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di (29/09/2006 - 14:35)
Sabato seconda edizione della Festa dei Lettori
Lettori di libri, la Puglia un modello da seguire
di Rossano Astremo

Un avvertimento per chi si accinge a dare uno sguardo all’articolo in questione: sarà pieno di cifre, numeri, statistiche e percentuali. Eppure parlerà di libri, quegli oggetti tridimensionali pieni di fogli rilegati cosparsi di grafemi, parole, frasi, discorsi, storie ed emozioni. Cominciamo. Oltre il 50% di italiani nel corso del 2005 non ha letto neanche un libro. La situazione peggiora di molto se si considera il nostro Sud. Diciamo pure che il mercato editoriale è nelle mani di una piccola fetta, circa il 10%, di cosiddetti lettori forti che leggono tra gli 11 e i 20 libri l’anno e che tengono in piedi la baracca.Gli italiani spendono 64,95 euro pro-capite l’anno per acquisti di libri, pari ad una serata in trattoria per due (ben diverso dai norvegesi che spendono 208,75 euro pro-capite, tre volte tanto). A 2,02 euro pro-capite l’anno ammontano le risorse disponibili per acquisto di libri da parte delle biblioteche di pubblica lettura. Lo stesso prezzo di un cappuccino al bar. 3,31 euro è l’investimento annuo per studente delle scuole italiane per acquistare libri e riviste per la biblioteca scolastica: una colazione completa al bar. 0,31 centesimi di euro è la spesa giornaliera per acquisto di prodotti e sussidi didattici per studente. E con questa cifra cosa si può comprare in un bar?Di chi è la colpa? Nel nostro caso va imputata principalmente alla scuola. Senza demonizzare tutto il sistema. Nelle scuole si fa ancora troppo poco per stimolare gli alunni alla lettura di libri di narrativa o di poesia, al di fuori della prassi didattica.Il raffronto con gli altri Paesi europei è persino imbarazzante: Un solo esempio, Francia e Germania hanno un mercato del libro per ragazzi che è 3 o 4 volte più grande del nostro. I dati da me sciorinati qui sopra sono emersi nei recenti Stati Generali dell’Editoria svoltisi a Roma nei quali gli addetti ai lavori hanno chiesto a viva voce l’ormai “mitica” Legge per il libro e il Ministro Rutelli sembra che abbia dato esito favorevole all’attuazione di una politica lungimirante riguardo alla “questione lettura”. Un cambiamento di rotta rispetto all’assoluto silenzio del precedente Governo.Ora, in sintesi, la mia piccola esperienza: proprio in questo periodo mi trovo coinvolto in un progetto dal titolo inequivocabile “Lettori di libri in Puglia”, portato avanti dall’Università di Lecce. L’obiettivo è quello di determinare lo stato della lettura nella nostra Regione con uno sguardo particolare rivolto alla scuola, coprendo un target di studenti che va dai 12 ai 19 anni. Non posseggo ancora le cifre esatte, ma, analizzando i questionari a noi pervenuti, i dati sono sconfortanti. Alla domanda “Qual è l’ultimo libro che hai letto?”, più della metà degli studenti risponde che non sta leggendo nulla. La restante parte cita pochi e costanti nomi: uno a scelta tra i volumi della saga di “Harry Potter”, per quanto riguarda i ragazzi delle scuole medie, oppure, e qui si va peggiorando, “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire “ di Melissa P. o “Tre metri sopra al cielo” di Federico Moccia, per quanto riguarda i ragazzi che frequentano le scuole superiori.Questo cosa vuol dire?Eppure in Italia si pubblicano migliaia di titoli l’anno. Una delle frasi retoriche più abusate è in Italia ci sono più scrittori che lettori. E nonostante ciò, nonostante questa abbondanza di quantità e, perché no, di qualità, Moccia e Melissa P. detengono lo scettro dei più forti.Questa logica di omologazione dei gusti può subire una distorsione? Sono possibili nel breve periodo dei cambiamenti di rotta?Io ritengo che, in Puglia, il lavoro svolto dai Presidi del Libro, piccola accolita di amanti della lettura, che, partendo dal basso, attraverso il contatto diretto e costante con la gente, porta l’odore della pagine di libri di narrativa e poesia nei posti più inconsueti e suggestivi, possa rappresentare un ottimo volano da seguire, un modello di riferimento per tutte le regioni. Sabato si celebra la seconda edizione della Festa dei Lettori e l’intera Puglia sarà messa sottosopra. Piazze, librerie, bar, associazioni saranno invase da parole da dire, ascoltare, leggere e sussurrare. Non a caso, quest’anno, la “Festa dei Lettori” è stata esportata in Sardegna, Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Trentino, Veneto e Piemonte. E se anche solo uno di quel 50% di non lettori italiani, alla fine della giornata, invece di osservare in televisione un gruppo di nullafacenti che lotta su un’isola deserta per un pugno di fagioli, poserà il suo sguardo sulle pagine di un libro, l’obiettivo potrà dirsi raggiunto.
libro che sto leggendo, giovanni martini, la nostra presenza, fazi editore
di (29/09/2006 - 12:05)

Per Giovanni Martini la scrittura è un’arte marziale. Le sue frasi, prima ancora di comporsi in pagine di rara bellezza, e raccontare, descrivere, commuovere, possiedono l’inconfondibile energia di una pratica. In particolare somigliano a un esercizio di Qigong, quello con cui, tramite piccole, alternate e ritmiche pressioni del piede sul terreno, ci si allena a centrarsi e radicarsi – condizione necessaria per poi potersi elevare. Nei templi tibetani si possono vedere i monaci camminare così, con andatura apparentemente saltellante, e mentre l’ignaro ride del buffo spettacolo che offrono, loro si centrano e si fondano sempre più solidamente nella madre terra. Le frasi che reggono questi racconti sembrano fare la stessa cosa, sembrano premere sul terreno della tradizione, ritmicamente, ostinatamente, per garantire il medesimo risultato. E infatti si percepisce nella scrittura di Martini una fondata, radicata classicità, in un’arte – quella della short story – che in Italia è inspiegabilmente svilita ma che ha prodotto e continua a produrre altissima letteratura in ogni lingua del mondo. “Io sono tutt’uno con quello che dico. E’ necessario. Io sono quello che dico”, sostiene il protagonista di uno di questi racconti; e così è anche Giovanni Martini, fondato, centrato e capace di elevarsi in poche pagine grazie a una scrittura formidabilmente produttiva. Se si fosse in America, ci scommetto, se ne parlerebbe già come di un maestro, e si citerebbe Salinger: siamo in Italia, ed è solo un esordiente.
Sandro Veronesi
blog dell'autore
http://ilfuoconarrativo.splinder.com/
walter siti - troppi paradisi
di (28/09/2006 - 10:13)
WALTER SITI
tratto da “TROPPI PARADISI”

“Itsi Bitsi” era il soprannome, tratto da una canzone rock, che il suo
ragazzo dava a Iben Rasmussen, una delle più grandi attrici viventi. Lui
era appunto un cantante rock, anzi "il primo poeta beat che cantava in
danese", e si chiamava Eik Skalöe. Lei non recitava ancora, erano due
ventenni coraggiosi: lui si è suicidato nel 1968.
Chi non l'ha vista non sa che cosa possa fare Iben Rasmussen sul
palcoscenico; il suo corpo scrive quello che deve scrivere e la tecnica
non si vede; è un ragazzino di quindici anni, una donna sexy di trenta,
una vecchia, un folletto senza età; è Arlecchino, Anna Karenina,
l'ombra sfarfallante che una radice getta sul focolare; la sua voce è
metallica da automa, melodiosa da cantante di night, rauca da orco e
potente da generale. Il suo corpo è tutto meno che una forma fissa, o un
contenitore - è piuttosto, si direbbe, un reagente.
Le luci si sono spente, io lo spettacolo l'ho già visto e spero che stasera
sia al suo meglio, perché voglio che Sergio provi quel che ho provato
io. All'inizio sono nervoso perché mi sembra tutto diverso, con un'altra
scansione, mi sembra che ci siano più musiche e meno punti
commoventi. Quand'è che riceve la notizia che il suo ragazzo è morto, e
ha un ombrello giallo su cui cadono pezzetti di carta ? In quel momento
sta facendo la parte di Kattrin, la figlia muta di Madre Coraggio. Perché
questa è l'idea che ha reso possibile lo spettacolo: dopo più di vent'anni
da quella morte, finalmente il dolore vero, autobiografico, ha cessato di
essere muto. L'attrice che si era nascosta dietro il teatro e la disciplina è
riuscita finalmente a parlare di sé, ma l'ha fatto usando frammenti delle
proprie interpretazioni. Il dolore è astuto, è una talpa, è un re. Ma
bisogna lasciarlo lavorare.
Lei mi sembra meno in voce del solito, sono deluso - ma come se mi
avesse sentito, e se tra i circa duecento spettatori avesse captato la mia
scontentezza, d'improvviso comincia a sgolarsi, a lanciare grida enormi
e senza preparazione, così si farà male; sbircio Sergio con la coda
dell'occhio e lo vedo preso al laccio, lo spettacolo è decisamente un
altro ma anche questo funziona. Siamo tutti preoccupati per l'attrice,
non dovrebbe supplire con l'autolesionismo a una performance carente,
non per noi, non ne vale la pena. Poi tutto viene ripreso dalla
fisarmonica, lei è perfettamente padrona della situazione, riparla a voce
bassa; la partitura si ripete esattamente identica tutte le sere, compresa
l'impressione che sia ogni sera diversa; il parossismo masochista era
un'illusione tra le altre, ma non facciamo in tempo ad ammirarla che si
riaccendono le luci. Nessuno ha la prontezza di spirito di applaudire.
Solo adesso mi accorgo che Sergio sta piangendo come un vitello,
senza ritegno, mormorando smarrito una frase del testo: "ci sono forze
buie in cui si è ciechi, e ci sono forze buie che danno conoscenza". Lo
dirigo verso un angolo deserto vicino al fiume, mi abbraccia e insiste
con un'altra citazione, "la piccola fiamma che cerco di proteggere".
Dice “Walter , sarai tu la mia fiamma ? io non voglio restare come sono,
voglio che la mia vita abbia un significato".
Quella cosa strana, strana, strana che è un corpo: ho sempre pensato, e l'ho fatto per sessant'anni, che si potessero desiderare solo i corpi – che l'anima, il carattere, la forza morale venissero dopo. Perché nel corpo è iscritto quel lampo di cui l'anima, il carattere, la forza morale non sono che tardivi surrogati.
Forse non è così. Forse c'è un'energia simultanea
di cui il corpo è solo uno dei poli, e che ho sempre mancato.
La faccetta di Sergio si ricompone dopo la tempesta, stringendolo sento
la forza delle sue braccia snelle; è già ritornato sui prati dietro casa,
paragona quello che ha visto alle fiction televisive e ha l'esatta nozione
della pura merda. La contessina napoletana che dichiara "io per la
recitazione sarei disposta a tutto", ed è arrivata con una
raccomandazione di Mastella; quelli che sperano di "imparare facendo",
due attori da cinquanta pose per la Lega e un generico per il Cdu.
Ci rotola tra i piedi un cartone fumigante, due donne urlano e c'è
un'edicola di giornali che sta bruciando. Ma una bambina è rimasta
intrappolata tra l'edicola e il muro, le vampate sono alimentate dal vento
e le due donne non osano avvicinarsi - assicurano che stanno arrivando i pompieri. Sergio si toglie il cappotto, è un attimo, se lo getta sulla testa
e si lancia nel fuoco; ne esce dopo pochi secondi con la bambina che
strilla e odore di lana bruciata e lui che sfrega il cappotto sull'asfalto.
libro da custodire
di (28/09/2006 - 08:38)
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Fandango Libri
presenta
BEPPE SALVIA UN SOLITARIO AMORE
Poesie e prose 1978-1984

A più di vent’anni dalla sua morte Fandango Libri ripropone l’opera poetica completa e gli inediti, in poesia e in prosa, di Beppe Salvia; della sua scrittura è stato detto “raramente nella poesia degli ultimi vent’anni abbiamo avuto modo di ascoltare versi più lievi, più chiari, più volatili di questi”. Beppe Salvia inizia a scrivere nella Roma degli anni Settanta, una città in grande fermento, è la Roma della transavanguardia; una città nella quale lascerà, dopo la sua prematura scomparsa, una traccia indelebile. Di lui hanno scritto e parlato, fra gli altri, Andrea Zanzotto, Dario Bellezza, Enzo Siciliano, Eraldo Affinati, Edoardo Albinati, Emanuele Trevi. E proprio Emanuele Trevi ricostruisce, in un’intensa introduzione al libro, una sorta di racconto, la vita delicata e maledetta di questo poeta, che si toglierà la vita a soli 31 anni; e nella cura delle sue opere restituisce la scrittura di uno dei poeti più originali della poesia contemporanea.Dagli anni Novanta, la poesia di Salvia è diventata oggetto di un vero culto, i suoi componimenti vengono pubblicati nelle antologie e negli studi di poesia contemporanea, e finalmente oggi riesce ad avere il giusto rilievo editoriale.E’ una poesia della semplicità, delle cose e del cuore, non tende all’oltre delle cose, guarda alla realtà, al “vero” leopardiano, lo accetta e lo nomina con parole quotidiane, leggere, in questo senso le parole si fanno reperti preziosi, che il poeta offre come “bellissimi doni”. La sua poesia guarda e subito distoglie lo sguardo, è poesia dell’ “assenza, più acuta presenza”, come disse Bertolucci; poesia della malinconia delle cose lontane e vicine, della speranza di trovare un’aderenza alle cose; sfiora e illumina di bianco la realtà, un colore salvifico, è una malinconia che non esclude la felicità
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Questa è la nostra vita. Questi nostri volti vagabondi come musi di cani ci somigliano. Il vento il sole, le corolle rosse e blu, i sogni mai sognati i nostri sogni questa è la nostra vita e nulla più. Sembra d’aver qui nella casa un’altra casa, d’ombra, e nella vita un’altra vita eterna.
M’innamoro di cose lontane e vicine, lavoro e sono rispettato, infine anch’io ho trovato un leggero confine, a questo mondo che non si può fuggire. Forse scopriranno una nuova legge universale, e altre cose e uomini impareremo ad amare. Ma io ho nostalgia delle cose impossibili, voglio tornare indietro. Domani mi licenzio, e bevo e vedo chimere e sento scomparire lontane cose e vicine.
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festa dei lettori; 30 settembre
di (27/09/2006 - 09:28)
PRESIDIO DEL LIBRO DI FASANO

sabato 30 settembre
ore 10.00 Auditorium ITC Salvemini
Rima baciata, rima cliccata
o presentazione della rivista “Vertigine” a cura di Rossano
Astremo
o Luciano Pagano propone il libro in rete Canto blues alla deriva, Besa
PER MAGGIORI INFORMAZIONI
http://presidi.org/index2.php
http://www.festadeilettori.splinder.com/
ad ottobre piovono libri
di (27/09/2006 - 09:26)

Ipl - Istituto per il Libro creato dal ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con diversi enti regionali italiani, lancia per il mese di ottobre il progetto ''Ottobre, piovono libri. I luoghi della lettura''.
Coinvolti ben 230 comuni italiani, dove si svilupperano 250 eventi dedicati al libero ed alla lettura.
L'obiettivo del progetto è diffondere la lettura e l'idea del libro come opportunita' di aggregazione: l'idea è nata dopo aver visualizzato le statistiche che danno il 47% degli italiani a secco di libri nel 2005, tra cui la maggioranza ragazzi.
I luoghi dove pioveranno libri sono disponibili sul sito della manifestazione, che rende disponibile anche il lunghissimo elenco di autori che hanno accolto l'iniziativa ministeriale.
un libro al giorno...
di (27/09/2006 - 09:22)
Fondo Verri a.c.
Presidio del Libro di Lecce
(stagione culturale 2006-2007)
in collaborazione con la Libreria Icaro

“Un libro al giorno…”
Gran Bazar 2006
(sesta edizione)
Quest’ anno Gran Bazar si ispira alla sua forma originaria, torna a casa, al Fondo Verri, con un edizione tutta di riflessione. Al riparo e senza cornici vogliamo discutere del Tempo, della Politica, del “Che fare”.
Un’edizione di transito che non smette il sogno di un evento sui libri e la lettura che sia veramente un dono alla città e ai lettori. Ma questo sarà possibile in futuro, sperando in sensibilità più attente e capaci di accogliere le proposizioni dell’operare culturale.
Un libro al giorno… toglie l’incultura di torno, pacifica e sana, dona sguardo e respiro.
Un libro al giorno fa chiaro intorno, aiuta l’incontro con l’altro, lo scambio. Cresce un libro al giorno, il nostro sentire, la nostra critica e la nostra proposizione.
Il programma:
Martedì 3 ottobre, Fondo Verri, ore 19.30
L’amaro e il Tempo, incontro con Goffredo Fofi. Intervengono Luigi De Luca e Mauro Marino
Mercoledì 4 ottobre, Fondo Verri, ore 19.30
Ripoliticizzare la politica, (i libri di Icaro) un libro di Michele Graduata presentato da Egidio Zacheo
Giovedì 5 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
L’arte della cura
Appunti di vista, esperienze e testimonianze di riabilitazione psichiatrica (i libri di Icaro) presentato da
Tetti Minafra e gli autori del libro
Venerdì 6 ottobre, Cinema Elio, Calimera, ore 20.00
I luoghi e la memoria
Antonio Errico ed Eliana Forcignanò presentano Il sole e il sale romanzo griko salentino di Rocco Aprile (i libri di Icaro)
Sabato 7 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
Il possibile dire. Le scritture corali.
Luciano Pagano presenta Canto Blues alla Deriva, (poet/bar – Besa) & reading
Domenica 8 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
Resistere alla dimenticanza
Omaggio ad Edoardo De Candia
Maurizio Nocera, Edoar-Edoar, (ed. il Raggio Verde)
Elio Scarciglia presenta Un grande artista o un uomo alla deriva (47’)
il Fondo Verri a.c. è a Lecce in via Santa Maria del Paradiso 8 nei pressi della Chiesa del Rosario il nostro numero telefonico è 0832-304522, l’email: marinoma8[CHIOCCIOLA]fondoverri.191.it i nostri blog: http://fondoverri.splinder.com - http://leparoledidentro.splinder.com
segnalo
di (26/09/2006 - 09:37)

E’ on line PER UNA CRITICA FUTURA, Quaderni di critica letteraria
a cura di Andrea Inglese.
www.cepollaro.it/poesiaitaliana/CRITICA/critica.htm
Numero 1
Andrea Inglese, Editoriale
Interventi:
Alessandro Broggi, Questionario
Gherardo Bortolotti, Su Neuropa di Gianluca Gigliozzi
Biagio Cepollaro, Note per una Critica futura
Marco Giovenale, Del sottrarre
commento alle mie poesie
di (24/09/2006 - 14:16)
(Un commento davvero intenso ai miei versi apparsi su BooksBrothers da parte di Elisabetta Liguori, riportato qui integralmente. Il mio libro di versi è quasi completato. Manca solo una nota introduttiva firmata da un poeta che io stimo molto e un po' di labor limae che non guasta mai. Anche il titolo muterà, ma vi terrò aggiornati)

Scopro che lo strazio ventricolare di Astremo, in questo trittico, immagino, tratto da una raccolta di poesie ancora in fieri, è diventata una parziale resa cardiaca. Nostalgiche le sue allucinazioni.
Le parole sono rotte, spezzate in due come ramoscelli, o vetro tagliente forse; poichè rimaste inutilizzate perdono gradualemente peso. Le piume del sentire, e la ricerca di piume su piume, diventate fatica sempre più leggera, qui vengono magistralmente espresse, mentre in controluce e controcanto, restano le memorie di immagini disturbanti, tra l'antico e l'attuale, offerte da uno schermo che continua a ronzare, in una parentesi verbale ormai cronica.
Lo schermo, le sue immagini, sembrano essere l'offesa. Lui, lei e lo schermo; l'amore, i corpi, lo spazio minimale su cui poggiano, crudo, sporco, sbattuto davanti ad un enorme occhio osceno che, osservando, trasforma, rapina, svuota di senso,e abbandona tra le pareti domestiche residui d'esistenza color seppia: questa l'ambientazione.
Il nichilismo di Astremo trova, in questo descritto rapporto a tre, una conferma. La scelta del verso è l'unica possibile, benchè avvicini il deserto per rapidità, compressione, spazio impercorribile. Turba per il suo realismo furioso il debordare frustrato del desiderio, indotto dal clima, dal luogo, dal presente. L'idea di futuro, rappresa, asfittica, è schiacciata dall'assenza.
L'assenza si tocca. L'assenza e' di carne. Di più: solo l'assenza è di carne.
Astremo fa l'amore al passato, il verso è sensuale, denso di miasmi dolci e sinistri, tangibili quanto disperati. La sua poesia mi pare oggi vicina alla morte, ma violentamente viva.
ELISABETTA LIGUORI
flavio santi: l'eterna notte dei bosconero
di (23/09/2006 - 11:23)
www.24sette.it/santi
Flavio Santi:“L’eterna notte dei Bosconero”
Sangue e polvere in una Sicilia carica di simboli
di Rossano Astremo
Un marasma di sangue. Corpi divelti in ogni dove. Carni stracciate su surreali spazi di una Sicilia irriconoscibile, darkeggiante e putrida. Questa è l’atmosfera che si respira annusando le pagine del secondo romanzo di Flavio Santi, “L’eterna notte dei Bosconero”, edito dalla Rizzoli nella collana 24/7. Un romanzo che evidenzia la verve multiforme di uno scrittore mai domo, sempre alla ricerca di interstizi creativi nei quali ficcarsi per poter sperimentare senza remore. Poeta, tra i migliori della sua generazione, traduttore, critico e romanziere, Santi, nel suo nuovo libro, sposta la lancetta del tempo, cavalcando l’onda di una storia suggestiva e da ultimare, come un puzzle irrisolto che necessita di definitiva ricomposizione. 16 marzo 1832. Pochi giorni prima della sua morte, Goethe è impegnato nella stesura del suo “Diario. Ultimi giorni. Confessioni”, un testo nel quale lo scrittore fa emergere i ricordi terrificanti della sua permanenza in Sicilia, nel lontano 1787. Dieci giorni nei quali il Male si palesa in tutta la sua liquida totalità. Una sorta di traccia nascosta o, meglio, ascoltata al contrario, del suo “Viaggio in Italia”, che getterà nuova luce sulla composizione del “Faust”. Una narrazione-matrioska, in cui gli affabulatori si susseguono, e s’intersecano, s’aggrovigliano e si compenetrano, tutti a gettare luce sull’oscura vicenda che vede protagonista, in una Palermo squamata e onirica, la famiglia Bosconero, ed in particolar modo Federigo Bosconero, pallido individuo colpito da continui attacchi d’amnesia e narcolessia, custode di quel “potentato del male” che tutto divelle e squarcia, affascinando e turbando un Goethe stordito. Storia di vampiri e demoni, storia che più che letta va odorata, nell’abbandono del tentativo di smontare l’intreccio per creare una fabula maggiormente accessibile. È necessario farsi ammorbare dalla truculenza delle descrizioni di azioni al limite dell’accettabile: “La scannai. Con un gesto rapido le strappai quella lingua e mentre lo facevo sentivo di amarla, ma senza desiderarla fisicamente. Non volevo un amplesso con lei. Stavo andando oltre. Stavo arrivando al limite estremo, al sangue…La vita vive nel sangue…Le strappai la lingua. Ne scaturì un violento fiotto di sangue. Me ne cibai avidamente. Non mi bastava. Eccitato da quel fiume rosso andai oltre, sempre più oltre, le afferrai la testa e cominciai a torcergliela come un panno bagnato. Sentii le vertebre stridere, tanti anelli che si separavano di colpo. La pelle cominciò a sollevarsi, le vene esplosero. La lasciai con mezzo capo staccato. Poi fuggii…”. Santi abbandona l’ambientazione friulana del primo romanzo, di certo più consona per una storia gotica, scagliando il lettore in questa Sicilia mostruosa, dominata dal sangue, che ricorre iterativamente nella storia, impestando e disgustando il lettore, una Sicilia il cui vampirismo può essere letto come una grande metafora della mafia e della corruzione. Ecco la chiave politica di Santi, ecco lo spiraglio di senso rivolto verso la nostra contemporaneità. Un attacco non diretto, non costruito partendo da fonti e facendo nomi e cognomi, come il Saviano di Gomorra, ma un’accusa celata dietro una costruzione narrativa carica di simboli, piena di dosi paradigmatiche da iniettarsi a piccole dosi, con un Goethe che assiste alla visione del Male supremo, senza riuscire, poi, a descriverlo, se non sintetizzandolo con un unico termine: “polvere”.Quella stessa polvere che s’annida nella pelle di ciascuno di noi, ineliminabile, con la quale convivere.
una legge per il libro
di (23/09/2006 - 09:37)

Si è conclusa a Roma la due giorni degli Stati Generali dell'Editoria. Qui il manifesto programmatico presentato dagli editori. La questione della lettura in Italia è davvero cruciale. Lo sappiamo, metà degli italiani non legge per nulla, il sistema continua a girare grazie alla presenza di uno zoccolo duro di "lettori forti", c'è un profondo dislivello tra le classi sociali (leggono di più i più ricchi) e tra nord e sud (noi leggiamo meno). Il problema è lacerante e profondo. Nel senso che non basta presidiare la lettura per garantire un aumento dell'affezione del non lettore al libro. Non basta nemmeno la spettacolarizzazione dell'evento. Libro non presentato con schiera di relatori ben microfonati, ma libro che si trasforma in testo multimediale (lettura performatova, video e musica ben sparata). La questione è culturale: è necessario spezzare quell'aurea di merda e pesantezza che circonda la frase "sto leggendo un libro". Far crescere i bimbi in un mondo che respira di libri. Educarli alla lettura. Educarli alla comprensone dei testi, uscendo fuori dalle dinamiche didattiche, dalla rincorsa alle antologie piene di note al margine nelle quali il testo creativo scompare e s'aliena. Ripensiamo il concetto di lettura. Solo così gli adolescenti eviteranno di avvicinarsi al genere romanzo leggendo i Moccia e i Muccino. Perché i loro libri sono prolungamento dell'invasione delle immagini (televisivizzate o cinematografate) che bombardano la retina. Incrementando il depensamento. E che il libro non venga associato al prodotto interno lordo di una Nazione, ma al prodotto di idee in grado di stimolare.
r.a.
mi chiamo sara, sono di roma...
di (22/09/2006 - 16:28)
Mi vendo per un posto di lavoro
Mi chiamo Sara, sono di Roma ed ho compiuto trenta anni il novembre scorso.
Considero l'apertura di questo blog l'ultima spiaggia. Sono dieci anni che lavoro, e senza falsa modestia posso tranquillamente affermare che riesco bene in ogni cosa che faccio.
Ero abbastanza sicura che prima dei trenta, sarei riuscita ad imbastire uno straccio di carriera ed invece è stato un susseguirsi di lavori in nero, contratti interinali che durano anni, uno si è protratto per quasi cinque anni alla fine del quale, invece mi hanno detto arrivederci e grazie.
Migliaia di ragazzi italiani sono nella mia stessa situazione e non c'è nessuno, nè governo nè sindacati, nè destra nè sinistra, che stia muovendo un dito per rimediare a questo scandalo.
L'unica soluzione che riesco a trovare è vendere me stessa. Esatto, alla persona che mi offrirà un contratto reale, a tempo indeterminato con uno stipendio minimo di milleduecento euro, concederò una e soltanto una notte di sesso.
Questo è l'unico post, per il momento, del blog più visitato in Italia in questi giorni. L'annuncio di una trentenne disperata pronta a svendere il proprio corpo pur di avere un posto di lavoro a tempo indeterminato. Immaginatevi ora un bel libro, firmato dalla Sara in questione, vera o finta che sia, immaginatevi il diario di una precaria che racconta le angherie subite sino alla scopata finale che le svolta il destino. Non so, mi sono già immaginato l'editore, potrebbe essere di certo Castelvecchi, e la copertina(con la foto presente sopra). Un bel lancio promozionale: tutta la verità sulla donna che si è concessa al suo datore di lavoro per un lavoro stabile...Chissà se questa Sara esiste oppure no. Magari sarà una bufala. Però se andate a leggervi i commenti lasciati, alcuni sono davvero divertenti e le proposte, vere o finte che siano, non tardano ad arrivare. Il blog si trasforma, nella sua multimedialità, in testo creatore di un mondo possibile. Quanto vicino al vero? Quanto fittizio?
r.a.
le solite stranezze:ricevo e inoltro
di (21/09/2006 - 19:35)
Che strana coincidenza...

Ecco come ogni anno i finalisti del Premio Carver organizzato dalla casa editrice Prospettiva. Anche quest’anno, in pratica, come in tutte le precedenti edizioni, c’è una strana coincidenza. Come si legge dal comunicato che annuncia i finalisti (lo copio qua sotto per chiarezza) che descrive come straordinari i libri giunti al premio, litigate per decidere i vincitori, talenti superbi, editori che “danno voce al cono d'ombra di un mondo che esiste anche senza la luce dei riflettori” compaiono delle cose significative. Tra le case editrici segnalate come meritevoli c’è anche Prospettiva che organizza il concorso Carver. Va bè, magari è solo un eccesso di modestia. Passi.
Poi si scorgono tra i libri finalisti sia nella sezione narrativa sia nella sezione poesia due libri della Prospettiva editrice che ricordiamo organizza il concorso Carver. Strana coincidenza. Anche perché come potete leggere nel bando del concorso (http://www.prospettivaeditrice.it/concorsi/carver.htm) le case editrici erano tenute a spedire tre copie del libro alla segreteria del Premio (Premio Carver Prospettiva editrice via Terme di Traiano, 25 - 00053 Civitavecchia (Roma). Mi chiedo se la casa editrice Prospettiva abbia spedito a se stessa le tre copie. E vorrei anche vedere la faccia del postino nel vedere una busta con il mittente e il destinatario uguali.
Inoltre le case editrici erano tenute a pagare una tassa di 15,00 euro da versare sul conto corrente intestato a Prospettiva editrice. Quindi Prospettiva avrebbe dovuto pagare se stessa per partecipare al premio. E’ stato fatto?
Anche nelle altre edizioni del premio tra i finalisti c’era sempre la presenza della stessa casa editrice, ma è solo una coincidenza, nulla di più. Non voglio mica dire che la casa editrice in questione è “leggermente avvantaggiata” rispetto alle altre case editrici partecipanti? Voglio dire che almeno si abbia la decenza di non intitolare un premio simile a Carver…
Mauro Daltin
carola susani - pecore vive
di (21/09/2006 - 17:12)
Dopo Valeria Parrella una nuova, importante voce femminile
nella narrativa italiana di minimum fax!

Come si fa a difendersi da un mondo troppo adulto? Semplice, si inventa un universo con regole proprie. Questo fanno le protagoniste di Pecore vive. Cinque anime femminili – bambine, adolescenti, madri – fedeli fino all’estremo ai propri sentimenti. Attraversano abbandoni, malattie, bufere sentimentali a modo loro: ovvero sfidando continuamente il senso comune e le convenzioni sociali fino a celebrare, mai arrese, nuovi modelli di famiglia, di amore, di desiderio, di possibili esistenze.
Carola Susani confeziona il suo libro più maturo e coraggioso, riuscendo a farci commuovere e irritare come solo i grandi raccontatori sanno fare. Una scrittura la cui forza morale è l'infinito affetto per la varietà del cuore umano.
9,50 euro
120 pagine
isbn: 88-7521-119-1
collana: nichel
l’autrice:
Carola Susani è nata a Marostica (Vicenza) nel 1965. Nel 1995 è uscito il suo primo romanzo, Il libro di Teresa (Giunti), nel 1998 La terra dei dinosauri (Feltrinelli). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi per ragazzi Il licantropo (2002) e Cola Pesce (2004). Nel 2005 per Gaffi è uscito Rospo, raccolta di due radiodrammi. Ha collaborato alla rivista Perap di Palermo e a Linea d’Ombra, e fa parte della redazione di Nuovi Argomenti.
la critica ha detto:
«La Susani coniuga il realismo cechoviano con le sue ossessioni metafisiche».
Il Giornale
«Carola Susani rappresenta attraverso pagine-sequenze che illuminano i fatti e poi di colpo, come fossero un proscenio, li spengono».
Leggendaria
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Primo appuntamento con Carola Susani in anteprima a Roma:
venerdì 22 settembre alle 21
al Parco dei Caduti, quartiere San Lorenzo,
nell'ambito della rassegna culturale Enzimi, giunta alla XI edizione,
minimum fax presenta
SERATA NICHEL
con Carola Susani, autrice di Pecore vive
e Carlo D'Amicis, autore di Escluso il cane.
Due autori della collana di narrativa italiana targata minimum fax si incontrano e si raccontano.
Con gli autori interverrà Nicola Lagioia, direttore di Nichel.
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Con l'uscita di "Pecore vive", nichel - la collana di narrativa italiana minimum fax - cambia la sua veste grafica. Nuove copertine, nuovi illustratori (selezionati tra più di 500 candidature), tutto concorre alla ricerca di un'unità sempre maggiore con la linea editoriale minimum fax. La scelta minimale della nuova grafica segue l'obiettivo di una visività che contrasti l'ipertrofia urlata dei segni grafici.
Veste grafica nuova per l'esterno e per gli interni, a ribadire l'attenzione per il libro come tale e non come merce.
FM 87 - speciale poesia
di (20/09/2006 - 20:00)

E’ uscito FUCINE MUTE WEBMAGAZINE 87. Lo "speciale" sulla poesia contemporanea ospita gli audio, i video, le interviste, di Absolute Poetry Festival, di Pordenonelegge, di Parco Poesia e del Circuito Europeo di Reading, contents realizzati nel 2005, e altri numerosi saggi, recensioni.
Christian Sinicco | Canti e balli
Sugli invisibili codici | Editoriale
Luigi Nacci | Dare tempo al tempo e aprire brecce nelle riserve
Uno speciale sguardo d’insieme alla poesia contemporanea | Introduzione a FM 87
Moncef Ghachem | Dalle sponde del mare bianco
La coscienza del popolo mediterraneo | Intervista
Lello Voce | I miracoli a Monfalcone sono realtà
La poesia, il pubblico e Absolute Poetry | Intervista
Absolute Poetry Festival 2005
Absolute Jukebox
Absolute Poetry Festival 2005 | Audio
Luigi Cinque | Sinergia tra i linguaggi
Elettricità sociale delle contaminazioni | Intervista
Absolute Poetry Festival 2005
Nanni Balestrini | Poesia al di fuori del controllo umano
La macchina di Elettra | Intervista
Absolute Poetry Festival 2005
Gabriele Frasca | Furia della sintassi
Il battere del ritmo | Intervista
Absolute Poetry Festival 2005
Raiz | Tutti uguali di fronte alla legge del McDonald’s?
Dialoghi delle culture | Intervista
Absolute Poetry Festival 2005
Tommaso Ottonieri | Oltre le logiche restaurative
L’acqua di una voce sola | Intervista
Absolute Poetry Festival 2005
Arnaldo Antunes | Transborda poesia
Il rock che è Brasil | Concerto di poesia
Absolute Poetry Festival 2005
Luigi Cinque Raiz Shafqat | Konzert
Racconti in versi e musica | Concerto di poesia
Absolute Poetry Festival 2005
Michael Gross & Palma Kunkel | La luna cadente
Un poetico viaggio nell’inconscio | Performance
Absolute Poetry Festival 2005
Pierluigi Cappello | Chapeau
Tanto di... Cappello | Letture
Absolute Poetry Festival 2005
Sara Ventroni | Nel Gasometro
Le improvvise rarefazioni degli uomini | Performance
Absolute Poetry Festival 2005
secolozeropromo
Progetto multimediale di FuoriCasa.Poesia | Video
Stefano Massari | La poesia fuori casa
Ragionamenti oltre l’ambientino | Intervista
Parco Poesia 2005
Roberto Galaverni | Il Cavalier Jedi a ruota libera
Narcisismo e critica | Intervista
Parco Poesia 2005
Umberto Piersanti | Dalla provincia dell’impero la riscossa della poesia
Le scoperte del mondo che c’è stato | Intervista
Parco Poesia 2005
Gabriella Sica | Una spiga di grano sontuosa
L’idea della visibilità | Intervista
Parco Poesia 2005
Davide Rondoni | Il pensiero dominante e la poesia
Rimbaud Vs Rondoni | Intervista
Parco Poesia 2005
Aldo Nove | Non ci sono giovani poeti
Per Aldo Nove i migliori sono tutte femmine | Intervista
Andrea Cortellessa | Le orecchie aperte alle generazioni?
La pluralità che manca | Intervista
Pordenonelegge 2005
Marianna Marrucci | Versi bifocali e stratificazioni linguistiche
Su Elisa Biagini, Florinda Fusco e Francesca Genti | Saggio
Piers Hugill | An overview of contemporary British poetry since 1977
Saggio
Michele Obit | Loro tornano la sera
Appunti sulla giovane poesia slovena | Saggio
Roberto Dedenaro | Probabilmente qualcosa di cui non sappiamo
Alcuni cenni alla poesia contemporanea dei paesi baltici | Saggio
Marijana Sutic Pavlicevich | Poeti croati contemporanei
Scena poetica zagabrese alla svolta del millennio | Saggio
Christian Sinicco | Fenomenologia di Italo Testa
Retina si fonde in dio di acciaio | Saggio
Dome Bulfaro | Il corpo delle contraddizioni
Depistaggi sulla poesia di Luigi Cannillo | Saggio
Stefano Guglielmin | Massari nel libro dei vivi
Malgrado intorno regnino maceria e fame | Recensione
Isabella Bordoni | Lì dove l’ombra appare
In ricordo di A. | Performance
Trieste Poetry Slam
Circuito Europeo di Reading 2005 | Audio
Martino Baldi | Ossigenazione a tutti i livelli
I capitoli ariosi di una commedia | Intervista
Circuito Europeo di Reading 2005
Anna Toscano | 18 anni senza televisione
Così la neve scioglie sul cappotto | Intervista
Circuito Europeo di Reading 2005
Jacopo Ricciardi | Lasciare una traccia completamente irriconoscibile
Nell’emergere della terra dal mare | Intervista
Circuito Europeo di Reading 2005
Gianluca Pulsoni | La tradizione come variazione del reale
Dal ripiegamento alla nascita della poesia | Intervista
Claudio Bedocchi | La cultura a Reggio Emilia
Al centro della poesia | Intervista
Christian Sinicco | Nelle viscere di Trieste e dei suoi poeti
Una radiografia dettagliata | Recensione
intervista a piva: apocalisse da camera
di (20/09/2006 - 15:35)
Questo pezzo è uscito oggi sul "Nuovo Quotidiano di Puglia"
Intervista allo sceneggiatore di “Lacapagira” e “Mio Cognato” dopo il brillante esordio letterario di “Apocalisse da camera”
Piva
La normalità della trasgressione
di Rossano Astremo
Un esordio davvero convincente quello di Andrea Piva, scrittore barese, autore delle sceneggiature dei film “Lacapagira” e “Mio cognato”, la cui regia è firmata dal fratello Alessandro. “Apocalisse da camera”, questo è il titolo del romanzo da poco nelle librerie, pubblicato da Einaudi nella prestigiosa collana Stile Libero, curata da Severino Cesari e Paolo Repetti. Il romanzo racconta la mirabolante giornata di Ugo Cenci, assistente barese di Filosofia del diritto, poco più che trentenne, nella vita del quale donne e sesso sono il centro perenne dei suoi pensieri, avviluppati in un maschilismo devastante e disarmato. Legato ai genitori da un rapporto malato e contraddittorio, Ugo è dedito a un uso costante di alcol, tabacco, cocaina. Sostituitosi di fatto al suo professore, Ugo porta avanti da qualche anno con le studentesse più “promettenti” un fiorente mercatino del sesso. Sino ad arrivare alla fatidica giornata nelle quale il percorso esistenziale di Ugo subisce virate inaspettate e lo costringe a compiere scelte determinanti. Un romanzo che alterna registro grottesco e tragico, scritto utilizzando un linguaggio manieristico e mai piano, nel quale emergono a chiare lettere i peggiori vizi di una generazione che sembra aver smarrito la bussola.
Perché la scelta di sviluppare le vicende narrative che vedono protagonista Ugo Cenci nell'arco di un’unica giornata?
«Non lo so, è una cosa che mi viene naturale, ma il perché me lo sono chiesto spesso anche io, dato che anche nei miei film lo schema di sviluppo temporale è stato questo. Non so chi diceva che il cinema è la vita in cui sono stati tagliati i momenti di noia, o insignificanti. Se ci pensi, araccontarla minuto per minuto anche una sola giornata potrebbe durare diecimila pagine o ventiquattro ore di film. Quindi, a conti fatti il mio metodo è lo stesso, solo che le ellissi sono meno cospicue. Insomma, non so. Non la vedo come una scelta "radicale"».
Quali le differenze che riscontri tra la scrittura cinematografica e la scrittura narrativa?
«La scrittura cinematografica è una scrittura "tecnica", nel senso che ha uno schema, un codice piuttosto rigido da seguire. La creatività in sceneggiatura si esprime solo negli sviluppi della trama e non anche a livello linguistico. Un copione è uno strumento tecnico in cui ogni reparto che lavora alla realizzazione del film - dal costumista al direttore della fotografia - deve sapere leggere con agilità. Poi ovviamente anche nel solco dello schema si può scrivere più o meno bene - e una penna felice si nota anche qui. La scrittura romanzesca è invece la scrittura "totale", per così dire. Ogni segno, virgole comprese, partecipa dell'opera e fa parte del prodotto finale. Per esempio: un racconto in cui si omettano programmaticamente i segni di interpunzione esprime anche in quello una visione artistica. Una sceneggiature senza virgole è solo una sceneggiatura scritta da un analfabeta. Ti dirò che ne ho viste diverse così. Alcuni registi scrivono come bambini di sei sette anni d'età».
Oltre alla promozione del tuo libro, ci sono altri progetti in cantiere?
«Per adesso sto scrivendo un film con Edoardo Winspeare e Alessandro Valenti. Per la regia di Winspeare. Ma sto pensando da tempo a un altro romanzo. Questa volta autobiografico. Vorrei raccontare dall'interno il mondo del cinema. Che è un carrozzone inimmaginabile. Sembrerà un romanzo di fantascienza».
Come è nata la collaborazione con Winspeare?
«Io ed Edoardo ci conoscevamo da un po', anche se non benissimo, e ci trovavamo simpatici. Lui aveva scritto un copione con Alessandro Valenti e a un certo punto ha avuto bisogno di uno sguardo "fresco" sulle vicende che andava raccontando, così mi ha contattato. In sceneggiatura va così: scrivi, riscrivi, sposti, aggiusti e a un certo punto non sai più cos'hai fatto. Allora alzi il telefono e speri che qualcuno sia in grado di aiutarti. In genere il qualcuno arriva però solo a fare danni, e tu ritorni alla prima versione che avevi scritto di getto».
Come sta andando il lavoro?
«Siamo nella fase in cui il "qualcuno" ha fatto danni. (Scherzo, anche per la non secondaria ragione che quel qualcuno sono io). Il lavoro sta andando molto bene. Ho integralmente riscritto il copionesecondo i miei personali canoni artistici - se di arte si può parlare nella scrittura cinematografica. E stiamo discutendo su cosa ci siamo persi per strada e cosa guadagnato. Sai, scrivere sceneggiature consiste soprattutto nel chiacchierare. Registi, sceneggiatori e produttori sono i massimi esperti di dietrologia. Sono capaci di parlare per giorni di cosa significhi il fatto che un personaggio batta le palpebre o meno in una tale scena».
Per concludere, tre libri che consigli vivamente ai lettori del nostro giornale?
«“Viaggio al termine della notte”di Celine, “L'azzurro del cielo” di Bataille e “La vita è uno schifo” di Malet».
tre mie poesie su booksbrothers.it
di (20/09/2006 - 09:27)

Qui http://www.booksbrothers.it/extra/3/1/143/3 tre mie poesie. Ad alcuni forse già note. Incluse nella raccolta che vedrà la luce quanto prima. Spero per dicembre. Così da utilizzarlo come strenna natalizia.
R.A.
racconti apparsi su coolclub.it
di (20/09/2006 - 09:19)
Luciano Pagano
Più pulito del vero

Un mattino di luglio, dopo una notte afosa passata a tormentarmi senza riuscire a prendere sonno, mi sono ritrovato nel letto, trasformato in un desktop pc. All’inizio non riuscivo a crederci, non capivo come mai sentivo più caldo del solito. Tutto è incominciato con la fastidiosa sensazione di tutta l’afa presente nella camera da letto. Le cose peggiori succedono sempre in condizioni atmosferiche sfavorevoli, il troppo caldo o il troppo freddo sono segnali, è la norma. Io sentivo caldo perché la mia superficie metallica, il case, era battuto dai primi raggi di sole che filtravano nella stanza. Quel giorno di luglio inoltrato non dovevo andare a lavorare, sarei rimasto a dormire fino a mezzogiorno, avrei lasciato acceso il ventilatore appeso al soffitto e mi sarei rinfrescato il cervello, ma adesso, come avrei potuto? Per accendere il ventilatore avrei dovuto tirare la cordicella che pendeva dal muro, mi resi conto di non avere braccia, ero un desktop dalla superficie grigia, rettangolare, senza fori d’areazione. D’improvviso capii tutto. Nella notte che precedeva il disastro mi ero lamentato del mio computer, un pentium III che faceva acqua da ogni dove, la ventola del sistema non raffreddava a sufficienza, l’hard-disk era troppo poco capiente, il clock troppo lento, nemmeno cinquecento megahertz, e adesso il caldo, ci mancava questa goccia di sudore a far traboccare una brocca oramai colma. Un giorno sì e uno no mi toccava spegnere e riavviare il sistema per via del surriscaldamento quasi istantaneo della scheda madre, il segnale d’allarme era un bip intermittente, lo stesso delle casse nei supermercati, ascoltare quel sibilo e sobbalzare pensando alla perdita dei dati era un tuttuno. Ieri notte dovevo fare l’upload del sito, il sistema non ha retto allo sforzo, prima di spegnere tutto ho masterizzato i dati più importanti. Cazzo. Hanno suonato il citofono, deve essere arrivato l’uomo delle scale. Una volta alla settimana viene a pulire le scale del condominio, cinque euro al mese per ogni condomino. L’uomo delle scale ha l’abitudine di citofonare alle sette del mattino, quando i condomini dormono, qui per lavorare escono alle nove, penso al profumo di limone che ognuno degli inquilini sentirà quando uscirà dall’appartamento girando la chiave nella toppa. Come posso aprire all’uomo delle scale? Penserà che non voglio aprire la porta perché non voglio pagare i soldi del mese, è un vecchietto silenzioso, mi ricorda uno sciamano fuggito da un x-files. Qualcuno dovrà pure accorgersi di me! L’uomo delle scale inizia a pulire dal piano dove abito, suona sempre il campanello di casa, io apro, mi porge il secchio vuoto e mi chiede con gentilezza se posso riempirlo di acqua del rubinetto. Eccolo, ha suonato e io sono un computer spento, abbandonato sulle lenzuola e non posso muovermi, è una sensazione terribile. Clack. La porta che si apre, è lei. Lei c’è. Cazzo. Lei è a casa. Deve essersi svegliata prima di me senza accorgersi che mi ero trasformato durante la notte, sarà andata in bagno senza nemmeno aprire gli occhi. Deve essere stanca, la sento che striscia fino alla porta, va ad aprire, si sposta in cucina, deve aver riempito il secchio, la porta si chiude. L’uomo delle scale saluta. Sono salvo, lei può aiutarmi, dobbiamo capire se posso tornare uomo, almeno potrà accendere il ventilatore sul soffitto finché non scopriremo assieme che cos’è successo durante la notte. La porta oscilla, una brezza improvvisa sembra sbatterla, invece no, la porta resta ferma a metà. La mia ragazza ha chiuso la porta e sta per entrare nella stanza, finalmente, sono salvo. “Cosa ci fai ancora a letto, alzati, devo pulire!”. La voce secca del comando proviene da una fessura nel manico di una imetec-piuma-800w a sacchetto riciclabile. Cazzo. Si è trasformata anche lei. “Allora…cosa aspetti…vuoi alzarti o no?!? Vuoi alzarti o noooooooooo”. Mi risveglio nel letto, sudato, mi tocco le braccia con le mani, ci sono, sono io, sono un corpo. Prometto di non passare più le nottate a lavorare davanti ad un computer, a patto che lei no passi più i miei giorni liberi ad aspirare la polvere dagli angoli invisibili.
racconti apparsi su coolclub.it
di (20/09/2006 - 09:15)
Elisabetta Liguori
Parallelismi vitali

“Il mondo è pieno di uomini saggi inascoltati, pensò Luisa, tornando alla fermata dell’autobus. In alcuni punti della città, forse ogni giorno, spuntavano idee geniali che tutte insieme avrebbero cambiato il mondo.”
da “ Luisa e il silenzio “ di C. Piersanti- Feltrinelli 1999
Aveva detto: questa volta non rinuncio alle ferie per nessuna ragione al mondo. Ma quando non è in ufficio, il silenzio le si posa sulle spalle, scottante e grezzo come un plaid. Si posa e separa i pensieri dalle cose. Lei ricorda che il silenzio esiste in colpevole ritardo, quando fa caldo, quando quel che è stato detto poco prima già non conta più. Sarà anche questo un agosto da blusa di lino e pantalone con la piega, avendo deciso di revocare le due settimane di mare, come tutti gli anni. Non sapeva che il lavoro potesse essere così diverso dal silenzio, così discorde per consistenza. Si cerca lavoro per soldi, solitamente, per autonomia, per tradizione. Nasce questo bisogno come fame, intorno ai venticinque anni. Alla fine degli anni 80 c’era un percorso obbligato che portava dritto da giurisprudenza ai pubblici concorsi. Questi erano ancora su gazzetta ufficiale. Se ne trovava notizia in edicola e ne conseguivano alacri e ottimistici programmi di studio. Si banchettava in collettive ipotesi di futuro. Quando aveva fatto gli orali a Roma, in un giugno d’oppressione respiratoria, lei aveva avuto netta l’impressione di essere divenuta parte di un disegno, una cosa del tipo: l’ombra di Dio che passava sulla sua testa, segnando il nesso tra un evento e il suo passaggio sul pianeta. Per festeggiare, aveva vomitato cappuccino e cornetto in un angolo poco distante dalle rive del Tevere, presso una parallela di via Arenula. Poi aveva telefonato a casa e urlato: lavoro sicuro.L’ombra di Dio le era capitata sotto le ciglia anche durante il parto. Lo stesso sforzo sovrumano non equivoco. Durante la spinta finale, si era tirata su a fatica, e, con le mani, aveva tentato di toccare l’epicentro di sé, lì, tra le gambe, per sentire meglio, ma il ginecologo si era arrabbiato e lei aveva rinunciato. Al successivo passaggio delle infermiere in corsia, con carrello, bacinella e ovatta, lo stupore l’aveva proiettata nel progetto, come se l’ostetrica le avesse portato una lettera di sangue e muco, su cui era scritto: sei qui per questo. Aveva dormito bene e a lungo, dopo. Quel parto era stato molto simile al primo giorno in ufficio, per lei.A pensarci bene, era accaduto anche la volta che aveva amato o creduto di amare. Giorgio, per esempio, quantunque in quel caso l’illusione fosse stata imposta dalle sue chiacchiere da imbonitore. Giorgio avrebbe dovuto vendere piatti e padelle in tv, invece di continuare a studiare, studiare, studiare. Se lo avesse fatto, chissà oggi quante batterie avrebbe già dato via, quanti soldi, quante volte Dio sarebbe passato sulle loro teste in aereo, a lanciare messaggi rassicuranti e convincenti. Quindi amore, maternità e lavoro erano, per lei, circostanze similmente distanti dal silenzio. C’era il giusto movimento in queste, la naturalità, il dubbio e l’assenza di fraintendimento. Ciò che le serviva. Quand’anche si trattasse di abbagli, la difendevano comunque, mescolandosi alla terra.In ufficio, d’estate, la luce cade ficcante da destra, schiacciandosi sulla sua tenda a listarelle color latte; è un riverbero che volge ad altro molto, molto lentamente. Gli oggetti sul tavolo aspettano le sue mani ogni mattina e restano intimamente suoi, sebbene a termine. Lei ha con il parquet consunto, la striscia antiscivolo delle scale, il fischio dell’ascensore, una consuetudine fisica che lascia spazio all’armonia e alla sorpresa in modo inspiegabilmente equilibrato. Si chiede però cosa faccia la luce in sua assenza, quale sia il colore della notte quando l’ambiente non è di sua competenza. Cosa c’è quando lei non c’è. Tutto e tutti si fidano di lei, nonostante certe domande: hanno cominciato ad affidarle incarichi di alta responsabilità. Lei tiene ordine, raccoglie, istruisce, sciorina, praticamente tiene ricche relazioni con il pubblico, da quando l’hanno nominata responsabile del settore. Un po’inventa, ma ogni nuovo articolo di legge appreso, diventa dna da riutilizzare. Nei corridoi, la gente va e viene, vociando: è bellissimo possederla, per il tempo necessario che dura un incontro. Conquistare attraverso l’esistenza altrui, la certezza del proprio esistere. Le parole di tutti, vorticando, non salgono in alto come aria calda, ma si depositano in basso, livello scrivania; con la saliva in pezzi incrostano i fogli uso bollo, scarabocchiano sigle di penna nera e tremula, distolgono dal tempo che passa i bambini lacrimosi in sala d’attesa, con la loro piccola bocca sulla pelle delle sedie ancorate al suolo. La gente, che passa rapida nelle sue sei ore lavorative giornaliere, le fa vento sul viso: lei sa dove va, perché, quando tornerà, su quali gambe, tra quali pensieri. La fine è certa grazie all’esperienza: un incrociarsi di dettagli noti a cui lei può imprimere il giusto movimento. Lavoro, maternità, e, a volte, amore, nell’attimo breve che lo contiene.La gente ha molto da dire. Giorgio, per esempio.Non andrà in ferie neppure quest’anno, quindi, per non opporre alcuna interruzione alla perfezione del cerchio. In ufficio c’è l’aria condizionata. Giorgio per esempio, lui era andato via un giugno, spezzando il disegno. Questo non le era piaciuto; avrebbe voluto farlo lei; prevedere, anticipare. Si era detta: qualcuno lo vuole, e quel qualcuno avrebbe voluto essere lei. E poi, a dirla tutta, in questa solfa del parallelismo necessario a smussare le asperità cardiache, non è che il parto, neppure, fosse stata quella gran fatale passeggiata. Meglio dunque mostrarsi subito molto disponibile ai piani alti, elaborare piani estivi di smaltimento dell’arretrato, scrivere un paio di relazioni amministrative. Sorridendo, insistere.
novita' zandegu'
di (19/09/2006 - 12:22)
www.zandegu.it
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AA.VV. Il Bestiario 215 pagine - settembre 2006 Collana: I nati ieri ISBN 88-89831-03-0 Prezzo di copertina: € 12
Tanto tempo fa Noè doveva salvare gli animali dal diluvio universale. Oggi Zandegù ci prova con la narrativa. E così ecco che ha imbarcato sulla sua folle arca tredici racconti bestiali con protagonisti proprio gli animali. Con la consueta alternanza di toni che vanno dall’irriverente all’ironico, dall’amaro al riflessivo, ecco tredici perle che raccontano di "dipendenza" dai piccioni, missioni kamikaze, bambini imprenditori, film a luci rosse, mondi senza sole, giovani sportivi e amori incompresi. Tutto questo in compagnia di pony, cani, conigli, galline e polipi, rane, scimmie, asini, topi, maiali e mosche. Uno zoo narrativo surreale ricco di forme di scrittura esotiche e affascinanti, ruggenti, divertenti e ferocissime.
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Giovanni Previdi Il discorso è che una volta ero un genio 151 pagine - settembre 2006 Collana: I fichissimi ISBN 88-89831-04-9 Prezzo di copertina: € 10
Scoprire un giorno di essere sulla via del declino non è una bella situazione. Soprattutto se si è sempre pensato di essere un genio. Che fare? Guardarsi in giro, farsi un esame di coscienza, pensare al proprio passato. Ne Il discorso è che una volta ero un genio, attraverso la voce in prima persona del protagonista, veniamo in contatto con i suoi ricordi, con le sue fobie, con la sua ossessione per i piccioni e per le malattie che portano, con la paranoia per gli uomini della nettezza urbana. Circondato da una serie di personaggi surreali e divertenti, come l’amico Gorka che mangia più uova che può per guzzare meglio con le donne, il protagonista ripercorre una parte della propria vita e lo fa con la grazia e l’ingenuità di chi non ha ancora capito esattamente come funziona. Previdi crea un personaggio straordinario e ricco di sfumature, grazie a una narrazione capace di regalare momenti di autentico coinvolgimento.
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Roberto Tossani I sassi vanno matti per le sasse Piccolo romanzo da comodino 164 pagine - maggio 2006 Collana: I fichissimi ISBN 88-89831-02-2 Prezzo di copertina: € 13 Leggi un estratto (pdf)
Voi non lo sapete, ma nei sassi si nascondono i ricordi dimenticati. Se nessuno si ricorda più di un fatto, questo viene racchiuso in un sasso. Lo sa bene Bonifacio Quaresima, che i sassi li legge. E’ lui il protagonista di questa storia, una favola disincantata e dolceamara sugli errori di strada che fanno deviare la vita verso rive impreviste. Una favola di palloncini che volano e sognano una vita dopo lo scoppio e di bubboni che forse di scoppiare non hanno più tanta voglia. La storia di Bon, dei suoi amici e dei suoi amori così infelici, ma così necessari. La storia di una crescita interiore, che a volte fa male, e di una insperata bellissima rinascita. Divertente e fortemente visionario, poetico e anche cinico, I sassi vanno matti per le sasse è un romanzo che punta dritto al cuore, facendoci commuovere e sorridere al tempo stesso. Tossani ci mostra, con la sua fantasia, i momenti dell’esistenza che precedono e seguono l’ingresso nella vita adulta e lo fa con un tocco magico, delicato e leggero come un palloncino.
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