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Archivio Maggio 2005

sotto sequestro

di (07/05/2005 - 17:30)

Comunicato Stampa

 

 

Si terrà lunedì 9 maggio, alle ore 20,30, presso il Sotto Sequestro – Bar /Spazio Poetico di Lecce, in via Palmieri 45/a, l’incontro con la scrittrice Elisabetta Liguori. La Liguori lavora presso il Tribunale per i Minorenni di Lecce. Dal febbraio 2004 collabora alla realizzazione della rivista di letteratura online “Musicaos”. Ha di recente pubblicato il suo primo romanzo, “Il credito dell’imbianchino”, edito dalla casa editrice Argo. Il romanzo racconta la storia del Biondo, trentenne abbandonato in tenera età in un orfanotrofio. La storia è giocata abilmente sull’alternarsi delle due voci narranti, quella razionale di un cancelliere, interessato alle vicissitudini esasperate del giovane abbandonato,  e quella folgorante, imprevedibile, primitiva del Biondo, il quale racconta la sua infelice esistenza proiettando tutto in un bisogno assoluto di liberazione. Nel corso della serata la scrittrice leccese, oltre a presentare la sua prima opera narrativa,  leggerà alcuni stralci di suoi racconti inediti. Il prossimo incontro lunedì 16 maggio con la poesia di Luciano Pagano.

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non è ancora venuto il momento di farci i pompini a vicenda

di (07/05/2005 - 12:08)

su www.iltaccoditalia.info

Astremo novello Manzoni

La merda d'autore sul periodico di cultura e critica letteraria curato da Rossano Astremo

di Paolo Vincenti

I giovani autori salentini si muovono e rinnovano la cultura dell'estremo lembo d'Italia. Tra tutti, Rossano Astremo, sovversiva e lucida "Vertigine" dei nostri tempi.
"Fate fogli di poesia, poeti, vendeteli per poche lire"! Questo può essere considerato il manifesto poetico di tutta la nuova generazione letteraria salentina, secondo le parole di Antonio Verri, importante punto di riferimento per tutti i giovani autori, o meglio "bagliori della giovane letteratura salentina", come vengono definiti nella collana "Under 35", curata da Stefano Donno per Luca Pensa Editore.
Con il provocatorio titolo "Merda d'autore", è da poco uscito il numero 5 di Vertigine, periodico di scrittura e critica letteraria, curato da Rossano Astremo, forse la punta di diamante della rinascita culturale che ha interessato il Salento negli ultimi anni. Già il titolo, in chiaro riferimento alla "Merda d'artista" (1961) grazie alla quale Piero Manzoni si impose nel panorama artistico del secondo dopoguerra, è una esplicita dichiarazione d'intenti.

Se il mondo della cultura salentina sembrava essere quasi atrofizzato, fino a qualche tempo fa, e appannaggio di quei soliti noti, che pontificavano a tutte le ore, su tutti i mezzi di informazione culturale, Rossano Astremo e gli altri hanno dato una scossa con la loro dirompente, anche brutale, carica sovversiva e lucida poetica follia. Astremo, novello Manzoni, potremmo dire. Allora, diciamo pure, ben venga questa ventata di aria nuova, anche se ciò non vuol dire accettare a priori e in toto il messaggio poetico di cui sono portatori l'Astremo e gli altri.

Ma di cosa si occupa Vertigine n° 5 e chi è Rossano Astremo?
Vertigine, periodico di scrittura e critica letteraria, vuole essere, nelle intenzioni del suo curatore, una rivista rappresentativa di tutto ciò che si muove, in questo estremo lembo di terra arido e assolato che è il Salento, in campo poetico, letterario, scritturale in genere; un cantiere culturale, un'opera aperta a tutti quelli che hanno qualcosa da dire sulla vita e sanno come dirla. Astremo si propone così di fare da collettore, con questo strumento indipendente e un po' pirata, di tutte quelle brillanti menti creative (fra le quali egli si inserisce a pieno diritto) che hanno portato illustri critici a parlare di una Nouvelle Vague pugliese e salentina nella fattispecie. Astremo e gli autori ospiti della sua rivista hanno scelto la strada della sperimentazione, che usano come un'arma contro tutto il "bigottume" e la vischiosità della cultura accademica e paludata, convinti che l'osare, nella scrittura, per usare le parole dello stesso Astremo, sia l'unico modo per non essere sottomessi e ridotti all'encefalogramma piatto del pensiero imposto.

In quest'ultimo numero, dedicato a tutti i detrattori della rivista, con lo scopo di riversare loro addosso palate di merda, vengono ospitati interventi che, vista la loro bruttezza, non avrebbero mai trovato spazio in nessuna altra pubblicazione. E così, con tutto il loro maleodorante carico escrementizio, ecco l'intervento di Nicola Lagioia, autore del recente Occidente per principianti (Einaudi), con un articolo dal titolo "Au lecteur"; poi Claudio Morici, che nel 2004 ha curato per Walter Casini Editore l'antologia Teoria e tecnica dell'artista di merda, col suo articolo "Copisteria". L'intervento di Tiziano Serra, giovane poeta salentino, si intitola "Sui pedigree di animali domestici e poeti selvatici" ed è tratto da "La scimmia favolosa e le alghe grandi quanto i mostri", capitolo "ODA (Operette diversamente abili)". Altri interventi sono: "Lento ritorno a casa" di Massimiliano Zambetta, autore teatrale originario di Bari ma che vive a Milano e "Le vacche di Bagdad" di Manila Benedetto, autrice di Pelle sporca, pubblicato da poco da Besa editore. Wu Ming 1, autore di "Versi dal viaggio in Brasile" è il nome sia di un artista, che ha da poco pubblicato il primo romanzo New Thing (Einaudi Stile Libero 2004), che di un collettivo artistico. Roberto Lucchi, curatore del blog letterario rififi.clarence.com è autore di "Vernissage", mentre il romanziere Tommaso Pincio è autore di "Apocalypse Rome".
Inoltre, la rivista ospita alcuni testi poetici di Stefano Donno, ideatore della rivista elettronica Musicaos, insieme a Luciano Pagano, e autore di diverse prove letterarie di notevole spessore; poi "Intervallo, pensieri che lavorano inosservati" di Francesco Pacifico, collaboratore di Repubblica e della rivista letteraria Nuovi Argomenti. Mario Desiati, redattore della rivista Nuovi Argomenti e romanziere, è autore dell'articolo "L'ultimo amante di Rodolfo Valentino", mentre l'intervento di Luciano Pagano, autore (fra le altre cose) delle raccolte poetiche Venenum e Poesie del Sol Levante, è "Il Merda (Visione), da Petrolio di Pier Paolo Pasolini".

La rivista, da questo numero, è stampata e distribuita da Luca Pensa Editore, il che assicura una maggiore visibilità al prodotto, facendolo uscire dalla angusta nicchia in cui fino ad ora era stato costretto dalla precarietà dell'autoproduzione. Vertigine non è solo un periodico cartaceo, ma è anche un sito internet: www.Vertigine.com. E' questo uno spazio totalmente autogestito in cui l'Astremo può dare prova della sua poliedricità, con editoriali taglienti e, a volte, un po' fuori dalle righe, poesie, narrazioni, recensioni dei libri e dei principali avvenimenti culturali della provincia; e, soprattutto, nel sito, tutti possono sfogare le proprie passioni, depravazioni e urgenze poetiche.

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the beat goes on

di (07/05/2005 - 12:04)

un rompicapo chiamato editng

(riflessione semiseria sulla permissività dell’editor contemporaneo)

r.a.

 

il pezzo di elio paoloni,  da me intitolato “editing” e postato su questo blog qualche giorno fa è un articolo apparso sul corriere del mezzogiorno che voleva essere una riflessione sul romanzo di nicolangelo barletti edito da manni (vita felice di un pesce rosso). in realtà paoloni si interroga su una questione importante (per l’editoria del sud nodale?) della narrativa contemporanea: quella dell’editing. incontrato a lecce per la presentazione di resistenza 60, paoloni mi ha confermato il suo interrogarsi sulle dinamiche che precedono la pubblicazione di un testo. preso atto del fatto che sono venuti meno “interventi omologanti che sono stati adottati in passato specie verso esordienti”, l’editor sembra prediligere un atteggiamento più accondiscendente, nel senso che affianca l’autore discutendo con lui tutti gli aspetti del lavoro, senza per questo operare tagli, snellire prolissità, ampliare zone nevralgiche di minimalismo scritturale, scartavetrare storture cronotopiche evidenti. Io non conosco la ricetta giusta, non possiedo la pozione magica del buon lavoro di editing, quello che però sento di poter dire è che mi piacerebbe considerare la scrittura narrativa una sorta di cantiere aperto, nel quale editore, scrittore, editor, grafico, ufficio stampa possano lavorare in una sorta di comunione d’amorosi sensi. cazzate a parte, la forza della minimum fax è proprio questa. La loro forza sta nel rifiutare la struttura verticistica, aziendale, di molte case editrice, preferendo una dimensione cooperativistica, armonica, nella quale l’editore stile one man band viene messo al bando. ogni elemento è parte integrante del complesso e la buona musica si suona assieme. ma, mi preme dirlo, considerate queste righe con la dovuta precauzione. scrivo nel giorno del mio compleanno e l’alcol a casa certo non manca. quindi. ancora minimum fax. nell’ultimo numero di alias di sabato 30 aprile, andrea cortellessa recensisce tutto quello che posso di giordano meacci. nell’incipit del pezzo cortellessa è categorico quando afferma che le due collane di narrativa contemporanea più cazzute sono la nichel della minimum e indicativo presente della sironi. guarda caso i due curatori delle collane sono scrittori (rispettivamente nicola lagioia e giulio mozzi). opinione che condivido pienamente. Aggiungerei la stile libero, che, nonostante alcune svaccate commerciali degli ultimi anni, mi sembra poter reggere il confronto. come si sono comportati nicola lagioia e giulio mozzi nei confronti di due testi “massimali” e “onnivori” come tutto quello che posso e perceber (questo il libro d’esordio di leonardo colombati)? e l’editor di moresco avrà ripulito i canti del caos dalle sue eccedenze prosastiche, dalla sua aggettivazione roboante, dalla prolissità sfinterica della sua sintassi? moresco con un lavoro di editing più massiccio è ancora moresco? elio, penso che il discorso sia più soggettivo di quanto pensiamo.  io sono stato criticato per aver dimostrato delle perplessità nei confronti di un altro testo della palomar, curato sempre dall’ottimo trecca, al quale rimproveravo (al testo) una eccessiva dose di flusso di coscienza incontrollato. un abbassamento di questa ascendenza primonovecentesca (wolfiana+che joyciana, con ricorso poderoso a pastiche linguistico sudista) avrebbe, a mio parere, dato maggiore esplosività e dinamismo (meno pesantezza nella lettura) all’intreccio. la risposta è stata che la bellezza di questa scrittura stava nel suo essere smarginato, verboso, incontrollato. chi ha ragione? l’editor accondiscendente o il lettore irritato (e irritante?)

 

rossanoastremo@libero.it

 

 

 

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