piangere i nostri morti
Presentazione all’interno di “Cinema del Reale” del nuovo libro di Mirko Grasso
Stendalì, canti e immagini della morte nella Grecià salentina
di Rossano Astremo

Sarà presentato mercoledì 20 luglio, nel corso della prima serata di “Cinema del Reale”, presso il Chiostro dei Domenicani di Galatone, il libro Stendalì. Canti e immagini della morte nella Grecìa salentina di Mirko Grasso, con introduzione di Goffredo Fofi, edito dalla casa editrice Kurumuny. Stendalì altro non è che il titolo di un documentario firmato dalla regista Cecilia Mangini, ripubblicato in dvd e in vendita unitamente al testo, girato a Martano nel 1960, che registra l’antichissimo rito del pianto funebre, la cui funzione è quello di arginare il dolore disgregatore della morte. Grasso, nel suo lavoro, dà vita ad una ricostruzione attenta del documentario italiano del secondo dopoguerra, tra politica, impegno civile e letteratura, soffermandosi successivamente su tutti quei registi che hanno fatto della Puglia il terreno prediletto delle loro indagini, ed in particolar modo considerando il cinema di Cecilia Mangini e la sua visione del Salento espressa nel documentario girato a Martano. Stendalì, nel dialetto della Grecìa salentina “suonano ancora”, ritrae un lamento funebre contadino, rendendo su pellicola l’istituto del pianto rituale che affonda le radici in origini antichissime ed è sopravvissuto nel Salento sino ai primi anni Sessanta del secolo appena trascorso. Stendalì nasce immediatamente dopo Morte e pianto rituale di Ernesto de Martino. Dice la Mangini in un’intervista rilasciata all’autore e presente nel testo: “Siamo stati letteralmente affascinati dal concetto demartiniano che il fenomeno magico si forma nella richiesta della protezione contro la potenza del negativo nella vita quotidiana; il pianto rituale ci intrigava per la sua sopravvivenza trimillenaria come difesa estrema di se stessi; la scoperta delle coordinate etnologiche del nostro Mezzogiorno è stato un coup de foudre, che poi si è tramutato in amore a lungo termine”. Il testo delle lamentazioni salentine, cantato dalle donne di Stendalì e interpretato nel filmato dall’attrice Lilla Brignone, viene tradotto da Pier Paolo Pisolini che coglie e mette in evidenza la struttura “a piramide” dei canti di morte. Nel canto di Pisolini, infatti, è presente una tensione che sale gradualmente e che si sposa perfettamente con un montaggio serrato delle immagini. Pisolini metabolizza, in una personale opera di riscrittura del materiale, quel sentimento autenticamente popolare e umano che traspare dai volti dei protagonisti del filmato. Dopo l’attenta analisi del contenuto specifico di Stendalì, con la messa in evidenza del legame filiale con l’opera di Ernesto de Martino, resa possibile dalla corposa intervista alla regista, il testo si conclude con breve saggio di Gianluca Sciannameo sulle tematiche fondamentali dei cosiddetti “registi demartiniani” (oltre alla Mangini, Michele Gandin, Luigi Di Gianni, Lino Del Fra, Gianfranco Mingozzi e Giuseppe Ferrara) e con un’esaustiva appendice filmografica e bibliografica. Nel corso della serata interverranno, oltre all’autore del testo e alla regista del documentario, il critico Goffredo Fofi, l’editore Luigi Chiriatti e il regista Paolo Pisanelli.
incontri
Il Comune di Nardò
presenta
Teste di girasole
Elisabetta Liguori incontra Antonio Pascale 23 luglio
Rossano Astremo incontra Giulio Mozzi 7 agosto
Francesco Lanzo incontra Paolo Nori 18 agosto
Graziano Dell´Anna incontra Diego De Silva 24 agosto
Incursioni sonore:
Simone Borgia duo
direzione artistica: livio romano
Gli incontri si terranno tutti in p.zza delle Erbe alle ore 21.00
intervista
Intervista a Nicola Lagioia, uno dei quattro componenti del collettivo di scrittori Babette Factory autore di “2005 dopo Cristo”
Chi volete che sia il prossimo?
di Rossano Astremo

Chissà se Berlusconi sa di avere inaugurato un nuovo genere letterario. Infatti il premier, e per essere più precisi, il suo omicidio, sembra ispirare di più la fantasia dei giovani scrittori. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati quattro autori radunatisi sotto l’etichetta Babette Factory, con “2005 dopo Cristo” (Einaudi). Gli autori in questione sono il barese Nicola Lagioia, Christian Raimo, Francesco Pacifico e Francesco Longo. Tutti scrittori cresciuto all’interno della casa editrice romana Minimum Fax. Ma nel tempo c’è stato Andrea Salieri con il suo “L’omicidio Berlusconi” (Edizioni Clandestine), Giuseppe Caruso con “Chi ha ucciso Silvio Berlusconi” (Ponte alle Grazie), Oliviero Beha, “Sono stato io” (Marco Tropea), e Roberto Vacca “Kill?” (Marsilio). Sembra che sia pronta una sceneggiatura per il cinema firmata da Bernardo Carboni intitolata “Shooting Silvio”. Nicola Lagioia, però, è l’unico pugliese della Babette Factory.
Quando e come è nata l'idea di un simile romanzo?
L'idea l'ha avuta Christian Raimo. Voleva scrivere un libro sull'Italia ai tempi di Berlusconi ma non voleva farlo da solo (o non se la sentiva). Allora ha arruolato Francesco Pacifico, poi Francesco Longo, poi me, e tra riunioni preparatorie a casa mia e chiacchierate più informali nei bar del
quartiere san Lorenzo ha dato i primi vagiti il gruppo di lavoro che sarebbe diventato Babette Factory.
Come si è svolto il lavoro di stesura? Ci sono stati momenti di stallo nella fase di scrittura?
All'inizio l'idea era molto più semplice, lineare, meno ellittica. Poi, a furia di confrontarsi con i maestri di questo tipo di romanzi (avevamo molto in mente "Libra" di DeLillo, per esempio) abbiamo provato a osare di più. Ci sono state riunioni periodiche in cui decidevamo, volta per volta, come sarebbe andata avanti la storia. A ognuno veniva affidato un capitolo con licenza, da parte degli altri, di ripassarci su in modo anche impietoso - in tutto questo io avevo più un ruolo di raccordo e armonizzazione che di scrittura vera e propria. Il fatto che ogni autore svedesse spesso le sue pagine stravolte da un altro componente del gruppo ha naturalmente generato un'infinità di scazzi, riconciliazioni, chiarimenti, infiniti litigi sulle sfumature di ogni singolo personaggio. La circostanza che si tratti di una Factory molto turbolenta è stata però anche la forza del libro.
Nella scena del funerale di Berlsuconi lavorate sull'idea del collasso mediatico, che in alcuni tratti riecheggia ciò che è avvenuto con la morte del Papa Giovanni paolo II. Avete scritto quella parte prima o dopo la morte del Pontefice?
La morte di Giovanni Paolo II ci ha sorpreso quando eravamo già in fase di editing avanzato, e soggiornavamo da almeno una settimana nella sede di Stile Libero. Le affinità tra i collassi mediatici (quello reale, e quello immaginato da noi) ci ha messo i brividi. Ma quello che volevamo dal libro non era tanto un'ucronia ma un "2005" alternativo che fosse però anche molto
verosimile.
Mi sembra che 2005 dopo cristo non sia un romanzo contro Berlusconi ma contro l’Iitalia berlusconizzata.In questo primo periodo avete raccolto delle reazioni da parte di uomini politici?
Non è un romanzo contro Berlusconi ma una dichiarazione di odio e amore nei confronti del nostro paese. Dopo il fascismo si discuteva se il Ventennio fosse stata una faccenda riservata a una ristretta oligarchia o non piuttosto "l'autobiografia di una nazione". Propendo per questa seconda ipotesi, e credo che per il "ventennio" berlusconiano si possa dire lo stesso. Simone Baldelli, il coordinatore nazionale di Forza Italia giovani (che nel libro si chiama Simone Chiarelli), si è riconosciuto nel romanzo ed è venuto a una nostra presentazione. Credo fosse perfettamente consapevole che la
cialtronaggine che circonda tutti (o quasi) i protagonisti di "2005 dopo Cristo" è assolutamente trasversale. "Libero", invece, il quotidiano satirico diretto da Feltri ci ha dedicato la prima pagina dandoci degli "intellettuali killer".
Prossimi impegni del collettivo? Avete in mente di continuare a scrivere assieme? Avete sentito i Wu Ming, che della scrittura collettiva sono stati gli indiscutibili padri fondatori?
Per adesso ognuno di noi sta riposandosi dalla fatica e pensando ai fatti propri (dal punto di vista letterario, e non solo). E' ancora presto per concepire un nuovo progetto. Ai Wu Ming abbiamo mandato il libro (solo una copia, purtroppo) ma mi sembra che a loro l'idea che nascano nuovi
collettivi piaccia. Sulla differenza di poetiche: mi sembra ci sia spazio per un confronto interessante.







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