scarica la carne muore sino al 31 gennaio
Rossano Astremo, La carne muore, scaricabile sino al 31 gennaio su www.musicaos.it

Visto i consensi ricevuti da più parti, continuerà ad essere scaricabile gratuitamente sino al 31 gennaio dal sito www.musicaos.it, curato da Luciano Pagano e Stefano Donno, il pdf di La carne muore, il primo romanzo di Rossano Astremo. Dalla messa in rete del romanzo, avvenuta l’11 dicembre, il sito www.musicaos.it ha ricevuto nei primi dieci giorni oltre mille contatti. Del romanzo si sono occupati numerosi siti letterari, Carmilla (www.carmillaonline.com), sito curato dallo scrittore Valerio Evangelisti, Poiein (www.poiein.it), Coolclub (www.coolclub.it), e molti blog letterari, da quello di Loredana Lipperini (www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/blog), giornalista di Repubblica, a quello di Enzo Mansueto (www.livejournal.com/users/enzo_mansueto/), critico letterario del Corriere del Mezzogiorno, da uno dei blog più visitati in Italia, quello di Manila Benedetto, in arte Princess Proserpina (www.pproserpina.net) a quelli di Mauro Marino (leparoledidentro.splinder.com) e Roberto Lucchi (rififi.clarence.com). Le ragioni di una simile ricezione da parte dei lettori sono strettamente connesse e alla novità dell’operazione e alla particolarità della storia che, senza troppi peli sulla lingua, mette allo scoperto i limiti del Salento da copertina di riviste patinate. È il primo esperimento di romanzo elettronico interamente ambientato nel Salento. La carne muore ricostruisce la storia dello scrittore di Melpignano Edoardo Vittore, morto suicida nel 1993, prima che il piccolo paese diventasse il punto di riferimento del turismo culturale salentino. Nell’estate del 2003, un giovane giornalista leccese, Leo Monsanto, redattore della rivista La cultura del sud, cerca di ripercorrere gli ultimi giorni di vita dello scrittore Vittore, giungendo a degli esiti del tutto inaspettati. Chiunque è interessato, può inviare una recensione, una riflessione, una stroncatura del romanzo all’email rossanoastremo@libero.it, che verrà pubblicata sul blog personale dello scrittore vertigine.clarence.com, in costante aggiornamento, e sul sito www.musicaos.it. Ciò che emerge da questa operazione culturale è che è possibile fare letteratura oltrepassando i circuiti minati delle logiche editoriali, è possibile fare letteratura rinunciando al copyright sulla propria opera, è possibile fare letteratura rinunciando alla presenza autoriale ingombrante, lasciando parlare solamente l’opera.
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Poesia del dissenso
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| Poesia Italiana contemporanea | |
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by Rossano Astremo, Fabio Ciofi, Gianmario Lucini, Erminia Passannanti | |
| “Lasciandosi alle spalle l’opposizione fra due poetiche dominanti e apparentemente incompatibili – da un lato “l’oltranzismo politico inoffensivo” (Fortini) delle avanguardie, dall’altro una tradizione di poesia “impegnata” spesso inefficace – i testi di Astremo, Ciofi, Lucini e Passannanti si aprono a influenze nuove e diverse, difficilmente riconducibili a nette contrapposizioni. Nascono così linguaggi poetici nuovi ed incisivi, caratterizzati da una grande ricchezza espressiva e linguistica, che combinano registri diversi e spesso antitetici. [...] Nei “poeti del dissenso” il riuso della tradizione mira a rendere più limpida la comunicazione con il lettore. Non stupisce peraltro che molte delle “poesie del dissenso” proposte da Astremo, Ciofi, Lucini e Passannanti risentano dell’influenza dei pastiche linguistici e concettuali delle nuove avanguardie degli anni ’90. [...]. Colpiscono innanzitutto i frequenti riferimenti critici ad un potere politico indecifrabile e assoluto, monolitico e minaccioso, per il quale “il trasform- arsi del consenso in ignoranza è la condizione della sopravvivenza” (Passannanti, Desiderio delle masse). Per i “poeti del dissenso”, confrontarsi con questo potere non è più una questione di scelte politiche, né tanto meno di dichiarazioni di poetica. Nel mondo descritto da Astremo, Ciofi, Lucini e Passannanti la conoscenza della miseria e della sofferenza altrui non è più il “privilegio” dell’artista in cerca di orfici misteri... ” Florian Mussgnug, UCL, London | |
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ISBN: 1-904744-85-0
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su la carne muore
massimiliano zambetta e il caso astremo, date uno sgaurdo qui, sul giornale elettronico di enzo mansueto
su la carne muore(tra orecchiette e vino primitivo)

O notevolissimo colendissimo Astremo,
io vorria che tu, Lapo Ming et io, fussimo già a quista ora cheta assisi a una fragrante bettola su una qualche sponda ionica ad argumentare sulle umane cose et i passabili destini dello universo, trincando da galantuomi del liquor di ginepro, che sappi essere tra i molti lo mio favorito per le sue virtute et pregi. Ah, come l'anima mia ne sarebbe esilarata!! E invece ancora qua sto, nella biblioteca bergamasca, e a <la carne che more> posso dedicarci solo qualche attimo, e a quisto proposito io vorria renderti grazia dell'attestato sdi estima che tu mi riporti in exergo, a mino che nun si tratti di errore di omonimia e quel Giglio non sia io ma un altro,ma ora che ci penso anch'io sono un altro. Quell'altro leggerà <la carne sfaldantesi>, (lugubre nomea della carne che invece sappiamo esser l'unico oggetto universo chi nun sia destinato a rovina ma che sia prestato a resurrezione e trasfigurazione) appena dalle prealpi sarà risalito nell'acuminato Appennino, e dalla sua cima aggricciata potria egli dedicar lo tempo necessario a visionare questo funereo apologo sulla contemporaneità che finisce male per essere contemporanea a se medesima. Nel frattempo ti saluto e ti sogno, aureolato di paioli debordanti di orecchiette alla grottagliese e pappardelle alla otrantina e di femmine debordanti a loro volte di sontuosi carni vivissime et altri allegrissimi apparati (tienimi ferme le altre due che vivono con te, non te le fa scappa'!)
A presto
Gianluca Gigliozzi
su la carne muore

su la carne muore (via sms)

- Mi prende…non so se è per l’atmosfera ke sei riuscito a catturare perfettamente o x cm hai strutturato l’intreccio, x cm sono scritte le pag di vittore, x cm in molti punti nascondi verri…x ora in diretta questo è quello che mi sta suscitando.
- Mio dio fantastico! Non sono riuscita a staccarmi fin all fine! Vai! Tempestami di domande!
- Aspetti positivi: uno) oltre quelli ke ti ho già det, completamente rapita dai passi di Vittore, dove penso ke emergi tu nella maniera più naturale e più forte. due) come sei riuscito a strutturarlo, queste storie parallele ke ti conducono alla stessa soluzione, l’inserimento di articoli, opinioni, recensioni, evitando la semplice narrazione. tre) la forza di scrittura che emerge in molti punti. quattro) il racconto di fini inelutabili…
- cinque) le provocazioni molto finemente celate… ke devo dirti ancora? Carina la presenza di questo primitivo rosso… Aspetti negativi: soprattutto, anzi solo nelle prime pagine, ci sono punti dove si sente una perdita di tono, tipo in qualche dialogo o qualche frase che avresti potuto rendere più particolare o altre togliere proprio perché un po’ ripetitive, un’altra cosa, a volte un inserimento forzato, non fluido, di informazioni (culturali)… boh, se mi viene in mente altro te lo dico…ma mi è piaciuto per come…
- riesce a tenerti incollata ai fogli fino alla fine… le sensazioni forti, mai banali che ti dà…credo che poi siano gli ingredienti principali per le quali un romanzo piace… Aiah! Mi sta facendo male il pollice…
Annalisa Piccione
su la carne muore

allora rossano,
ho letto il romanzo, in parte in tram e metro, in parte nei buchi che questo lavoro mi concede (ieri ho lavorato fondamentalmente dalle 17 alle 19, vabbe'...).
Partiamo dal bello del testo: la struttura articolata, la voce narrante che ha un tono diverso da quella del romanzo nel romanzo, il finale con i testi inediti, gli articoli dei giornali, le poesie.
Poi, amichevolmente, senza salire su nessuna cattedra (che nessuno mi offre, maledetti...), mi sento di dirti su cosa lavorerei se il romanzo l'avessi scritto io. Mi sembra più utile, o se non altro diverso, tanto i complimenti e le attestazioni di sensibilità li hai avuti.
Quello che rivedrei, ma è un problema mio, sono i dialoghi che mi sembrano troppo ordinati, tipo: "andiamo a bere una birra rossa doppio malto", in un contesto informale direi "beviamo una media rossa?".
La stessa cosa in certe espressioni tipo: "non sto facendo una manovra da manuale"; non so, in un contesto incasinato andrebbe meglio (ma sempre per me e per certi miei problemi con frasi come "splendida cornice", "sottoscritto" ecc.) "sto facendo una cazzata"; e ancora, "birre da 66 cl", non so: birrette?, peroncini?
Così come alcuni personaggi tipo l'ultimo tipografo: vado a memoria, sembra presentato come una persona che ragiona con lo stomaco e le mani, si sofferma sul frinire dei grilli, mi sembra tirato, o almeno sorprendente. Approfitterei di certi personaggi per tirare fuori espressioni in dialetto o sgrammaticature tipiche di quando si traduce letteralmente dal dialetto all'italiano, e anche situazioni locali e tipiche del Salento, ora che va molto il glocal e Camilleri...
Per esempio, i grilli li farei immaginare alla voce narrante descrivendo il contesto di lavoro dello scrittore e del tipografo.
Questo se al posto tuo ci fossi io, nei limiti della mia immaginazione.
Poi il romanzo c'è, le descrizioni di certi luoghi, contesti e situazioni mancano al resto dell'Italia.
Da parte mia, scriverò un pezzo per il Corriere sul romanzo ma soprattutto delle ragioni della pubblicazione (limitata nel tempo, approvo!) on-line. Poi che quelli del Corriere me lo pubblichino o meno è un altro problema.
A presto,
Massimiliano Zambetta
su la carne muore

Caro Rossano,
Ho avuto modo tramite Musicaos, di leggere il tuo romanzo “La carne muore”.A dire il vero l’ho “tracannato” tutto d’un fiato, volevo farti i miei complimenti.Ho avuto l’impressione leggendolo, di avere sotto gli occhi fotogramma per fotogramma, una sequenza d’immagini pazzesche, tale è stata la forza delle tue parole, da rendere “viva” ogni situazione.Leo, Roberta erano reali, così come il resto della storia, ho avuto la sensazione di esserci caduta dentro, di poterne uscire fuori solo all’ultima pagina, solo alla fine di quanto hai scritto.Non so quanto possa valere questa mia opinione, ci tenevo comunque a renderla a te.Pagine concrete, controverse, eppure poetiche, di quella poesia che si coglie nelle piccole cose, che non è lampante subito, ma che c’è, quella che è dietro “l’involucro” della quotidianità, che sta a noi rompere per arrivare al “cuore”. A te e al tuo romanzo và il merito di far diventare esperienza di chi legge tutto quanto, e di riuscire a catturare l’attenzione, almeno la mia sicuramente.
irene leo
per chi non avesse ancora scaricato la carne muore, eccovi l'indirizzo: www.musicaos.it/testi/lacarnemuore/lacarnemuore.pdf
su la carne muore

per chi non avesse ancora scaricato la carne muore, eccovi l'indirizzo: www.musicaos.it/testi/lacarnemuore/lacarnemuore.pdf
su la carne muore

Ciao Rossano,
sono Giovanni Padrenostro, ho letto il tuo romanzo ?la carne muore?.
È ottimo, interessante e avvincente.
Il racconto ossessivo di VITTORE mi ha colpito profondamente.
Forse perché esco da una storia lancinante, forse perché provo lo stesso
eterno dolore.
Anche se il racconto presenta uno stile a volte semplice e poco descrittivo(
cosa che non mi dispiace affatto.) per essere il tuo primo romanzo devo
dire che è ben riuscito.
Molto azzeccata l?idea di armonizzare la vicenda riportando in appendice
articoli sulla scomparsa dello scrittore e sue poesie inedite. Un metodo
che rafforza la presenza del suo modo di scrivere sperimentale e provocatorio.
Perché anche se al centro della vicenda c?è l?ossessione dello scrittore
per questa ?femme fatale? che avvolge con il suo fascino anche il giornalista
TEO ( splendido il finale dove il dolore per la scomparsa della ragazza
e l?ossessione per il suo corpo si trasferiscono come per una maledetta
maledizione dalle pagine sofferte di VITTORE alla coscienza del giornalista
che attraversa lo stesso percorso corrosivo dell?autore.) è la scrittura
di VITTORE la forza del racconto.
Quel volume che non riesce a trovare un adeguata casa editrice pronta a
pubblicarlo si erge a emblema stesso della solitudine vissuta dallo scrittore,
solitudine che come detto si riflette nel suo dolore per un amore non corrisposto,
nella sua sofferta scrittura, nella solitudine di chi ( il giornalista)
ha condiviso l?amore per la stessa donna che anche se in diverse circostanze
scompare e dall?emarginazione che sovrasta alcuni artisti snobbati dall?elite
culturale.
Quelle frasi, quelle parole rimbombano come un ossessione nel mio cervello,
non posso far a meno di rileggerle.
Ho sempre seguito con interesse le tue poesie che ogni volta mi entrano
dentro e questo romanzo ha dimostrato che godi di un ottimo talento.
La scelta di mettere il romanzo on-line per non scendere a compromessi(
scelta pienamente condivisa) dimostra che nella tua persona non c?è solo
talento.
P.S. non ho resistito alla tentazione e ho scritto pochi versi che ti allego.
LA MIA OSSESIONE PRENDE IL TUO NOME
Il ricordo della sua vorace vagina si insinua tra le concavità delle mie ossa, schiacciante peso frantuma la cartilagine del mio pensiero, si fa strada come un siero tra i selciati delle mie vene, tra la secca pelle del mio incessante piagnisteo, tra la folta nebbia del roteante rimpianto che si fa carne.
Sono stato risucchiato tra i folti pelli della solitudine, che ti intorpidisce, che fra le sue cosce ti stringe, maledetta ti protegge, ti regge.
Avvinghiato come un demone agonizzante tra le calde cosce delle mie pareti, delle luride lenzuola che trattengono i miei lancinanti vomiti, che non contengono il caldo sapore del tuo miele, che cova nel mio intestino il suo forziere, che si accomoda come un clandestino, friggo l’anima. Mi sento inzuppato di bruttura e miseria come un cane rabbioso con la bocca schiumante e un calice sprezzante.
Ho l’intestino in fiamme, brulicante, infettato, buco senza carne, che fa fatica a fuggire dalle mie mutande.
Appiccicato al mio viso ancora il calore del tuo seme, stagnante sul mio alone di parole, che scivola sul mio esile corpo che pulsa pensieri, emette sospiri, brusii. I capelli sfibrati al tocco del tuo alito mortale che tra le pareti risale, appare e scompare per poi affiorare come una madre impietosa, perdono la loro vita condotti a spegnersi sulle sponde delle rive dello scolo stinto del mio destino.
Mi ritrovo sommesso, con la vita di riflesso, con vino rosso nella corteccia, con il cuore scoperto, aperto, sanguinante, urlante, tra le pieghe delle reminiscenze scalciante.
Aperto ai colpi agonizzanti degli spilli della follia, delle fruste del tuo ruggire, del tuo sussurrare, del tuo leccare, del tuo bagnare.
L’anima bagnata serpeggia tra le pareti corporali, flebile, lenta, sinuosa, corrosiva, attenta. Attanaglia con rabbia, schiaccia le fragili ossa, morde e divora, sputa e risorge. Sento scricchiolare le membrane, i tessuti scalcinati, gli occhi ammaestrati all’insonnia. Avverto il catrame che invade il cuore, masticando conquista la vetta. Voglio solo dormire e tra le tue tette vomitare il mio dolore.
Non mi abbandona il cigolio pressante del mio fantasma, le urla disperate del mio maledetto coinquilino, i gemiti delle mie visioni. Ti vedo, ti sento, correre tra i corridoi delle mie stanze, arrivare su camere già visitate, camminare nuda con indosso i tuoi stivali, muoverti senza indugio, velocemente, lentamente, mentre divori il mio sesso, porgermi la tua voragine, farmi scalare il tuo monte, roteare il fondoschiena, depositare nettare infettato, dagli dei rifiutato.
su la carne muore (+o-)

Carissimo Rossano,
avendo letto l'altro giorno in un trafiletto sul "Corriere del Mezzogiorno" della pubblicazione in rete del primo romanzo ambientato in Salento, appena rientrato a Bologna ho cercato di recuperare il testo. Ti ho consacrato tutta questa mattinata, inizialmente per curiosità, poi per solidarietà con la tua dichiarazione di principio sulle ragioni che ti hanno spinto a pubblicare sulla rete, successivamente affascinato dal dipanarsi della tua storia e del personaggio che rimanda ad altre figure della nostra terra. Degli autori che menzioni nelle "Note" introduttive, conosco soltanto Antonio Verri, ma so anche per esperienza diretta che molti artisti salentini di "spessore" non solo non trovano spazio nel panorama culturale italiano, ma anche nella loro terra faticano a sopravvivere o sono snobbati dalla critica. Sono amico dell'artista salentino Vito Mazzotta (nel film "Italian sud-est" è quel personaggio dalla lunga barba quasi bianca che all'inizio del film prende il treno e alla fine del film si immerge nel laghetto della cava di bauxite a Otranto) attraverso il quale ho avuto modo di conoscere (non personalmente, ma intellettualmente) la figura di Antonio Verri (e proprio sabato sera eravamo a cena al Mocambo di Sternatia e Mazzotta ricordava di essere stato proprio lui ad aggiungere alla parete la foto del critico Umberto Palamà mentre attraversa una tela-a simboleggiare sia il superamento della pittura, del segno, del "quadro" da appendere ad una parete, che il desiderio di mettere l'uomo al centro dell'opera d'arte) e conosco le sue pene e le sue amarezze per il silenzio che circonda il suo percorso intellettuale che trova affinità solo nella elaborazione filosofica di Emanuele Severino, il quale si rivolge a lui con queste parole: "Illustre Maestro....". Ma si sa, nessuno è profeta in patria...
vito paticchio
su la carne muore

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Comunicato Stampa
La carne muore di Rossano Astremo, primo romanzo elettronico interamente ambientato nel Salento
Da domani, sabato 11 dicembre, è scaricabile dal sito www.musicaos.it La carne muore, il primo romanzo di Rossano Astremo. È il primo esperimento di romanzo elettronico interamente ambientato nel Salento. La carne muore ricostruisce la storia dello scrittore di Melpignano Edoardo Vittore, morto suicida nel 1993, prima che il piccolo paese diventasse il punto di riferimento del turismo culturale salentino. Nell’estate del 2003, un giovane giornalista leccese, Leo Monsanto, redattore della rivista La cultura del sud, cerca di ripercorrere gli ultimi giorni di vita dello scrittore Vittore, giungendo a degli esiti del tutto inaspettati. La carne muore è un romanzo sui limiti della critica letteraria della nostra terra , che molto spesso contribuisce al seppellimento di alcuni autori e non alla loro rivalutazione, è un romanzo dietro al quale si possono riconoscere le storie reali di nostri grandi artisti sempre troppo dimenticati, il pittore Edoardo De Candia, e gli scrittori Vittorio Pagano e Antonio Verri, ma anche un romanzo sul fermento culturale degli ultimi anni che ha investito il Salento, molto spesso degenerato in semplice svuotamento turistico. La scelta di pubblicarlo sulla rivista letteraria Musicaos, tra le più interessanti e più attive del panorama italiano, curata da Luciano Pagano e Stefano Donno, risponde ad una precisa volontà di replicare a quelle case editrici che si sono dimostrate interessate alla pubblicazione del testo, chiedendo all’autore l’acquisto di un tot di copie affinché l’editore, in questo modo, potesse ovviare ad eventuali assenze di vendite. L’autore non scrive un libro per poi acquistarlo. L’autore scrive un libro affinché quanta più gente possibile possa leggerlo, scrive un libro nella speranza che lo stesso possa suscitare uno scambio di idee tra i possibili lettori. In questa logica, la rete rappresenta uno strumento sicuro di interscambio continuo tra autore e lettore. Chiunque fosse interessato, può inviare una recensione, una riflessione, una stroncatura del romanzo all’email rossanoastremo@libero.it, che verrà pubblicata sul blog personale dello scrittore vertigine.clarence.com e sul sito www.musicaos.it.
Un breve estratto del romanzo
‘La Patetica’, che capolavoro! Il primo movimento, già a partire dall’introduzione Adagio, è immerso in un clima di lugubre cupezza; si infervora poi fra drammatici contrasti nell’Allegro ma non troppo. Di sottile, sorridente malinconia è l’Allegro con grazia successivo, un elegante valzer nell’insolito tempo di 5/4. Energico e movimentato, fin quasi alla frenesia, è il terzo movimento Allegro molto vivace’. La ‘Patetica’ si conclude imprevedibilmente con un tempo lento: il funereo Adagio lamentoso che sembra oscillare fra disperazione e calma rassegnata. Ascolto la musica che mi scivola addosso, scivola sul mio corpo unto di sudore, ché il caldo oggi ammazza, mi spacca lo stomaco e tu non sei qui e non so come continuare a vivere, tu non sei qui e non so spiegarmi il perché della tua fuga, tu non sei qui in questa sera dove Cajkovskij fa compagnia al mio corpo smembrato.
Biografia dell’autore
Rossano Astremo è nato nel 1979. Cura il periodico di scrittura e critica letteraria Vertigine (vertigine.clarence.com). È redattore della rivista di letteratura invisibile Tabula Rasa. Collabora con il Nuovo Quotidiano di Puglia e col settimanale d’informazione Città Magazine. È stato autore e curatore di diverse operazioni editoriali autoprodotte. Suoi testi sono comparsi su numerose riviste letterarie on line e cartacee. Molti suoi scritti possono leggersi su Poiein (www.poiein.it) e Musicaos (www.musicaos.it). Ha pubblicato Corpo Poetico Irrisolto, con la Besa Editrice, ed è presente nelll’antologia Poesia del dissenso, edita dalla casa editrice Transference, con testi dello stesso Astremo, Fabio Ciofi, Gianmario Lucini, Erminia Passannanti. La carne muore è il primo romanzo che ha portato a termine.
Contatti:
rossanoastremo@libero.it,
3475206564
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a questo indirizzo http://www.vaidiqua.it/rossano/ potete trovare un mio spazio web personale, donatomi gentilmente dal grande gianmario lucini. potrete trovare molte delle cose che scrivo, che compaiono su www.poiein.it sito curato amabilmente da lucini, ma anche scritti prodotti nel corso.
rossano
vertigine, 6 dicembre_sono recensito, quindi esisto
Vertigine, settimanale di precarietà letteraria a cura di Rossano Astremo

0. premessa
Presentavo qualche giorno fa a Lecce, alla presenza dell’autore, l’interessante libro di Michele Trecca L’albergo delle storie, una raccolta di dieci anni di recensioni fatte per la Gazzetta del Mezzogiorno, che può essere considerato una sorta di mappatura in grado di evidenziare le linee di tendenza della narrativa contemporanea nostrana. Quello che mi ha colpito in Trecca è l’importanza che attribuisce alla funzione del recensore che scrive per le terze pagine dei quotidiani, poiché aiuta, sia attraverso una critica benevola, elogiativa, sia attraverso una critica devastante, limitativa, a far parlare del testo in questione, quindi a farlo esistere. Il caso di Melissa P. può essere paradigmatico per quello che intendo dire. Quanti critici ci hanno vomitato addosso? Quanti quotidiani hanno considerato questa diciassettenne siciliana in preda a convulsioni ormonali l’acme di una operazione commerciale ben condotta? Beh, cento colpi di spazzola ha venduto quasi un milione di copie e Francesca Neri ha persino acquistato i diritti per farne un film. Il recensore opera delle scelte che aiutano il successo editoriale del libro. Fin qui niente di nuovo. Il problema è che, visto il surplus di libri che l’italietta editoriale sforna, non tutti meritano l’attenzione che dovrebbero. Quindi, in questo spazio, vi parlerò in breve di libri che non hanno la giusta risonanza critico-mediatica.
(la foto ritrae il vile recensore)
1.Giorgio Sannino, Assolo, Edizioni Il Foglio
Giorgio Sannino è nato a Bergamo nel 1968. Ha tralasciato la sua grande passione, la musica, per dedicarsi completamente alla scrittura. Ha vinto alcuni premi letterari e ha scritto tre romanzi, il terzo dei quali, Assolo, segna il suo esordio editoriale. Ciò che colpisce della sua prosa è la liricità d’espressione, la sua è una scrittura che predilige alla scansione ritmata di azioni in grado di strutturare l’intreccio la levità di un linguaggio paradigmatico, che predilige il taglio metaforico: “Sono l’odore nella pancia della lamiera. L’odore di tre giorni di attesa sul molo, gli occhi in fuga continuamente alle spalle. Sono l’odore di un posto in piedi stipato tra gli altri, l’odore di una stiva dove si dorme in mille. Ho negli occhi il miraggio di una via di fuga che è una linea all’orizzonte nei giorni senza foschia.”
2. Pamela Serafino, Balenii d’esistere, UM5 Gallipoli
Esiste nei racconti di Pamela Serafino una costruzione prosastica che agisce attraverso scatti furtivi, frammenti d’esistenze, riflessi specchiati. La sua è una scrittura che predilige una paratassi sincopata, spezzettata, quasi sussurrata nello sfiato di suoni sbozzati e soffiati. Le donne descritte da Pamela sono fragili, nella continua problematizzazione del presente, non riescono a darsi risposte, molto spesso si adagiano nella continua interrogazione. L’amore è un tema centrale, ma molto spesso la tematica amorosa è utilizzata come valvola tonale attorno la quale intessere il dispiegarsi di minimi eventi quotidiani. Un buon esordio. Attendo prove più audaci e una casa editrice più degna. UM5 Gallipoli non s’offenda!
3. Giovanni Argentina, Il corsare del cuore, Schena Editore
Giovanni Argentina è nato a Massafra nel 1965. Ha pubblicato presso Dellisanti Editore Domande in maschera, dodici racconti più uno. In Il corsaro del cuore, raccolta di testi poetici, tutto sembra avvolgersi attorno alla tematica religiosa. Il libro di Argentina parla della sua conversione al Cristianesimo. Una poesia di un solo verso sintetizza il tutto: “Dio ricompensa”. Per lettori in crisi mistiche o per addetti ai lavori.
4. Cataldo Dino Meo, C.D.M., Lev Edizioni
Quando si parla di Cataldo Dino Meo è necessario mettere in ballo un sostrato culturale che si nutre di Artaud, Burroughs, Miller, Hendrix, Beatles, Oliver Stone. Meo è un citazionista performer poeta malato geniale folle oltre ogni modo. La sua è una poesia allucinata, vibrante, razionale nella sua tossicità. Solo per divertirsi: “L’Uomo…l’Uomo…l’Uomo. / Chi se ne Fotte. Che Crepi!”. Lo consiglio a tutti coloro i quali sono in crisi di idee. Meo è una fucina di orgasmi in parole. Amarlo o Odiarlo, nessun compromesso.
5. Stefano Lorefice, Cosmo Blues Hotel, Edizioni Clandestine
Stefano Lorefice è uno scrittore dalle grandi qualità. Ha pubblicato con Edizioni Clandestine Prossima fermata Nostalgiaplaz (2002), Budapest swing lovers (2003) ed ora questa serie di brevi racconti raccolti in Cosmo Blues Hotel. Mi piace, nei suoi racconti, la velocità che si respira, la successione di azioni che rendono i suoi testi idonei alla trasformazione in soggetti cinematografici alla Tarantino. Tematicamente nulla di nuovo, frange idiosincratiche pulp in tutte le salse, ma, non è poco, si leggono tutto in un fiato senza cadute soporifere. Esempio: “Siamo stati a letto. Le piace come bacio, dice che bacio da innamorato. Dice che la gelosia è dannosa. Dice che se viene a letto con me è perché le va, punto e basta. Troia.” Alla prossima, Stefano. Osa con un bel romanzone.
6. Vito Antonio Conte, L’improbabile vera storia di un uomo chiamato Luna, Luca Pensa Editore
Conte, laureato in giurisprudenza con lavoro a tema, classe ’61, è una dei nuovi poeti che agisce nel fertile territorio salentino. Ha pubblicato sempre con la Luca Pensa Editore le raccolte di versi Polvere di sesso e Blues delle 14,30. Con L’improbabile vera storia di un uomo chiamato Luna è alla sua prima prova prosastica. Le impronte di un dna lirico incancellabile sono evidenti. Conte ama la letteratura americana, quella spugnosa e sporca che ha come punto di riferimento Bukowsky, ma il romanzo in questione affila i tratti spigolosi di alcune sue poesie per muoversi adagio su tematiche tenui, alchemiche, intimiste. Una storia ben scritta, quella del protagonista Teo, con un buon incastro simbolico che s’intreccia all’evolversi della storia. L’introduzione di un certo Polo non rende merito al testo. E non s’offenda, per cortesia. Un romanziere esordiente va sempre incoraggiato! Cosa che non è stata fatta.
7. undicesimo numero di musicaos (www.musicaos.it)
SICAOS 11. Novembre 2004]]. Uno sguardo su poesia e letteratura a cura di Luciano Pagano e Stefano Donno. In questo numero. ESORDIENTI: Irene Leo, Gioia Perrone TESTI: Marina Pizzi [Una camera di conforto] Oronzo Liuzzi [BIO], Elio Coriano [Haiku] Rossano Astremo [Corpo Poetico Irrisolto] Elisabetta Liguori [La certezza dell'abete] Maria Zimotti [Via Iqbal Masih] Giovanni Santese [Sulla via delle parole dette e mai confermate] Paolo Macrì [da "Trenta poesie"] Vito Antonio Conte [Poesie] Tiziano Serra [Belli Zigomi] Beatrice Protino [Poesie] Giovanni Matteo [Carni Paesane] Marta Ampolo [Dita in piazza] INTERVENTI: Pamela Serafino [Dissimiglianze di C.A. Augieri] Andrea Aufieri [per i novantanni di Bodini] Augusto Benemeglio [Maurizio Nocera, Crepuscolo nel mare di Gallipoli] Luciano Pagano [Brevi considerazioni sull'editoria salentina (lo stato dell'arte)], [La notte dei blogger, a cura di Loredana Lipperini] Vito Antonio Conte [Fabrizio Petrelli, Mandorleamare] CINECAOS Donnie Darko, Shattered Glass DOWNLOAD: I Selvaggi del Borneo produzioni presentano il loro primo lavoro su CD
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La città dalle mura che bruciano
di Rossano Astremo
Tutto prese d’improvviso la piega disdicevole della routine. Il mio primo mese universitario venne scandito da pochi eventi: lezioni, pranzo, lezioni, cena, letture varie, con una o massimo due uscite settimanali. Generalmente, ad accompagnarmi nelle mie avventure serali c’erano Ciro e Paolo. Livio, dopo le dieci di sera, studiava musica. Molto spesso il suono armonico delle sei corde della sua chitarra classica modulava il passaggio impercettibile che mi proiettava dalla veglia al sonno. Amavo essere cullato da quel suono. Livio era un talento puro e fine. A ciò si aggiungeva una costanza di studio invidiabile. Una persona che stimavo. Una persona che veniva costretta da me e Ciro ad ascoltare i suoni stridenti del noise più astratto, le acidità chitarristiche di note sixties, i timbri sbalzati di melodie smarginate. Paolo era un tipo da studiare, non nel senso negativo. Anzi. Era un tipo che macinava chilometri e chilometri a piedi. Indossava un paio di stivaletti neri con la punta proiettata in avanti che creavano disarmonia con la struttura sottile del suo corpo. Molto spesso cenavamo assieme, poi accompagnava Maria a casa sua, dall’altra parte della città, poi ritornava a casa nostra, e poi si usciva. Palo non sembrava stanco. Non era mai stanco. Dava l'impressione di macinare chilometri per necessità. Senza il continuo e quotidiano movimento tra le viuzze cittadine il cuore di Paolo avrebbe cessato di battere. Camminare per continuare a vivere. O almeno così sembrava. Ciro era l’eretico del gruppo. Silenzioso, ma dalle convinzioni inamovibili, specie se condite da buon vino primitivo. Si usciva, quindi. Eravamo tre ragazzi paradossali che avevano poco da dirsi. Compravamo delle birre in qualche locale. Poi passavamo dal Madigan’s. Paolo e Ciro erano costretti dal sottoscritto. La ragazza dagli occhi suadenti non c’era. Continuava a non esserci. Più il ricordo della sua immagina svaniva dalla mia mente, più mi sembrava necessaria. La sua assenza mi stordiva. Cercando di essere obiettivi, non tutti i corsi universitari che seguivo erano da condannare. In particolare, seguivo con attenzione il corso di Lingua e Letteratura Inglese. La docente non era una delle persone più accondiscendenti della terra. Era una vipera zitella che si aggirava attorno ai sessant’anni. Una certa Maria Antonietta Follonica. Aveva dei grossi problemi con la lettura della lingua inglese. Nel senso che conferiva alla struttura lessicale e sintattica inglese una forte accentazione leccese, trasformando l’idioma di Shakespeare in una sorta di neolingua dalle origini non identificate. Però, la Follonica era una studiosa molo attenta alle dinamiche contemporanee dei fenomeni letterari. Il corso monografico affrontava le differenze tra Modernismo e Postmodernismo, il che voleva dire studiare autori e tematiche che avevano segnato l’intero Novecento letterario inglese, da Virginia Woolf a James Joyce, da T.S. Eliot a Samule Beckett, sino ad arrivare a scrittori contemporanei, quali Angela Carter e Salman Rushdie, l’autore del tanto contestato testo Versetti satanici. Un corso che mi aiutò ad aprire la mia mente occlusa. Fu in quel periodo che presi a leggere l’Ulisse di Joyce, romanzo-mondo che più ha contribuito a svecchiare le rigide gerarchie ottocentesche del genere romanzo. Era una lettura che volevo affrontare sin dagli anni del liceo, ma l’incostanza dei diciassette anni molto spesso fa crollare a picco progetti dalla struttura solida. E leggere l’Ulisse di Joyce richiedeva una fermezza da lettore impavido. Era una mattina di novembre, mentre attendevo l’arrivo della Follonica per l’inizio di una nuova lezione e mentre ero immerso nella lettura del monologo fiume di Molly Bloom che chiude il romanzo joyciano, quando i miei occhi si soffermarono paralizzati su un dettaglio intravisto, ma stagliatosi nitido nella mente. Erano due occhi color ghiaccio. Gli stessi della ragazza incontrata nel locale un mese prima. Quella ragazza era entrata nell’aula per seguire la lezione della Follonica. Chiusi il mattone di Joyce. Feci per un minuto esercizi di respirazione e poi entrai in aula. Sì, era proprio lei, non c’era margine d’errore. L’immagine del suo corpo si era iniettata indelebilmente nel mio dna. Avrei voluto tanto che ci fossero stati con me Paolo e Ciro, i quali credevano che quella sera io avessi avuto un’allucinazione alcolica. No, ragazzi, lei esisteva in tutta la sua torbida bellezza ed era seduta in terza fila, sulla parte destra dell’aula. Io cercai di sistemarmi in una posizione strategica. Quinta fila, parte sinistra dell’aula. Avrei potuto osservare il suo profilo per l’intera durata della lezione. Questa volta non potevo lasciarmi sfuggire la situazione di mano. Avrei dovuta fermarla. In qualche modo. Con qualche scusa banale, magari al termine della lezione, magari con qualche domanda del tipo ‘hai trovato interessante la lezione?’, o del tipo ‘sei nuova del gruppo, se vuoi posso passarti tutti gli appunti della Follonica’, sì, ma io non avevo mai preso appunti, ma non aveva importanza, avrei dovuto sapere ad ogni costo il suo nome. Al solo pensiero le gambe erano in subbuglio per il tremore.
(6/continua)
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