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per non dimenticare la scrittura di verri

di (10/05/2005 - 17:24)

Oltre “Cocoon”

 

Antonio L. Verri

 

Non molti mesi fa, nauseato dalle solite operazioni di solita scrittura in libri soliti, sono stato tentato a riprendere un mio vecchio progetto di scrittura con immagini. Immagini d’ogni tipo, legate al contemporaneo, alla pubblicità, alla citazione, a certa ansia e “respiro da metropoli”. Immagini rapide, dissonanti, non descrittive, per quanto possibile sonore.

La ripresa del progetto (in realtà avevo prodotto solo undici / dodici interventi su Cage) era molto ben motivata: l’incontro artistico con due amici come pochi attenti e aperti al nuovo. Mauro Marino, inventore e costruttore (con copiatrice) della piccola storia quotidiana, ma anche pieno di surrealtà, di speciale fantasia. E poi Cosimo Colazzo, compositore, musicista completo, che quattro o cinque anni fa mi ha fatto scoprire quante disarmonie e comportamenti ad onda, soffi e vertigini e cadute, attraversano la musica di ricerca contemporanea. E, per estensione, tutte le altre arti.

Il progetto doveva chiamarsi “Cocoon”. Lo si doveva strutturare sul formato A3 e doveva essere corredato di cassetta contenete il sonoro che in qualche modo interagiva nelle pagine del “testo”.  L’operazione era affascinante (ne parlo al passato ma potrebbe essere ripresa in qualsiasi momento) e “Cocoon” richiamava un po’ tutto: un film più o meno recente, un negozio d’abbigliamento, un involucro organico, materno, un pezzo di Berio dedicato a Queneau, ecc… Ecco, ho pensato, adesso mi faccio, io che ho sempre amato raccontare delle attività delle grandi marche, dell’esplosione dei nuovi media, adesso mi faccio un’opera tutta mia, lontana dalla cultura dei dinosauri.

Mille difficoltà, natali annunciati più volte, costi poco praticabili, area geografica poco incline alle librerie, poco matura al nuovo, bla bla bla. Cercare uno sponsor? In fondo, non ci hanno sempre detto che “lo strumento principe per raggiungere l’obiettivo di immagine è la sponsorizzazione culturale”? Forse qualche azienda potrà migliorare il suo status grazie al mio “Cocoon”?

Tutto non è stato inutile perché, pensando ad una probabile sponsorizzazione, mi sono subito chiesto che tipo di operazione stessi facendo e proponendo. E ancora. Se, quando e quanto l’evento culturale, il mio evento culturale, attraversava la logica di uno sponsor. Come lo si poteva agganciare, ecc. ecc…

Posso col mio “Cocoon” offrire stile, vivacità, immaginazione? Se riesco a trovarlo poi ‘sto sponsor, la mia opera sarà importante per quel che dirà o per come sarà veicolata? Uno sponsor sbagliato può danneggiarmi? Siccome l’opera che ho in mente dovrà essere un po’ irrispettosa e dissonante, avrò difficoltà nel cercarmi uno sponsor?

Siamo alle porte di un nuovo millennio, la “nuova regola di comportamento è di agire ai margini, improvvisando nell’informale”, ma forse ci avviciniamo freneticamente verso una nuova ragione… Quale destino per le opere d’ingegno? Amaro. Un po’ meno amaro. Felice. Si vedrà.

Come potranno essere veicolate, protette? Da chi? Non certo dalla ingenuità e incertezza del Sindacato Nazionale Scrittori (bloccato, si dice, ancora da leggi fasciste). Non certo dall’Editoria Nazionale, la cui leggerezza, fiuto e bonarietà sono paragonabili a quelle di un intontito elefante. Non certo da quell’editoria coraggiosa, anzi disperata, che pure amiamo e con la quale da molto, troppo tempo, facciamo i conti.

Lo sponsor, allora? Sì, va bene, ma intanto per “sponsorizzazione culturale” si intende ancora la protezione di quelle faraoniche operazioni a Venezia, a Milano, o altrove, che potrebbero, forse, vivere di vita e mezzi propri. O qualche volta la protezione di qualche monumento. O che so io.

E le tante altre “piccole” operazioni, tutte le sperimentazioni innovative che fine faranno? Qualcosa si muove? Forse sì, forse no. Qualche giorno prima di quest’ultimo Natale sono stato a trovare Gianni Toti nella sua casa romana. Toti è un dio della poesia elettronica, uno sperimentatore a tutto tondo, ecco, un poeta totale. La sua casa è un oceano di carta e di video, ed è in quella casa che, con lui, abbiamo navigato per due, tre ore.

Toti, si può dire, è anche uno dei fortunati. La RAI (Ricerca e Sperimentazione) gli ha prodotto un po’ tuto, anche se non ha mai messo in onda un bel niente (così ci è stato proibito di vedere “Cuor di Telema”, ottantaquattro minuti su Majakovskij, frutto di un piccolo spezzone che Lili Brick, compagna del poeta russo, ha donato a Toti (per questo e per altro, sul piano del video, io consiglierei un notevolissimo volume di Vittorio Fagone, “L’immagine video”, Feltrinelli, 1990).

Diverso destino per lo stesso Toti fuori dal nostro paese. Inviti e programmazioni da televisioni di mezzo mondo. Un grosso e sponsorizzato “Omaggio a Toti” a partire dal 16 giugno (per una settimana) a Montbéliard (Francia), dove si tiene un festival internazionale di video e televisione. Lo sponsor è la Peugeot, che ha addirittura donato un castello con parco in un villaggio (Herimoncourt) vicino a Montbéliard; più, naturalmente, J.Lang e il Ministero della Cultura.

Miserie e fortune dell’opera ( e degli operatori) oggi. Gli interrogativi sono tanti. I media si moltiplicano ogni giorno, e ogni giorno noi ci attrezziamo a sfruttarli anche creativamente. L’Opera Nuova può migliorare, affermarsi con la sponsorizzazione?

Moltiplicazione, diversificazione, frammentazione, quella che stiamo vivendo è una rivoluzione culturale ed è difficile prevedere quali effetti avrà sulla ricerca di forme di comunicazione alternativa e in particolare sul media sponsoring.

 

 

 

 

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per non dimenticare la scrittura di verri

di (10/05/2005 - 17:21)

Le ragioni della poesia

Antonio L Verri

Solo cinque punti. Il primo riguarda il sottoscritto, il secondo i responsabili del “Libro in bancarella”, il terzo l’assessore alla cultura Borgia, il quarto…Vittorio Pagano e chi vuol tenere gli occhi aperti, il quinto riguarda i poeti.

Nel recentissimo “tour de force” (si fa per dire) del “Libro in bancarella”, svoltosi in piazza Mazzini, a Lecce, si è tenuta una tavola rotonda con gli editori salentini. Tutti invitati, anche le tipografia solamente stampanti. Non è stato invitato il Centro Culturale “Pensionante de' Saraceni”, editore in Lecce (con sede legale a Caprarica di Lecce) di almeno una ottantina di volumi sul cui livello hanno sempre garantito critici e giornali. Operante fin dal 1977 (anche se legalmente dal 1983) ha al suo attivo molte riviste, collane, fogli, monografie, cartelle, attività legate al letterario regionale, nazionale, e non solo nazionale. Storicamente il primo ad aver dato continuità e sostegno ai prodotti letterari in questi ultimi trent’anni salentini, comunque l’unico che ha sempre rispettato l’autore in quanto tale: cioè non ha fatto mai pagare il libro allo stesso autore (vezzo, purtroppo, nazionale, legato all’art.141 del vecchio codice Rocco). Aggiungo – a questo punto permettetemelo – che il Centro Culturale “Pensionante de’ Saraceni” ha avuto il “Premio Adelfia” 1984 come migliore editore pugliese e il “Premio alla Cultura” 1987 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sempre come editore.

Due. Ora vorrei chiedere ai responsabili del “Libro in bancarella” (e all’assessore Borgia che ho visto così attivo) ragione dei criteri che regolano le partecipazioni o le esclusioni. Chi sono i “consiglieri” salentini di questa iniziativa d’ambito nazionale (la Presidenza del Consiglio dei ministri, appunto). Saranno i nostri soliti “amici” prezzolati, asserviti e “settentrionali”?

Tre. In particolare all’assessore Borgia. Caro assessore, vuole cortesemente e pubblicamente dar conto del pacchetto di soldi che gestisce per la cultura? E ci dica, caro assessore, che fine ha fatto la consulta culturale del comune di Lecce? Ci risulta che fino a qualche anno fa tale consulta qualcosa la faceva.

E il “Premio Valentino”? Assessore, esiste ancora il “Premio Valentino”? Quello che dispensava milioni a Gasman e alla Raquel (“leccesi” per l’occasione) e lasciava a bocca asciutta quei valentini - vestiti - di - niente che erano e che sono gli operatori culturali.

Quattro. Per…Vittorio Pagano, e per chi vuol tenere gli occhi aperti. Mentre la Lecce di questi ultimi mesi, di questi ultimi anni, caro Vittorio, a quanto leggiamo, a quanto ci dicono, è divenuta improvvisamente centro culturale di “grande interesse” (sic!), centro di gite culturali, centro “di un giro più vivo di merci, paccottiglie e donne…” e altre corbellerie, dove un pranzo con Fortini o le frise e le frattaglie mangiate con Luperini ( critico maestro toscano dalle illuminazioni improvvise, dai rapimenti sapientemente costruiti) sprovincializzano più dei tuoi mille e mille rapporti poetici con Firenze e la Francia… Insomma , caro Vittorio, ancora personaggi fumosi, aerei, che vivono sotto file di banani (leccesi, pisani o milanesi che siano), per una cultura dell’arroganza; personaggi che, continuando a “pisciare contro l’arcobaleno”, pretendono di vendere sul mercato nazionale (al quale pure bisogna puntare, con creatività, però, non in modo servile!) il loro humus di lombrichi rossi. O rosati. O solo leggermente striati.

Quinto. Ai poeti, a questi buffi e provvidenziali e aristocratici personaggi… Fate fogli di poesia, poeti, dite dei treni oppressi, di Lecce spogliata ormai di tutto, di tutte le storture ogni giorno sotto gli occhi, dite dei tanti maili, dell’Università (necessaria e forse unico punto di riferimento) arroccata e complice dei ritardi, delle riviste e dei giornali che nel frattempo sono spariti, di quelli che ci sono e servono a qualcuno, delle librerie deserte, della morte di ogni mercato, degli stenti continui degli operatori, dei Don Chisciotte, del sorriso amaro di Palladineve, dite di Alì (un artista marocchino o algerino) portato via col suo cavalletto (via Salvatore Trinchese) da due vigili così solerti ad eseguire le ordinanze del Questore , dite della Lecce sommersa e anche un po’ di quella mondana, della retorica più sciatta, del “pizzo” ormai anche in cultura, delle dsperazioni, dei desideri, delle avventure solitarie, parlate anche dagli amici morti che non riusciamo a dimenticare, delle avventure solitarie, delle regole che non possono imporci e che non ci va, ancora oggi, di alzarci in piedi per nessuno…

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