3 poesie
Giuliano Mesa
Finisce ancora
1.
questo è deriso
perché non ha capienza
è una maceria mutilata
una glottide secca
una mucosa dove non permea nulla
né nulla trattiene perché s’intorbidi
o s’intrida almeno di globuli
nei ruvidi interstizi
prima e dopo che sia finito
che sia deciso questo almeno
questo passarsi la mano
2.
apri una vena e spargi il sangue
fai una patina rossa
un impasto per curare la ferita
olio di gomiti fracassati
poi prendi la lingua del bue
docile la cospargi di origano
la triti nel mosto la spalmi
sulla lingua che lecca la ferita
sulla mano che trema
guardi la vena che pulsa
con le mani tocchi tutto il corpo
tutto questo corpo
per tutta questa notte che finisce
3.
che cosa ne sarà
perché si muova e svuoti
spolpando e masticando
succhia il midollo e rimanga
un’apertura per il fiato
un suono duplice per muovere i passi
(ogni perfezione va distrutta
il dubbio, senza darlo in pasto,
tirato su per i capelli
su per le palpebre, sopra tutto il profondo
muta che è
tutta la superficie)
poesia del dissenso
Correcta

comportarsi e vestirsi
in modo degno
all’epoca del peccato
per un periodo lungo
a seconda della gravità del reato
la scala alta come pena inflitta
all'omicida giudicata adeguata
dal concilio tenutosi a Marengo nell'800
che descrive pedantemente le abnegazioni
della sottana ritenuta colpevole.
primo: la peccatrice
non ha diritto di ficcarsi in chiesa
durante i quaranta giorni seguenti;
camminare dovrà
a piedi scalzi, senza servirsi
di mezzi di soccorso;
andrà con camicia di tela, senza brache
perché il pubblico veda il delitto da dietro,
: e qui parliamo del bitume maschile, con e senza
armi. durante quaranta giorni, non mangerà
pesce o pollame, se non pane, sale e acqua di fonte.
non gioirà in compagnia d’altri umani,
né d’altri contriti, finché i quaranta giorni
non siano defunti, e nessuno condividerà il suo ventre.
in stima del suo vincolo carnale
e dello statuto morale, potrà essere permesso,
per buon cuore, di saziarsi
con frutta, erbe e legumi,
soprattutto s’ha commesso omicidio
non per sua volontà, ma per forza d’inerzia.
comunque, durante detti giorni,
è proibito alla forza della camicia
di avvinghiarsi carnalmente
con bestia concubina,
o di giocare al cane.
per il suo peccato dovrà stare presso una basilica,
notte e giorno dinanzi al portale,
evitando di pavoneggiarsi qua e là.
se minacciata di morte, la penitenza
sarà differita fino a quando non avrà ristabilito
la pace tra lei e i suoi nemici.
se la coglie malattia che dovesse impedirle
di portare a termine la penitenza dignitosamente,
questa sarà differita fino alla guarigione.
in caso di lungo morbo, il Vescovo deciderà
come guarire la peccatrice inferma.
dopo quaranta giorni, con purissima acqua
come all'ingresso d’una vita nova,
si lava il ventre della condannata,
il suo ventre defunto,
come si laverà quello futuro:
ella riprenderà abiti e brache.
per tutto il primo mese, dopo lunga demenza,
s’asterrà dal sidro, dall'idromele,
dalla birra, dalla carne, dal formaggio
e dal pesce grasso, ad eccezione
dell’onomastico e a meno che non debba
partire per lunga escursione,
raggiungere la famiglia o la corte,
o a meno che non cada
un’altra volta sincopata.
in tal caso, potrà riscattare
l’astinenza del mercoledì,
del venerdì e del sabato, ingoiando
ogni giorno una numeraria d’argento
o nutrendo minimo tre perversi; questo
fino a quando non ritorni dal viaggio,
o non guarisca.
alla fine di questo mese
accederà in chiesa e le verrà imposta
la pena della tregua.
tratta da Poesia del dissenso (Transference, Oxford, 2004)
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