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Archivio Dicembre 2005

SEGNALO

di (06/12/2005 - 18:26)

tratto da www.miserabili.com

pynchonsimpson.jpg

SU PYNCHON: DALLA TRAMA-COMPLOTTO ALLA TRAMA-NETWORK

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DUE POESIE

di (06/12/2005 - 11:21)

BEPPE SALVIA

del metro

Non scriverò un sonetto di minime

armonie, vuoti d’una parvenza,

m’han detto che non vale i moltissimi

pretesti ascriversi o celare vénti

i sospetti d’una lieta armonia

tra disarmoniche corde d’una rima;

ma io l’istesso fò, per quella mia

guisa di bizzaria, il paio quasi

coll’avversar simile teoria, io

nego accetto e non dò peso, al caso! ché

mi guardo dal sapere dividere

grani dal loglio e infine l’ho anch’io

l’amore del giudizio il vizio perché

dannare e dannarmi, far trasparire

un veto dov’è misura lieta.

*

M’innamoro di cose lontane e vicine,

lavoro e sono rispettato, infine

anch’io ho trovato un leggero confine,

a questo mondo che non si può fuggire.

Forse scopriranno una nuova legge

universale, e altre cose e uomini

impareremo ad amare. Ma io ho nostalgia

delle cose impossibili, voglio tornare

indietro. Domani mi licenzio, e bevo

e vedo chimere e sento scomparire

lontane cose e vicine.

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intervista

di (06/12/2005 - 11:08)

Nuovo libro dello scrittore barese Nicola Lagoia, edito da Fazi

Babbo Natale e la Coca-cola

di Rossano Astremo

“Memi”, questo è il nome della nuova collana della casa editrice romana Fazi, che si pone come obiettivo quello di dare vita ad una serie di brevi saggi dedicati all'immaginario contemporaneo. Ad inaugurare la collana lo scrittore barese Nicola Lagioia, il quale, dopo il successo di critica del romanzo “Occidente per principianti” (Einaudi, 2004) e l’esperienza collettiva di “2005 dopo Cristo” (Einaudi 2005), thriller fantapolitico scritto assieme a Christian Raimo, Francesco Pacifico e Francesco Longo, pubblica “Babbo Natale".

Nicola, come è nata l’idea di scrivere un libro su “Babbo Natale” e, di conseguenza, sulla “Coca-cola”?

“Prima di dedicarmi a questo progetto non sapevo che Babbo Natale, così come lo conosciamo noi (giubba rossa, barba bianca, fisico corpulento, aspetto gioviale e rassicurante), fosse un prodotto della modernità. Nel 1931, la Coca-cola, cercando di aggirare una norma che, a causa del noto contenuto di caffeina, le impediva di mostrare nelle pubblicità under 12 nell'atto di bere la bibita, decise di adottare come testimonial Santa Claus per non perdere un target fondamentale di consumatori. Non un bambino, quindi, ma una figura che richiamasse a sé i bambini per il semplice fatto di presentarsi sulla scena. Babbo Natale all’epoca già esisteva, ma si avvaleva di un’iconografia, di un temperamento molto diversi da quelli a cui siamo abituati. Mi è sembrato un buono spunto per un racconto sulla capacità mitopoietica delle multinazionali, e quindi anche su alcuni mutamenti del pensiero occidentale intervenuti soprattutto negli ultimi due secoli”.

Infatti il tuo libro parte da quest’incontro del 1931…

“Sì, partendo dall’incontro del 1931, analizzo in parallelo la storia di Santa Claus (da simbolo del Cristianesimo nelle vesti di San Nicola a figura centrale della società dei consumi) e quella della Coca-cola (da impresa pionieristica nel sud degli Stati Uniti del XIX secolo a realtà postmoderna prima ancora che questa categoria ricevesse i primi tentativi di codificazione)”.

Molto spazio viene dato alla figura di San Nicola…

“Il più autorevole antenato di Santa Claus è appunto San Nicola, che nel mio libro emerge soprattutto come un “santo d'azione”, una figura molto lontana per esempio da San Giovanni della Croce e da ogni mistica contemplativa. Solidissimo in tutta Europa fino alla Riforma, Nicola inizia a indebolirsi dopo le “Tesi” di Lutero, perlomeno nei paesi del nord Europa e poi, esportato negli Stati Uniti dagli emigranti tedeschi e olandesi, subisce nel Nuovo Mondo la trasformazione che porterà appunto al Santa Claus della Coca-cola. Un processo di scristianizzazione che la multinazionale di Atlanta ha reso probabilmente irreversibile.

Il tuo punto di vista sulle multinazionali viene affrontato in un modo molto “letterario”…

“Per descrivere il funzionamento delle multinazionali ho preso in prestito la nota storiella della rana e dello scorpione che Orson Welles fa raccontare ad Arkadin (cioè a se stesso) in “Rapporto confidenziale”. Lo scorpione, che non sapeva nuotare, dice Arkadin, voleva attraversare un fiume e chiese alla rana di portarlo in spalla. La rana aveva fama di essere una creatura piuttosto razionale e offrì un iniziale diniego: ‘credo proprio di no. Mentre ti porto in spalla potresti pungermi, e la puntura dello scorpione significa la morte’. E lo scorpione: ‘Se ti pungo tu muori, ma se tu muori io affogo insieme a te. Dov’è la logica nel tuo ragionamento?’La rana si lasciò convincere a portarlo in spalla ma proprio nel mezzo della traversata si sentì attraversata da un dolore lancinante: lo scorpione l’aveva punta davvero. ‘Ma questo non è logico!’, protestò mentre le forze la abbandonavano. E lo scorpione, con l’acqua già alla gola: ‘non sarà logico, ma è la mia natura’”.

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