo Verri a.c. è a Lecce in via Santa Maria del Paradiso 8 nei pressi della Chiesa del Rosario il nostro numero telefonico è 0832-304522, l’email: marinoma8[CHIOCCIOLA]fondoverri.191.it i nostri blog: http://fondoverri.splinder.com - http://leparoledidentro.splinder.com

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segnalo

di vertigine (26/09/2006 - 09:37)

E’ on line PER UNA CRITICA FUTURA, Quaderni di critica letteraria

a cura di Andrea Inglese.

www.cepollaro.it/poesiaitaliana/CRITICA/critica.htm

Numero 1

Andrea Inglese, Editoriale

Interventi:

Alessandro Broggi, Questionario

Gherardo Bortolotti, Su Neuropa di Gianluca Gigliozzi

Biagio Cepollaro, Note per una Critica futura

Marco Giovenale, Del sottrarre

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commento alle mie poesie

di vertigine (24/09/2006 - 14:16)

(Un commento davvero intenso ai miei versi apparsi su BooksBrothers da parte di Elisabetta Liguori, riportato qui integralmente. Il mio libro di versi è quasi completato. Manca solo una nota introduttiva firmata da un poeta che io stimo molto e un po' di labor limae che non guasta mai. Anche il titolo muterà, ma vi terrò aggiornati)

Scopro che lo strazio ventricolare di Astremo, in questo trittico, immagino, tratto da una raccolta di poesie ancora in fieri, è diventata una parziale resa cardiaca. Nostalgiche le sue allucinazioni.
Le parole sono rotte, spezzate in due come ramoscelli, o vetro tagliente forse; poichè rimaste inutilizzate perdono gradualemente peso. Le piume del sentire, e la ricerca di piume su piume, diventate fatica sempre più leggera, qui vengono magistralmente espresse, mentre in controluce e controcanto, restano le memorie di immagini disturbanti, tra l'antico e l'attuale, offerte da uno schermo che continua a ronzare, in una parentesi verbale ormai cronica.
Lo schermo, le sue immagini, sembrano essere l'offesa. Lui, lei e lo schermo; l'amore, i corpi, lo spazio minimale su cui poggiano, crudo, sporco, sbattuto davanti ad un enorme occhio osceno che, osservando, trasforma, rapina, svuota di senso,e abbandona tra le pareti domestiche residui d'esistenza color seppia: questa l'ambientazione.
Il nichilismo di Astremo trova, in questo descritto rapporto a tre, una conferma. La scelta del verso è l'unica possibile, benchè avvicini il deserto per rapidità, compressione, spazio impercorribile. Turba per il suo realismo furioso il debordare frustrato del desiderio, indotto dal clima, dal luogo, dal presente. L'idea di futuro, rappresa, asfittica, è schiacciata dall'assenza.
L'assenza si tocca. L'assenza e' di carne. Di più: solo l'assenza è di carne.
Astremo fa l'amore al passato, il verso è sensuale, denso di miasmi dolci e sinistri, tangibili quanto disperati. La sua poesia mi pare oggi vicina alla morte, ma violentamente viva.

ELISABETTA LIGUORI

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