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Archivio Giugno 2004

poesie all'interno del romanzo inedito

di (30/06/2004 - 19:00)

(entro la fine di quest'anno spero di dare alle stampe il mio primo romanzo frenesia delle natiche. quest testi sono presenti all'interno del romanzo. buona lettura).

Rossano Astremo

1.

Cosa è rimasto da raccogliere?

Cosa è rimasto da respirare?

Quest’oggi sto male,

mi guardo riflesso nello specchio

grigio che mi toglie ogni sapore,

che mi impedisce di ansimare,

non posso far altro che nascondere

la mia testa sotto il materasso

di paglia e seta.

Cosa è rimasto da raccogliere?

Forse solo i limpidi battiti del proprio cuore

da aprire e impollinare,

per poi nuovamente germogliare,

nel lontano amore da ricercare.

2.

Con questo sole faccio fatica

ad alzare le mie mani

posate sul mio pene eretto della nostalgia.

Ho la testa che in cerchio mi uccide,

ho la testa che perde sapori mai prima colti,

ho la testa sbilenca per il troppo vino bevuto,

ho la testa che morde per la masturbazione

continua, per la masturbazione iterata,

pensando a te, al tuo culo acido,

ai tuoi seni santi, alla tua fica beata

che vorrei tanto venerare,

mentre il sole consuma ogni mio briciolo

di sanità, ogni mio briciolo di equilibrio mentale.

3.

Striscio per strada con il ritmo

dei cani randagi ad accompagnare

i miei passi consumati

nel febbrile movimento dei muscoli contratti.

Striscio per strada e non ho nulla da dire,

vi giuro, nulla da aggiungere

a quanto masticato quest’oggi,

con terribili incubi mattutini

che mi ammazzano e mi colpiscono

feroci dietro la nuca,

con il pensiero della morte che mi ossessiona,

con il pensiero della morte che sguscia via

e s’impossessa del mio corpo di vetro,

del mio corpo di scheletro dal fegato rigonfio.

4.

Sei entrata nella mia vita di soppiatto,

con i tuoi neri capelli

il tuo corpo di cristallo

e la tua verginità prorompente,

la tua verginità provocante,

la tua verginità, a tratti, disarmante.

Ora non posso fare più a meno di te

e soffro per questo

vincolo che mi hai imposto,

per queste catene con le quali mi hai cinto,

e piango mentre sono nel piccolo

bagno di questa casa che mi soffoca,

pensando continuamente alla mia morte,

senza niente da mangiare,

aspettando con straziante ansia la tua venuta,

per guardarti un’altra volta, forse l’ultima volta.

5.

Raccogliere vermi del mio giardino

mi fa sentire meno solo,

in questa mattina dove il tempo stenta a passare,

dove Melpignano è desolata,

senza nessuno che passa dalla mia casa

per un saluto, per una parola,

anche smozzicata, anche farfugliata,

da scambiare.

Raccogliere vermi del mio giardino,

è rimasto da fare questo,

aspettando la tua venuta,

aspettando che il tuo corpo posi leggero

sulla mia sedia, aspettando

di poter leccare il punto preciso

sul quale hai poggiato il tuo culo,

per assaporare anche solo un attimo del tuo sapore.

Ho il ventre che mi scoppia dal dolore,

ma prima di divenire cenere

donami per un briciolo di eternità

lo splendore pulsante che si cela tra le tue cosce,

anche solo per un briciolo di eternità.

6.

Solo pochi istanti,

solo altri pochi istanti

e oggi sarei saltato addosso a te,

con il mio sesso ti avrei cosparsa di sperma,

perché ti desidero sino a star male,

ti desidero senza freno,

ti desidero e non posso farci nulla

e ciò che mi fa andare avanti

è sapere che prima o poi accadrà,

prima o poi sarai mia,

aprirai le tue gambe alla mia ossessione

e questo mi fa andare avanti

e questa è divenuta la mia unica ragione di vita.

7.

Sei andata via,

è successo pochi attimi fa.

Volevo solo leccarti tra le cosce,

ma tu non hai voluto,

tu, spaventata, sei fuggita

e ora perché trascinarmi,

perché continuare a trascinarmi

in questo mondo che non mi appartiene,

in questo mondo al quale non appartengo?

Ora che sei andata via

il profumo della cenere,

di questa cenere che mi donerà solo morte,

diviene asfissiante,

penetra con ritmo tra le mie tempie

di latta e plastica.

Sei andata via e

ora poggio il mio capo unto di disperazione

sugli spigoli della mia pazzia.

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non si muore tutte le mattine, vinicio capossela

di (29/06/2004 - 18:20)


Un romanzo scomponibile, una cassettiera, un condominio in cui si varcano soglie diverse che portano in luoghi inattesi. Si procede in un concertato di scritture, per rotte, capitolazioni, gironi, spurghi e serenate. Assediati, sotto basse luci allo iodio, si intravedono schiere di ussari, ulani in miniatura, cappellerie a cavallo, costruttori, guastatori, farneticatori, rebetici, sollevatori di pesi, macchine morte, riparatori tv, le balene Franche, l’Animale del Chiavicone, le macerie di Sarajevo, Stambul, la piana ipermercata, l’ospitalità tangenziata, i doppi vetri dei motel, l’amicizia virile, la fine della gioventù, lo Sprechen Deutsch, l’onore, l’orrore, la lealtà, un vestito leggero a ciliegie rosse, Goyeneche, Troilo, Tony Castellano, Jeff Buckley, Glenn Gould, Napoleone. Non si muore tutte le mattine è un’opera sull’ambizione, l’impresa, la resa e la grazia.

Una stagione all’inferno. Dove l’inferno è l’io di chi racconta e insieme la scena, metropolitana, suburbana, in cui si muove, di volta in volta accompagnato dall’amico di sempre, Nutless (ma anche Noodless), maniaco dell’Impresa (l’impresa! L’impresa!) che deve lasciare un segno nella materia vivente e dall’amico alcolico e diabolico, Chinaski, demolitore di certezze e sentimenti che non siano compresi fra la parola ubriaca e l’amicizia virile. Si procede per gironi, per sconfitte, per capitolazioni. Si procede muovendo dal centro verso l’esterno, dal chiuso di uno scantinato – in cui arriva filtrata la musica del giorno e della notte – verso il quartiere (il barrio), primo stadio dell’appartenenza, e poi verso l’angoscia delle tangenziali, della piana ipermercata, e ancora verso un surreale interregno – non è più città, non è ancora o non sarà più natura – dove tutto può accadere. Oltre vi è solo il viaggio, un viaggio lungo le strade defraudate di storia e di vita della Balcanìa, verso i confini estremi di Stanbùl, nelle taverne in cui la musica del rebetico riconferma vitalità e sconfitta. Il viaggio in cui s’accende il fantasma gentile e paziente di una presenza femminile, un’accompagnatrice con vestito a ciliegie rosse. Solo in questa "discesa" o esplorazione si può toccare, anche solo sfiorare, l’epopea dell’esistere. Non a caso il libro si apre su Napoleone Bonaparte – con la sua Beresina, con la sua Waterloo – quasi a siglare con una visione impigliata nelle maglie della storia il senso della caduta. Vinicio Capossela racconta, con talento e un senso originalissimo del linguaggio, il suo mondo, un mondo generoso di ossessioni, acceso di visioni, popolato di eroi-perdenti, musicisti, fantasmi dell’anima, compreso fra l’impudicizia della confessione (quella che l’autore assimila allo spurgo) e la ricerca della bellezza, magari nascosta, magari polverizzata ma pronta a tornare a illuminare la notte, a placare l’ansia del giorno assolato.

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poesie del sol levante, venerdì 2 luglio_officine culturali ergot

di (29/06/2004 - 11:11)

Venerdì 2 luglio presentazione del secondo libro in versi di Luciano Pagano

Poesie del sol levante, versi senza copyright stampati su carta riciclata

di Rossano Astremo

Verrà presentato Venerdì 2 luglio, presso le Officine Culturali Ergot di Lecce (www.ergot.it), a partire dalle ore 20,30, il libro di poesia di Luciano Pagano, Poesie del sol levante, stampato dalla collana poetica autoprodotta “I Quaderni di Vertigine”. “I Quaderni di Vertigine” nascono come tentativo di veicolare poesia a basso costo, unendo alla dinamica della diffusione delle idee (da qui l’assenza di copyright sui testi) quella del rispetto dell’ambiente, come dimostra la pubblicazione dei testi con carta riciclata. Luciano Pagano, con Poesie del sol levante, ritorna alla produzione in versi dopo un’assenza durata cinque anni, dopo la pubblicazione del libro collettivo Venenum, e dopo l’esperienza della produzione di due romanzi, OPUSCRIPTU corpofranto (2001) e Celle/Visione (2003). I testi che animano le quaranta pagine del libro raccolgono le esperienze di vita accumulate dal poeta in questi anni. Sono poesie sofferte, mai scontate, a volte profondamente cerebrali, un pugno nello stomaco che non lascia indifferenti: “soltanto chi scrive sa odiare come si deve/ come si deve sa dimenticare e ordinare/ sulle liste del proprio corpo il perdono/ inamissibile”. Il tema della riflessione del perché continuare a fare versi emerge con costanza, generando una sorta di piccolo viaggio metapoetico: “questa mia tua poesia, così poco esaltante, così poco commerciale,/ molto poco vendibile, elargita, regalata, questa mia tua poesia esaltata/ in quarti d’ora che son densi come quarti di secolo, brevi come quartine/ e fetenti come quarti di carne ammuffiti, questa mia tua poesia/ che conta poco se è vero che i fogli volanti corrono come messaggi/ e come questi si perdono”. Pagano crea questo piccolo mondo possibile in versi, affinché il poeta, bistrattata piccola figura di un grande globo che lo divora, possa ritagliarsi un ruolo non marginale, ma presente, attivo, dinamico, con una sua funzione agente nei cambiamenti della società: “un giorno avrai bisogno di un poeta/ incapace di mentire ed infallibile, / un retore che muti/ ogni tuo scacco in premio, ogni rigoglio/ ogni tua piccola morte./ quel poeta divorerà i binari/ inseguendoti fino a casa/ dentro al letto”. Con questa sua opera Pagano raggiunge una sua maturità innegabile, imponendosi come voce di spicco nell’ambito del panorama poetico della nostra terra.

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editoriale del quarto numero di vertigine

di (28/06/2004 - 17:32)

Editoriale

 

Vertigine, il periodico di scrittura e critica letteraria nato nelle terre desolate di un Salento asfittico e cancerogeno, compie un anno. In questo lasso di tempo abbiamo fatto passi da gigante. Vertigine, rivista marginale, graficamente essenziale, con problemi di distribuzione e di penetrazione nel territorio nazionale (si spera ancora per poco), ha raccolto, nei precedenti tre numeri, attestati di stima e consensi, anche da lettori lontani anni luce dal nostro sud del sud.  Questo non ci appaga, ma, al contrario ci motiva profondamente. Questo numero ne è la dimostrazione. Il quarto numero di Vertigine fa il punto sulla situazione attuale della narrativa italiana, particolarmente ricca di ottimi scrittori e di testi degni di nota. Vertigine, come sua consuetudine, non vuole essere esaustiva nella trattazione del tema in questione, ma germinativa, pungolante e problematica. Il primo scrittore che abbiamo ospitato è Giuseppe Genna, autore di Grande Madre Rossa, ultimo suo romanzo uscito recentemente con Mondadori. In Italian Renaissance, Genna attua un suo personale viaggio tra le tortuose strade della letteratura italiana, soffermandosi su alcune figure essenziali della narrativa degli ultimi anni, Antonio Moresco, Wu Ming, Cesare Battisti, Tiziano Scarpa, Valerio Evangelisti. Sottrazioni di Giulio Mozzi è la risposta a caldo all’articolo polemico di Mauro Covacich pubblicato su L’Espresso, la prima settimana di gennaio 2004, dal titolo Ho le vertigini da fiction. Mozzi cerca di mostrare i limiti della posizione di Covacich, il quale rimprovera agli scrittori italiani l’incapacità di introdurre brandelli di realtà nelle loro storie, a differenza di autori quali Wallace, Houellebecq,  Pelevin,  Palahniuk, DeLillo. La polemica sui limiti della nostra letteratura si è spostata a febbraio da L’Espresso alle pagine dell’Unità, con un articolo del “sommo” Romano Luperini dal titolo Intellettuali, non una voce. Mentre Covacich attua una denigrazione su considerazioni “spaziali” della nostra letteratura (scrittori italiani vs scrittori del resto del mondo, con un occhio di riguarda per l’America), Luperini getta merda addosso a tutti attuando una denigrazione su basi “temporali” (scrittori italiani del 2000 vs Volponi, Pasolini, Sciascia, Morante). La risposta più incisiva a Luperini è stata data da Scarpa, sempre sulle pagine dell’Unità, con un articolo dal titolo La generazione dei padristi, di cui riporto un pezzo: “Luperini ha letto Kamikaze d’Occidente di Tiziano Scarpa? Ha letto i Canti del Caos di Antonio Moresco? E I cani del nulla di Emanuele Trevi? E Io non ho paura di Niccolò Ammaniti? E A perdifiato di Mauro Covacich? E Nel condominio di carne di Valerio Magrelli? E La camicia di Hanta di Aldo Busi? E Chiudi gli occhi di Raul Montanari? Le poesie di Ivano Ferrari? Le inchieste di Gianfranco Bettin? I reportage di Sandro Veronesi? Ha visto la Tragedia endogonidia della Societas Raffaello Sanzio? I film di Matteo Garrone e di Emanuele Crialese? Ha dato un’occhiata agli atti del convegno Scrivere sul fronte occidentale? E al Tradimento dei critici di Carla Benedetti? E all’Invasione di Moresco? E Alla periferia di Alphaville di Valerio Evangelisti? E ai suoi thriller metastorici? E a quelli metacontemporanei di Giuseppe Genna e dei Wu Ming? E ai libri fuori da ogni classificazione di Antonio Franchini e Michele Mari? E al lavoro culturale di Daniele Del Giudice per Fondamenta? Si è mai connesso alla rete? Ha visto che sono sorte riviste culturali e politiche come Carmilla, I Miserabili, Nazione Indiana? Ha mai verificato quante traduzioni dei romanzi italiani circolano all’estero?”. L’elenco di Scarpa non è esaustivo, poiché non si può dimenticare il grande lavoro di piccole case editrici come minimum fax, che ha sfornato narratori quali Nicola Lagioia, Christian Raimo, Francesco Pacifico, Valeria Parrella, come Sironi, dalla quale sono emersi scrittori come Umberto Casadei, Tullio Avoledo, Antonella Cilento, come peQuod, che ha pubblicato i romanzi d’esordio di Marco Mancassola, Mario Desiati, Martino Gozzi. Alcuni di questi autori sono presenti in questo numero di Vertigine. Antonio Moresco ci offre, nel suo L’artista pensatore, una lettura di La macchina mondiale di Paolo Volponi. Francesco Pacifico, nel suo Teoria e Pratica della riflessione letteraria parte da una frase di Moresco, tratta da I Canti del Caos, per dimostrare la differenza teorica che esiste tra la sua scrittura e quella dell’autore mantovano. Seguono poi brevi interviste a Tommaso Pincio, l’autore geniale di Un amore dell’altro mondo, Nicola Lagioia e Mario Desiati. Vertigine è lieta di ospitare un estratto dal romanzo inedito di Wu Ming 1, New Thing, che uscirà a fine ottobre, a cui segue una lettera di Gillioz, autore dell’inedito romanzo fiume Neuropa, ad Antonio Moresco, dove espone alcune considerazioni sulla sua azione eversiva di scrittura. Il quarto numero si conclude con un estratto dal romanzo inedito Cieli di Grano, dell’autore salentino Luciano Pagano, curatore del sito letterario Musicaos.

La narrativa italiana vive una fase dal profondo spessore di idee e contenuti, ogni periodo socialmente e politicamente contorto produce una sua letteratura alta, nonostante quello che dicono i vari accademici avvizziti come Luperini.

Ringrazio Annalisa Macagnino per le sue illustrazioni che impreziosiscono, come ogni numero, la rivista, e tutti quelli che con il loro sostegno rendono possibile la continuazione di questo progetto. 

Vi auguro buona lettura.

 

Rossano Astremo

 

 

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wu ming a lecce_22 maggio 2004, mitopoieisi di una serata

di (28/06/2004 - 17:29)

Lecce 22 maggio

due giapster e la presentazione di Guerra agli Umani

(Paola, Leonardo Zozzi e il declino dell’Occidente)

 

rossano astremo & luciano pagano

 

1. [ r.a.]

Wu Ming1 e Wu Ming 2 a Lecce, in una calda mattina di maggio (dopo un’assenza di quasi tre anni dalla presentazione di Asce di Guerra). Alla stazione WM1 mangia un panino, un trancio di pizza e beve un succo. WM2 si accontenta di brioche e cappuccino. Li porto a casa, si docciano (WM2 sotto la doccia fischietta degli strani motivetti anni ’60), WM1 ha sonno, beve un tè verde, si ridesta, li porto un po’ in giro (mostrando loro alcune chiese barocche senza la conoscenza delle quali la loro venuta a Lecce sarebbe insensata… forse). Poi a casa, dove le ragazze della piccola comune di via Toma hanno cucinato per loro: orecchiette al pomodoro con ricotta forte, zucchine ripiene di ricotta, macedonia, dolci del posto. I due gradiscono. WM2 ha il verme solitario. Noi meridionali abbiamo orgasmi multipli quando un ospite gradisce il pranzo. Si avvicina la sera della presentazione. Entriamo nel convento. Composto, Wu Ming assiste alla presentazione dell’ultimo romanzo di Carofiglio, del lavoro del collettivo romano Erre, dell’ultimo numero di Nuovi Argomenti, Italville. Qui la compostezza viene meno, deturpata alla radici dal profluvio di parole sull’importanza di essere calabresi oggi (prendendo in esame Paola come sineddoche del tutto) da parte di uno dei narratori presenti nella rivista (un certo Mauro Mandolino), con Mario Desiati, curatore del numero, che sbuffa come un cammello in agonia, con la sudorazione che si espande sul suo bel gessato a macchia d’olio. Ore 21, è il loro momento. Tre minuti di video per spiegare le sacrosante ragioni della scelta di stampare Guerra agli Umani e i successivi libri con carta riciclata. Prende la parola WM1, parla del lavoro del collettivo, dei loro prossimi progetti, dell’aspetto fondamentale che riveste la Repubblica Democratica dei Lettori, poi WM2 si sofferma sul romanzo, parte dai titolo di coda, il suo discorso ti prende alla grande, la sala con più di cento persone è in religioso silenzio, ma si respira il profumo della fine. Alla 22 e 30 si prepara una performance poetica sulla crisi dell’Occidente dopo l’11 settembre. Poche domande e Wu Ming riceve il meritato applauso finale. Immediatamente compare sulla scena il poeta Leonardo Zozzi (ogni riferimento a persone o fatti realmente esistiti è puramente casuale). Sbraita parole del tipo sangue, cazzo, violenza, torri gemelle, lui ripiegato sulle sudate carte a scrivere il poema della vita, mentre con ossessione rimanda il videotape con gli aerei che si ficcano nelle Twin Towers (poesia tragica la sua), e poi giù insulti a Wu Ming (che nel dialetto troglodita di Zozzi vuol dire “te la metto in culo” o qualcosa del genere. Lui sì che conosce ciò di cui parla!), minacce al Wu Ming con gli occhialini (come lui lo chiama) che lo guarda divertito e che alla fine del suo discorso logorroico gli si avvicina complimentandosi con una pacca più che amichevole sulla spalla. Si rischia la rissa. Ma Zozzi è tutto fumo e niente arrosto, nei suoi occhi si legge una rabbia infantile, quella che ti prende quando il tuo castello di sabbia viene distrutto dalla cagata di un pastore tedesco. Si chiude nella sua gabbia assieme a suoi tre poeti scagnozzi per la performance, mentre portiamo Wu Ming (che tuttora credo abbia difficoltà a smettere di ridere pensando a Zozzi) a bere qualcosa. Leonardo Zozzi: Il declino dell’Occidente ha trovato un suo nuovo alleato.

 

2. [ l.p.]

 

Ciao, sei WUMING? Dov'è WUMING? No, non sono WU MING, sono Luco, rispondo al fotografo che vuole scattare una foto a WU MING, ne è in cerca da quando ha messo piede qui dentro, dovrà accontentarsi di due scatti alla copertina di qualche libro. Ma io sono Luco, almeno per il momento. Di fianco a me c'è seduto WM2, prima che inizi le presentazione di Guerra agli Umani, dove ci sarà insieme a lui WM1, siamo seduti fuori dalla saletta, ascoltiamo dagli amplificatori la voce d'autore d'un altro libro, pomeriggio assolato, nell'atrio di un ex-convento. Prima del fotografo si è presentata una docente di letteratura cinese, incuriosita dalla presenza di un autore a lei sconosciuto, ha chiesto da dove viene questo WU MING, forse vuole sapere la zona geografica esatta della Cina. Non so rispondere, sulla geografia sono impreparato, preferisco la narrativa, le dico, stasera presentazione e poi performance poetica sul declino dell'occidente.

La stanza è gremita, ordinatamente gremita di persone, qualche ragazzo si siede per terra, mi siedo anche io, al mio fianco adesso un uomo sulla cinquantina piega forsennato una risma di A4 fotocopiati, trasformandoli in una risma di A5 piegati, la presentazione comincia, alterno l'ascolto di WM1 al ritmo di piegatura dei fogli. Prima di loro è stato presentato il numero di Nuovi Argomenti, presente un autore, proveniente da Paola. Quale è la distanza che si deve compiere per arrivare da Paola a Pechino? I termini della questione non sono semplici, la Cina è un modello di sviluppo narrativo? WM2 racconta i motivi scatenanti della sua ispirazione. Il pubblico interviene con diverse domande, una delle quali insistente "Ma voi avete intenzione di costruire una nuova metafisica?"

Il tempo a disposizione diminuisce sempre di più per l'avvicinarsi di una performance sul declino dell'Occidente, la poesia è imminente, bisogna essere cauti, l'intenzione del narratore è molto più ambiziosa e non può certo arrestarsi alla costruzione di una metafisica, anche perché il re di questa metafisica alternativa potrebbe scalzare a pieno titolo il dio/Gibbone dal quale tutti discendiamo onorevolmente.

Il narratore costruisce un nuovo universo, per mostrare le cose come potrebbero essere, oppure per aprire una finestra sul passato e darci un'altra chiave di lettura di episodi già conosciuti.

Quand'ecco irrompere la poesia, WU MING 1 e WU MING 2 hanno parlato molto, la poesia incombe, la poesia è la poesia, e Paola? Che fine ha fatto Paola, dov'è Paola? Da queste parti siamo sanguigni, oppure facciamo finta di essere sanguigni, oppure pretendiamo che tutto sia sangue, dalle nostre parti siamo pulp ante litteram mi verrebbe da dire e mi rido addosso da solo, la performance incomincia, chiusi dentro una gabbia, nascosti e mascherati, di noi visibili solo le ombre come uomini della caverna di Platone, alterno l'ascolto alle sigarette fumate nell'atrio, dovrei smettere di fumare, nel frattempo, da un'altra parte, WM1 e WM2 sono andati, l'uomo della caverna sembra essersi appostato da qualche parte a guardare tutta la scena, a seguire la presentazione, a (de)gustare la poesia di qualcos'altro che non sia performance, un personaggio in carne ed ossa, Marco "Walden" porta con sé qualche libro, la sua pila di cd.

 

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la narrativa italiana nell'epoca delle bombe (intelligenti)

di (28/06/2004 - 10:08)

in anteprima il sommario del quarto numero di VERTIGINE.

Editoriale di Rossano Astremo

Italian Renaissance di Giuseppe Genna

Sottrazioni di Giulio Mozzi

L’artista pensatore di Antonio Moresco

Teoria e pratica della riflessione letteraria di

Francesco Pacifico

Interviste a Tommaso Pincio, Nicola Lagioia

e Mario Desiati

Estratto dal romanzo inedito New Thing

di Wu Ming1

Lettera a Moresco di Gillioz

Estratto dal romanzo inedito Cilei di Grano

di Luciano Pagano

 

Grazie a tutti gli scrittori per la loro collaborazione,

ad Annalisa Macagnino per le sue illustrazioni

a Musicaos per il progetto grafico

 

in distribuzione dal 10 luglio

 

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io che parlo di blog

di (25/06/2004 - 10:25)

Ho trovato questa cosa che ho registrato il 18 febbraio (www.patriziolongo.com/live.asp). Un'intervista per extranet del critico musicale Patrizio Longo. Io che spiego un po' perché fare un blog, cos'è un blog, blog e ancora blog.

buon ascolto.

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grazie flavio

di (24/06/2004 - 18:25)

vorrei ringraziare flavio santi per gli apprezzamenti manifestati per il mio senza respiro e per il libretto speditomi a casa. lo faccio inserendo un suo testo uscito sul sito di genna, ww.miserabili.com

No logo

Quella foto di Bertold Brecht
di Konrad Ressler, sigaro in bocca,
giacca di cuoio: cosa dice? dove va?
Che il proletariato è morto?
Che siamo incapaci di rivoluzioni?
Non saprò mai come è andato
a finire quel mio sogno su io
che sono partigiano ma ho paura,
imbraccio il fucile col senso di morte
ma scappo tremando, mi sembra di ricordare.
Ma se abbiamo paura della morte in sogno,
questo sembra sussurrare Brecht,
dal cartone ingiallito della stampa,
vita assassina come farò
a chiamarti bellissima?

 

 

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letterina di moresco su senza respiro

di (24/06/2004 - 18:18)

Milano 10 giugno 2004

Caro Rossano,

ho ricevuto le tue poesie, che ho letto una prima volta velocemente (per l'impossibilità di fare meglio in questa settimana affastellata), ma che rileggerò più avanti, La prima impressione che ho avuto è quella di un cantiere aperto e di forte tensione. Mi fa piacere che tu apprezzi quanto sto cercando di fare. Se ti sembra di trovarci qualcosa di buono per te, va bene. Ma quanto al resto, l'unico consiglio che posso darti è: fottitene di Moresco! Se mai ti capiterà di passare per Milano, fammelo sapere che andiamo a angiare una pizza insieme. Un caro saluto e un incoragiamento,

Antonio Moresco

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a castellana grotte

di (24/06/2004 - 12:18)

Programma

Leggendo a luglio

il libro possibile

7-11 luglio

Astremo Rossano

alcuni dei protagonisti

 

 

Mercoledì 7 luglio ore 20.00

Giuseppe Culicchia

“Il Paese delle meraviglie” (Garzanti) Premio Grinzane Cavour

Presenta Marco Brando (giornalista del Corriere del Mezzogiorno)

Ore 21.30

Antonio Lanera

Presenta il libro “La Santa cospiratrice” (Manni)

 Ore 22.30

APNEA

Gruppo rock castellanese

 

Giovedì 8 luglio ore 20.00

Christian Raimo

“Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro?” (Minimum fax)

Con la partecipazione di Nicola Lagioia

AA.VV. “La qualità dell’aria” (Minimum fax)

Presenta Nicola Signorile (giornalista Gazzetta del Mezzogiorno)

Ore 21.30

Raffaele Gorgoni (giornalista e inviato speciale RAI)

“Lo scriba di Càsole. Il segreto di Otranto” (Besa)

Presenta Costantino Foschini (giornalista RAI)

Ore 23.00

TERRAE

Musiche popolari mediterranee

 

 

Venerdì 9 luglio ore 20.00

Ivan Cotroneo

“Il re del mondo “ (Bompiani)

Presenta Antonella Gaeta (giornalista Repubblica Bari)

Ore 21.00

Pietro Suber  (giornalista tg5)

“Inviato di guerra. Verità e menzogne” (Editori Laterza)

Con la partecipazione di Enrico Bellano (Fotoreporter TG1)

Presenta Luigi Quaranta (giornalista Corriere del Mezzogiorno)

Ore 22.30

Quartetto Thiasos

“Il viaggio di Penelope”

Viaggio musicale senza tempo, per una insolita storia.

 

Sabato 10 luglio ore 20.00

“BlogTrip, viaggio nella blogpalla”

Incontro dedicato ai Blog nuovo fenomeno di scrittura in rete, a metà strada tra diario personale e giornale, diffuso ormai in tutto il mondo ha conquistato migliaia di italiani negli ultimi due anni sarà l’opportunità per dare “un volto” ai bloggers, nonché l’occasione per i curiosi di fare un “viaggio” nella Blogosphera e riuscirne quindi a capire i processi.

A fare da guida durante questo viaggio, Princess Proserpina (www.pproserpina.net), pugliese decana dei blog. Dietro questo fantasioso nick si nasconde Manila Benedetto, ragazza pugliese classe 1981. Giornalista pubblicista, grafico e copywriter, passa il suo tempo libero a cercare di capire come si scrive un’opera d’arte, senza trovare la soluzione dell'enigma. Collabora da anni per riviste di letteratura e portali d’informazione, ha curato i testi e l'allestimento di mostre, partecipa a convegni sul tema blog, ha un blog da oltre 3 anni, ed ha in pubblicazione con uscita in autunno due libri e in work in progress un romanzo. Di sé dice che ha più scheletri nell'armadio che birre nel frigo.   

Giuseppe Laterza, editore e Presidente dei Presidi del Libro che si dichiara “curioso su questo nuovo fenomeno”. A questi si uniranno tutti coloro, blogger o meno, che prenderanno parte all’evento per condividere idee, esperienze e critiche.

Ore 21.00

Avrà luogo il primo PoetrySlam (Primo in Puglia)

Il Poetry Slam è sostanzialmente una gara di poesia in cui diversi poeti (tra cui Rossano Astremo e Luciano Pagano) leggono sul palco i propri versi e competono tra loro, valutati da una giuria composta dal pubblico, sotto la direzione di Lello Voce.

Ore 22.30

Radiodervish

“Radiodervish fra parole e musica”

 

Domenica 11 luglio ore 20.30

Emidio Clementi

“L’ultimo Dio” (Fazi)

reading  musicale con la partecipazione di Massimo Carozzi (Tastiere)

Presenta Michele Casella (Controradio)

Ore 22.00

Carmela Vincenti

“Una serata veramente orribile”

Monologo teatrale

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ancora prosa: l'incipit del nuovo romanzo

di (23/06/2004 - 19:06)

(un po' di tempo fa misi su questo blog l'incipit di una storia dal titolo il diario del cassiere mirko bordini. la storia è rimasta la stessa, protagonisti anche. ma ho riscritto le prime pagine, che pubblico qui. Buona lettura. .)

 

come cristo morto su una croce rovente

di rossano astremo

(senso di vuoto che colpisce e flagella la bocca dello stomaco)

Lucida mattina. Nella routine che soffoca oltre ogni modo, Mirko Bordini, con occhi tirati e volto gonfio, serve caffè, cappuccini e brioche ai suoi clienti. Nel Day After Bar suona basso 3 volte lacrime dei Diaframma. Residui anni ’80 che ritmano le perle scheggiate di un’esistenza in assoluta discussione.

Nella sala del bar la consuetudine di volti che si ripresentano quotidianamente nella vita di Mirko. Franco l’alcolista, sessantenne dalla barba lunga ed incolta, dal fisico gracile, come stelo di rosa fatta seccare tra le pieghe di un balcone trafitto da un sole in cerca di vendetta.

Franco l’alcolista sorseggia sambuca. Il caffè non è degno di scorrere tra le sue vene di ex operaio del centro siderurgico ILVA. Amianto brilla in estasi. A T. molti nella sua situazione. In attesa di vendetta. Nella morte che, tra sbarre di metallo incandescente, ti sussurra la sua litania da brividi.

Enrico il pazzo, cinquantenne dalla pancia in ebollizione, occhi sbarrati che fissano l’infinito, mani che ruotano nell’aria, costruendo linee immaginarie dai percorsi contorti.

Beve caffè corretto con grappa veneta. Con spalle rivolte verso il bancone, legge la Gazzetta del Mezzogiorno, scuote il capo ogni trenta secondi, salta sul posto (tic nervoso che lo annichilisce).

Poi lui, Mirko Bordini, il gestore di tutta la baracca. Quaranta anni. Quattordici ore di lavoro al giorno, domenica esclusa perché il locale resta chiuso. Dalle sei alle quattordici. Dalle sedici alle ventidue. Tutto questo per non far mancare nulla alla famiglia composta da Federica Negri, moglie, trentotto anni, infermiera presso l’ospedale di G., sottoposta ad orari massacranti di lavoro dal caporeparto. I due coniugi si incontrano di rado. Nella pausa pranzo o a cena, in relazione al turno svolto dall’infermiera. Paola Bordini, diciannove anni, primogenita, ultimo anno del Liceo Classico Moravia di T., bulimica da un periodo non definito. Vomita solo in assenza di entrambi i genitori. Ascolta Joy Division, Cure, Smiths, passione nata rubando i vinili del padre. Legge Burroughs, De Lillo, Dick.

Luce Bordini, quindici anni, frequenta il secondo anno nello stesso liceo della sorella. È conosciuta come la troia del Moravia. Segni particolari: ama farsi inculare.

Mirko Bordini non ha più tempo da dedicare a se stesso, non ha più tempo da dedicare a sua moglie (quando è stata l’ultima volta che è entrato dentro di lei?), non ha tempo di guardare negli occhi le sue due figlie e prendere coscienza della loro avvenuta crescita. Mirko Bordini è nella classica crisi di mezza età. Tutto questo condito da birra D., sorseggiata costantemente dalle otto del mattino alle otto di sera, e ritmata dal via vai delle sghembe figure che si susseguono nel locale. Franco l’alcolista ed Enrico il pazzo passano giornate intere al Day After Bar, si sputtanano mezza pensione, vengono prelevati dalle loro mogli isteriche, oramai coalizzate, puntali, verso le diciannove, quando i due hanno difficoltà persino a respirare.

3 volte lacrime continua a suonare, mentre Mirko Bordini pensa con ossessione alla morte.

Quel senso di vuoto che colpisce e flagella la bocca dello stomaco, al solo pensiero del nero che ci aspetta dopo la vita. Siamo solo cibo per insetti. Pedine piene di merda in attesa di divenire concime. Mentre nella mente di Mirko si aggirano come siluri in cancrena questi pensieri, compare nel locale il fratello Carlo. Psicologo, quarantacinque anni. Un matrimonio andato a puttane. Una dedizione viziosa per whisky e brandy. I due si salutano freddamente. Con gesto automatico Mirko gli versa un bicchiere di Southern Comfort.

- Avrei bisogno di parlarti.

- Sono tutte orecchie.

- Sì, ma non qui. È una questione delicata.

- Allora facciamo stasera, dopo la chiusura del locale.

- Ok. Ti aspetto per cena.

- C’è anche Irina?

- Sì.

Carlo svuota il bicchiere di whisky in un sorso. Esce dal locale. Le spalle arcuate protese verso il pavimento. Occhi incavati. Mani nascoste in tasche scucite. Mirko sorseggia la sua birra. Mentre conati di vomito gli solleticano le viscere.

(solo pochi raggi di sole)

Questa storia di Underworld mi sconvolge. Mi chiedo come cazzo avrà fatto a pensare ad un intreccio del genere. Descrivere decenni di storia seguendo il percorso funambolico di una palla da baseball. DeLillo è riuscito a trascinarmi dalla prima all’ultima pagina. Poi non so se credere a quello che mi ha detto Osvaldo. Secondo lui tutta la storia della palla da baseball è nata a posteriori, nel senso che DeLillo (ma come cazzo fa a credere a una storiaccia del genere!) prima ha accumulato nel cassetto un tot di storie che non lo convincevano a pieno, e poi ha creato l’espediente della palla da baseball in grado di unire i diversi intrecci creati separatamente. Mi sembra una cazzata. Al di là di Osvaldo, penso che Underworld abbia scalzato Pasto Nudo di Burroughs tra le mie letture preferite. Poi dopo pranzo è venuto a trovarmi in stanza mio padre. Aveva l’aria molto stanca. Credo abbia bisogno di un po’ di riposo. Gli ho detto che stavo leggendo De Lillo. Mi ha voltato le spalle, fissando per un tempo indefinito la finestra socchiusa. Solo pochi raggi di sole ad illuminare l’angolo polveroso della mia scrivania. Mi ha detto che anche lui alla mia età aveva una venerazione morbosa per la letteratura americana, (Hemingway, Fitzgerald, Faulkner, Kerouac, Ginsberg) poi una volta all’Università ha scoperto autori come Goffredo Parise (leggi i Sillabari), Giorgio Manganelli, il Moravia di La Vita Interiore, Paolo Volponi (non puoi prescindere da Corporale), Stefano D’Arrigo (l’Horcinus Orca mi ha cambiato la vita). Questa storia dell’Università non gli scende giù. Iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna, 1983. Poi, nell’estate del 1984, l’incontro a T. con mia madre, la passione incontenibile e il frutto del loro peccato, ossia la sottoscritta. Lascia l’Università, torna a T. e i suoi sogni di divenire giornalista vanno a puttane. Gli ho promesso che avrei letto gli autori da lui elencati. Ma prima ho da smaltire un po’ di testi di Burroughs. Sulla scrivani brilla La macchina morbida.

(colore rosso mestruo tra le pareti del water)

Mi sento gonfia. Ho mangiato come una porca. Mangio da fare schifo. Nessuno mi dice nulla. Io mangio senza criterio. Nessuno mi osserva. Mi guarda allo specchio e ho voglia di farla finita.

Ho ingoiato quasi un chilo di gelato. Pensando a cosa. Non ho controllo. Non ho forze nelle braccia. Ho la testa che mi scoppia, ma devo liberarmi, devo liberarmi da questo cibo. Vomito. Colore rosso mestruo tra le pareti del water. Con le mani mi reggo la fronte. Gocce di sudore imperlate che scivolano lungo il viso. Sangue si mescola al cibo che esplode. Respiro a stento. Mi asciugo le labbra. Tiro lo scarico. Tutto il male che ho dentro all’improvviso si scioglie. Torno in camera. Comincio a leggere La macchina morbida, mentre The Queen is dead degli Smiths distende le vene gonfie che ardono nel mio corpo.

(matrimonio che emana profumi di fine)

Federica Negri lava il suo volto nel bagno dell’ospedale. È in pausa, in questo pomeriggio dove i raggi del sole sbiadiscono come cenere infetta incollata su pareti scrostate. Il dottor Adriano Caragli entra con aria disinvolta. Si accosta al lavabo di Federica. Apre il rubinetto, lascia scorrere l’acqua, mentre con mani coperte da guanti sanguinanti crea una grossa immagine a forma di cuore sullo specchio antistante. Federica asciuga il suo volto bagnato. Adriano le si avvicina, comincia ad accarezzarle le guance, mentre le sue labbra si avvinghiano a quelle di Federica. Bagno sigillato. Federica, con cosce aperte, si lascia penetrare dal dottor Caragli. Gode come non lo faceva da anni. Si massaggia i seni. Adriano spinge tutto il suo cazzo nella fica bagnata della sua infermiera. Mentre Mirko prepara caffè ai suoi clienti e pensa con ossessione alla fine di tutto, sua moglie si fa scopare in un bagno lurido e pregno di piscio dal suo caporeparto. Matrimonio che emana profumi di fine. Carni tese in estasi, corpi distesi nella tensione dell’orgasmo, liquidi spruzzati nella fine minima della passione. Il dottor Caragli infila il suo pezzo di carne moscio tra le mutande. Federica si ricompone. Si lava nuovamente il volto, mentre con la mano sinistra distrugge il cuore impresso sullo specchio.

( icone pop, frutto della degenerazione tumorale di MTV)

Luce si muove con velocità sostenuta tra il caos scomposto del suo guardaroba. È alla ricerca dell’abbigliamento giusto. Questa sera esce con Claudio. Diciotto anni. Figlio dell’avvocato Annicchiarico. Le pareti della sua stanza mostrano poster di Britney Spears e Justin Timberlake. Icone pop, frutto della degenerazione tumorale di MTV. Indossa un perizoma e un reggiseno nero. Dalle velate trasparenze i capezzoli si ergono vogliosi. Si avvicina alla scrivania. Tra mucchi di riviste patinate, afferra il cd di Jennifer Lopez. La voce della divetta americana vibra a palla lungo le pareti. Luce completa la sua scelta. Gonna nera con spacco posteriore da brividi. Top striminzito che sostiene a dovere i suoi seni da quindicenne prorompente. Al pensiero del corpo nudo ed esile di Claudio, del suo pene dritto e lungo tra le sue cosce, Luce si bagna come una cagna. La troia del Moravia non ha limiti. Adora collezionare orgasmi. Il pomeriggio, con la sua nube infetta di umido, trascolora in lentezza. Luce è stesa sul suo letto. Con due dite che entrano ed escono dalla sua fica, Luce si dona piacere. La porta della stanza è serrata. Il cd della Lopez suona in loop. Le dita entrano sempre più nella sua fica bagnata. Aumenta il ritmo del movimento meccanico. Manca qualche ora all’appuntamento, ma Luce si prepara nel migliore dei modi.

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astremo e la prosa: ecco su cosa sto lavorando ora

di (23/06/2004 - 19:01)

 

(un monologo che vuole essere un tributo a joyce, un monologo che nasce dal dibattito con gli amici scrittori del salento sull'inesistenza di lecce come topos letterario, un monologo che uscirà, se  mondo editoriale vuole, a settembre, assieme a luglio, breve romanzo inedito del compagno di avventure luciano pagano, con la luca pensa editore, un monologo che è agli inizi e che vi propongo. accetto, naturlamente, vostre dritte).

 

monologo del 16/ 06/ 2004

 

di rossano astremo

 

Questa storia della defecazione, poi, è di tale importanza che una sua non risoluzione mi condurrebbe alla follia. Sono venti giorni che il mio organismo ha abbandonato i ritmi regolari di una volta, cagata alle otto di mattina, caffè, cagata alle otto e trenta, e poi subito nella redazione del giornale per l’inizio della giornata lavorativa. Se poi la sera precedente faccio un pasto ben oltre la norma, ci può scappare un bel cagatone anche nel bagno redazionale. Ora, le spiegazioni di un simile blocco intestinale vanno attribuite allo stress degli ultimi mesi, dovuto alla nomina di caporedattore della sezione “Cultura e Spettacoli” del “Nuovo Gazzettino di Lecce”, con le responsabilità annesse che questa nomina comporta, con le pressioni dei personaggi più strani che negli orari più insoliti entrano in redazione chiedendoti uno spazio su uno spettacolo teatrale di una compagnia dialettale di Melissano. Ditemi ora voi se uno spettacolo dal titolo U testamento tu tata ‘Ntoni può interessare un quotidiano che ha tra i suoi obiettivi quello di avvicinarsi a lettori della nuova generazione. Un’altra ragione in grado di spiegare la mia stitichezza può essere legata a qualche componente del mio organismo andata fuori posto, non so, per esempio un tratto dell’intestino intasato a causa di corbellerie alimentari ingerite oltre la norma, ché poi la mia alimentazione non è delle migliori, la mia compagna mi dice sempre Teo non fare lo stronzo, mangia per bene, perché poi quando a quaranta anni ti trovi in ospedale a farti esportare un pezzo dell’apparato digerente non lamentarti a cazzo di cane e non dire che non ti avevo avvertito. Intestino intasato, apparato digerente esportato o meno, quello che è certo che il sottoscritto, Teo Toma, classe ’66, giornalista professionista dal ’95, caporedattore delle pagine di “Cultura e Spettacoli” del “Nuovo Gazzettino di Lecce” è un ipocondriaco talmente oltre le righe da non paragonarsi neppure a personaggi usciti dalla penna di Italo Svevo o Giuseppe Berto. Questa premessa sulla situazione delle mie feci, o con più esattezza delle mie non feci, è necessaria per comprendere il mio stato d’animo in questa mattina afosa che precede di cinque giorni l’inizio ufficiale della stagione estiva. Qui a Lecce il caldo ci soffoca da circa cinque giorni. Io ho uno strano rapporto con la stagione estiva. Il caldo mi uccide, la mia pressione scende a livelli paranormali, la testa comincia a battermi aritmicamente, le gambe perdono ogni minima spinta deambulante, mi trovo molto spesso sdraiato sul primo divano che incrocia la mia vista, con aria condizionata sparata a mille, sia in casa che al lavoro, su tutti i centimetri cubici che popolano il mio corpo. Quindi, considerate il caldo asfissiante, tutta le merda che circola non so dove nel mio organismo, il mio volto afflitto che si rispecchia sul televisore spento, e considerate, inoltre, il fatto che tra mezz’ora devo essere al lavoro e la mia auto si trova da Gaetano il meccanico perché la mia compagna ha scassato in un frontale tutta la parte anteriore e, in sincerità, non so proprio quando cazzo sarà utilizzabile e quanto cazzo mi verrà a costare la riparazione. Indosso la camicia e il jeans della sera precedente e mi dirigo a lavoro. Claudia è uscita alle sette e trenta da casa, poiché alle otto le inizia il turno al call center di Surbo. Questa storia dei call center, poi, da un lato la loro presenza è un fatto positivo perché dà  lavoro a un numero cospicuo di persone che non trovano altri sbocchi professionali, però c’è da aggiungere che la paga è da cani e il fatto di chiamare la gente a casa per spiegare i vantaggi di abbonarsi a Teledue, con tutti i “non mi interessa”, i “non scassate le palle”, i “basta con questa rottura di coglioni” genera un progressivo svuotarsi della propria autostima. Mentre i pensieri scorrono come la merda dal mio buco del culo nei tempi di abbondanza, mi son lasciato alle spalle Porta Rudiae e mi dirigo con passo sostenuto verso Piazza Sant’Oronzo, alle spalle della quale si trova la sede del “Nuovo Gazzettino di Lecce”. Questa storia dell’auto mi costringe a sorbirmi ogni mattina la presenza oppressiva di turisti che visitano la nostra città. Vedi gente di ogni nazionalità, tedeschi, svedesi, giapponesi con le loro macchine digitali ad immortalare ogni piccola sborra di piccione poggiata su facciate di chiese o su balconi che abbondano di fregi barocchi, vedi una calca insostenibile nei pressi del Duomo, i negozianti che godono come maiali in calore per la presenza di materia prima da spolpare, vedi cani randagi che inveiscono con rabbia contro questi neofiti usurpatori del loro spazio consueto, vi parlo dei cani randagi perché io ho una fobia remota per tutti i cani di grossa taglia. Il tutto è legato ad un episodio dell’infanzia, avevo più o meno sette anni quando il mio cane, un pastore tedesco di dieci anni, Doogy, scambiò la mia mano per il suo pranzo, procurandomi una ferita non indifferente e generandomi questa ossessione per la specie canina che è aumentata con il passare delle stagioni. Arrivato all’età di trentotto anni, osservo con oculatezza ogni minimo movimento dei cani che incontro per strada, la mia pressione aumenta con immediatezza, sudore freddo comincia a colarmi dalla fronte e solo il passaggio indenne dalla loro presenza contribuisce a ristabilire il corretto funzionamento del mio organismo. Mi fermo un attimo alla Libreria Liberrima, dopodomani è il compleanno di Claudia e vorrei regalarle un bel romanzo, così magari, durante il lavoro, tra una telefonata e l’altra, riesce a spendere il suo tempo in maniera costruttiva. In questo periodo penso che l’Italia stia sfornando un’ottima generazione di narratori, nell’ultimo anno ho letto ottimi romanzi, penso a Il suicidio di Angela B. di Umberto Casadei, a I canti del caos di Antonio Moresco, a Guerra agli Umani di Wu Ming 2, solo per citare i primi tre che mi vengono in mente, quindi penso che nell’acquisto del regalo per Claudio opterò per un autore nostrano. Eccolo, cazzo, questo sì che potrebbe essere un ottimo acquisto, Grande Madre Rossa di Giuseppe Genna, ho già letto Catrame e Nel nome di Ishmael di Genna, do spesso uno sguardo al suo sito letterario I Miserabili, e poi comprando questo romanzo colgo due piccioni con una fava, regalo a Claudia e lettura assicurata del testo per il sottoscritto. Esco con Grande Madre Rossa sotto il braccio, continuo la mia camminata, direzione redazione del giornale, improvvisamente vengo colto da fitte lancinanti allo stomaco, come se le budella, nel loro contorcersi collettivo, stessero risalendo su per la bocca dello stomaco, per poi scendere con velocità siderale lungo l’intestino e trasformarsi in una esplosione sfavillante di merda pregressa, mi giro attorno per trovare un locale con bagno, ma dopo quella volta che al Cin Cin Bar sono stato cacciato e insultato dal proprietario, da poco scomparso, pace all’anima sua, per aver chiesto l’uso del bagno, senza aver consumato nulla, ora ci penso su due volte, ma non ho molto tempo da perdere perché la merda sembra non concedere tregua, poi il culo (la fortuna) è dalla mia parte, perché appena entrato in Piazza Sant’Oronzo mi ricordo che sulla destra ci sono i bagni pubblici, non ci sono mai andato perché mi hanno detto dello schifo che dentro ci trovi, della gente che va lì solo per consultare le riviste porno e farsi dei grandi segoni con entrambi le mani, poi ho letto un testo di John Giorno, autore americano post-beat, che racconta delle sue esperienze sessuali avute nei cessi pubblici di New York (so benissimo che New York non è proprio Lecce, ma la mia mente ragiona a cazzo di cane, tengo a precisarlo), soffermandosi su un maestoso pompino fattogli da Keith Haring e sulla fortuna che ha avuto a non prendersi l’AIDS, a differenza di molti suoi amici e via discorrendo, quindi, essendo un ipocondriaco, col cazzo avrei mai  messo piede in quel cesso, ma nella vita ci sono sempre i momenti in cui le certezze sedimentate nel tuo cervello lasciano spazio allo spuntare carnale e vivido della realtà, nel caso specifico rappresentato da questo groviglio indicibile che il mio stomaco porta con sé.

 

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la mia voce, la musica di luciano pagano

di (21/06/2004 - 18:22)

un testo tratto da senza respiro, mia silloge poetica stampata in carta riciclata che porto in giro in questo periodo, è stato letto dal sottoscritto, con le musiche di luciano pagano, su questo indirizzo: http://www.musicaos.it/galleria/senzarespiro.htm

Buon Ascolto!

 

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grande madre rossa

di (21/06/2004 - 12:32)

GMR_coverbig-thumb2.gifgrande madre rossa (giuseppe genna)

di rossano astremo

uscito su www.miserabili.com

 

Grande Madre Rossa di Giuseppe Genna è un romanzo che lascia senza

fiato. Dall’autore di Catrame, Nel nome di Ishmael e Non toccare la pelle del drago arriva il thriller che sonda causticamente i mali della nostra “italietta” e di questo “mondaccio” che crolla a picco e stenta a ridestarsi. Tutto ha inizio con una fragorosa esplosione. Crolla il Palazzo di Giustizia di Milano. Oltre mille morti. Questo inizio non lascia sorpresi. Dopo New York e Madrid i limiti dell’irreale che viene iniettato nella bolla del mondo possibile-romanzo hanno subito un innalzamento in percentuale da brividi. Questo inizio non lascia sorpresi, ma fa paura. Compare Guido Lopez, investigatore presente nei precedenti romanzi di Genna, il quale organizza i lavori volti al recupero dello Schedario sepolto nel cratere del Palazzo di Giustizia. Nelle carte dello Schedario sono sedimentati segreti indicibili che riguardano anche il Presidente del Consiglio. Dove finisce la finzione? Dove comincia la realtà? Lopez entra in un livello di indagine che lo porta alla scoperta di una cellula terroristica eversiva europea, Grande Madre Rossa, che ha organizzato la distruzione del palazzo. Lo Stato ha trucidato tre islamici, considerati colpevoli. Lo stato ha commesso un errore. Gli Islamici non (sempre) c’entrano. Grande Madre Rossa colpirà ancora nel giorno dei funerali di stati delle oltre mille vittime. Grande Madre Rossa colpirà contemporaneamente a Milano, a Roma, ad Aviano, a Bari, a Siena, a Firenze. Grande Madre Rossa colpisce i punti nevralgici della Nazione. Dal trionfo assoluto del terrore la possibilità di una nuova rigenerazione per uno Stato, il nostro, incancrenitosi tanto che puzza da fare schifo. Il romanzo di Genna è un viaggio angosciante nel Male che corrode il nostro mondo. Stile teso, coinciso, vibrante, sincopato, con alcune pagine di grande letteratura, tra le migliori scritte in Italia negli ultimi anni. Considerate l’incipit del romanzo. Il tempo del reale, ossia il momento dell’avvenuta esplosione del Palazzo di Giustizia, è amplificato dal tempo della scrittura, tutto focalizzato su uno sguardo che spacca le barriere spaziali, viaggiando dagli iniziali “duemiladuecento metri sopra Milano”, sino ad arrivare “giù, verso il fondo”, “verso la terra”, verso “l’incredibile voragine”. A tratti si sente il riverbero neoespressionista della potente prosa moreschiana. Aboliamo la nozione di genere, allora, Grande Madre Rossa di Genna non ha la monovalenza interpretativa di molti thriller, non possiede la scrittura piatta, denotativa di molti altri thriller, ma è testo dalla lettura multilivello e dal grande impatto stilistico e formale. E, dopo Grande Madre Rossa, dove ci porterà la scrittura di Genna?

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su esistenza minima ecco cosa scrive lucini (www.poiein.it)

di (21/06/2004 - 09:54)

 

Nota di lettura - G. Lucini

 

Non c'è da stare allegri leggendo questi quattro recenti testi di Astremo: la cupezza dell'ambientazione, che è poi una costante nelle poesie di Astremo - almeno in quelle che conosco - assume qui un riferimento preciso e non solo generalmente esistenziale come in testi precedenti (si veda ad esempio i testi proposti da Fabio Ciofi nella sua recensione, o i cinque "Frammenti" inviati a Poiein, o anche le poesie del Premio Turoldo 2003), connotato da riferimenti storici, politici e sociali che stiamo vivendo in questi giorni, anche se questo "ambiente" di per sé non è il centro ma solo un pre-testo di poesia.  Sembra insomma, che dai versi cupi di Vittorio Bodini (sulla condizione del Sud ecc. ecc.) si possa di colpo  passare a questi versi di Astremo, certo di altra fattura e di altra sensibilità, ma sempre martellanti sul concetto di immobilismo e di irredenzione, su quella specie di cappa plumbea fatta di contingenza e di bisogno ("Esistenza minima", appunto), che inchioda il Sud a una dissipazione di risorse vitali e creative, sacrificate alla sopravvivenza.

Versi dal tono elegiaco, anche se qui l'autore non segue certo il "filone" dell'elegia tradizionale, coi suoi falsetti e i suoi toni nasali, ma raccatta dalla strada le parole impolverate e logore, incastonandole nei versi, come materiale grezzo di una scultura sbozzata con violenza e con un tremore, una insofferenza che è ben visibile e pronta ad eruttare da questo magma depressivo (strutture metalliche; suoni post-rock; un pavimento che trasuda stanchezza; foto di freelance incolleriti; ecc.): la parola impoetica insomma, che entra nella poesia con forza, quasi a dire, in parole brutali e gridate, che è ora di scendere dal fico, poeti italiani, e guardarsi un po' intorno e smetterla di pensare una poesia di irenismi e di rinsecchiti e intellettualistici sperimentalismi se viviamo all'inferno (l'"Inferno" del quotidiano è appunto un altro tema trattato dal nostro poeta).  Se nelle poesie precedenti questo allarme, questa invettiva, si riferiva più alla sfera del personale privato, qui il poeta tenta l'elegia sociale e corale, ed è così che nella sua poesia entrano la "prosa" della guerra, delle elezioni, del discusso intervento in Irak, ecc. ecc., sempre nel sottofondo, nella grigia campitura del quotidiano immobile e avvilente

 

 

 

  

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il ritorno alla poesia, dopo un paio di mesi

di (19/06/2004 - 17:46)

Esistenza Minima

di Rossano Astremo

 

 

Esistono momenti che non riesco a dire,

dove il cielo mi cade dentro e risucchia lo stomaco,

come palazzo senza sostegni e strutture metalliche.

Esiste il peso delle mattine che ad altre si replicano,

con lo stesso caffè amaro che ti fissa muto,

e la TV che sussurra l’aprirsi di vene e lo schianto di vertebre.

Esiste il tuo corpo, poi, che splende e mi tortura,

nelle albe di questa esistenza minima,

prolungamento lucido dei miei battiti asincroni.

 

 

Discorsi tra poeti di provincia, attorno ad un tavolo scarno,

una bottiglia di vino, due bicchieri macchiati dal vapore,

la violenza di suoni post-rock a ritmare la stanchezza di muscoli.

Discorsi tra poeti di provincia, scheletri graffiati i nostri,

appesi sui pali rancidi di un tempo che ci lesiona,

dati alle fiamme in uno spazio indocile che non ci contiene.

Occhi bassi, confitti in un pavimento che trasuda stanchezza,

il discorso prende una piega strana, le ultime elezioni,

il Presidente del Consiglio che impicca il suo sorriso incartapecorito,

i cento anni del Bloomsday, le storie che stiamo scrivendo,

i caffè bevuti per dare un ritmo alle nostre azioni,

il nostro sud ammalato e incancrenito, la bottiglia di vino

consumata, sempre troppo in fretta, questa poesia che serve

o non serve, ma è necessaria, come sangue che pulsa e non cessa.

 

 

Giochiamo a salvare il mondo, quando il mondo è già voragine,

bolla di sangue che perde corpi e divora anime.

New York (11/9) e Madrid (11/3) sono odio che eiacula, ma,

nell’apertura di latitudini ritmiche, vittime dalla carne tenera si rispecchiano,

tra brandelli di videocamere agre e foto di freelance incolleriti.

L’informazione crolla da una scala a pioli rivolta verso l’inferno.

Giochiamo a incollare piume e fiori su fardelli di martiri,

su cartocci di eroi pagati per uccidere, veniamo conficcati per terra,

come bulloni stillanti ruggine, e se per sussulto ci scrolliamo,

randellate mistiche ci inumano come pali rinsecchiti al sole.

 

 

Questo pensiero della morte, poi, così ossessivo, così iterativo,

che aderisce alla bocca dello stomaco e non mi lascia fiatare,

mai tanto straziante in questi pochi anni ammucchiati,

questo pensiero della morte che non riesco a dire,

ma solo a fiutare, che mi sgretola le ginocchia e mi punge il cervello,

mi rende immobile, capovolto, con i piedi ad implorare l’eterno.

Le pareti di questa stanza si amplificano per poi crollare su se stesse,

le articolazioni degli arti sono cancrena che non posso curare,

gli occhi sbattono aritmici, gonfi di filamenti sanguigni che donano strazio.

Questo pensiero della morte, ora, così castrante, così reiterato,

scaglio il telecomando sul divano, ammasso di giornali e riviste,

esco a fare quattro passi, con il tiepido sole di una Lecce malata.

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è uscito il sesto numero di musicaos

di (18/06/2004 - 19:04)

[[MUSICAOS 6. Giugno 2004]]. Uno sguardo su poesia e letteratura a cura di Luciano Pagano e Stefano Donno. In questo numero. ESORDIENTI: Taddeo Roccasalda, Silla Hicks, Francesca Roccasalda TESTI: Oronzo Liuzzi, Mauro Marino, Luciano Pagano, Rossano Astremo, Stefano Donno, Elisabetta Liguori, Augusto Benemeglio, Piergiorgio Leaci, Enrico Macioci, Marco Montanaro, Marta Ampolo, Luca Nicolì INTERVENTI: Stefano Donno, "Fernanda Pivano: The beat goes on" - Augusto Benemeglio "L'ottavo giorno" di Daniel Sergi DIARIO: Giovanni Santese "Amore lavati che ti porto a ballare" - Rossano Astremo "Senza respiro" e "I Quaderni di Vertigine" - Il Festival del Libro Possibile seconda edizione 2004 a Castellana GALLERIA: Senza Respiro, voce di Rossano Astremo, musica Luciano Pagano

www.musicaos.it

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10 luglio tutti a castellana grotte (ba), ci sono anche io...

di (17/06/2004 - 10:09)

lello voce

BlogTrip, viaggio nella blogpalla

E’ questo il nome dell’incontro di sabato 10 luglio a Castellana Grotte (BA), che si svolgerà nell’ambito del Festival Letterario “Il Libro Possibile” - Presidio del Libro.

L’incontro è un’opportunità per i bloggers pugliesi nello specifico e comunque per tutti i bloggers, di poter partecipare ad un raduno vicino casa, dopo tanti incontri svolti al centro-nord.
Ma il BlogTrip, che è il primo evento blog in Puglia, è anche un’occasione per i curiosi di fare un “viaggio” nella Blogosphera e riuscirne a capire i processi.

L’incontro è fissato per il 10 luglio 2004, alle 19.30 in Largo San Leone Magno, a Castellana-Grotte (BA).
A fare da guida durante questo viaggio, Princess Proserpina, pugliese decana dei blog (viva l'autorefenzialità!, n.d.r.), Loredana Lipperini, giornalista di Repubblica e osservatrice del fenomeno blog, Giuseppe Laterza, editore e Presidente dei Presidi del Libro che si dichiara “curioso su questo nuovo fenomeno” …ed ancora autori, altri blogger (di cui stiamo raccogliendo le adesioni) e guest star a sorpresa.
A questi si uniranno tutti coloro, blogger o meno, che prenderanno parte all’evento per condividere idee, esperienze e critiche.
Inoltre chi vorrà potrà collaborare alla stesura di un BlogTripDiary (cosa sarà? beh, la cosa più ovvia, no?).
...E attenti alle telecamere ;)

Parallelamente al BlogTrip, ci sarà anche un BlogVisualTrip, una piccola mostra di foto e tavole di blogger aperta dal 7 all’11 luglio.
Per mandare un’opera al BlogVisualTrip consultate il regolamento

Insomma, anche se detta così sembra una cosa seria, cari bloggers, l’obiettivo è divertirsi e far divertire.
Dopo il BlogTrip è in programma un PoetrySlam, sotto la regia di Lello Voce e le “interpretazioni” di dieci poeti…tra cui anche qualche noto bloggerpoeta.

Quindi, siete tutti invitati in Puglia, a Castellana-Grotte (BA) il 10 luglio2004 alle ore 19.30. BlogTrip, viaggio nella blogpalla.

Per informazioni sull’intero Presidio potete consultare il blog: BlogTrip

Come arrivare.
Dove dormire.
Chi insultare.

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enzo mansueto ha il suo giornale elettronico

di (17/06/2004 - 09:51)

buone notizie vengono dal web targato made in puglia. enzo mansueto, critico tra i più cinici e obiettivi del panorama nostrano, ha il suo giornale elettronico (http://www.livejournal.com/users/enzo_mansueto/). gli auguriamo un buon lavoro e gli assicuriamo un dibattito sempre vivo in rete.

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il bloomsday compie 100 anni

di (16/06/2004 - 11:32)

 
Dal 1954 in poi il 16 giugno di ogni anno a Dublino si festeggia il ''Bloomsday'', ovvero la celebrazione dell'''Ulisse'' di James Joyce e delle vicende del suo protagonista, Leopold Bloom. James Joyce scelse il 16 giugno come data di svolgimento del proprio romanzo perche' proprio in quel giorno del 1904 conobbe Nora Barnacle che in seguito divento' sua moglie. Nel pomeriggio del 10 giugno 1904 James Joyce passeggia in Nassau Street, una strada centrale di Dublino. Passa Eleonora 'Nora' Barnacle, una bella ragazza di 20 anni, la ferma e si mette a parlare con lei. Il 16 giugno 1904 James e Nora escono insieme per la prima volta e si recano a passeggio fino a Ringsend, vicino Sandymount, a sud est di Dublino. In seguito James le confessera': ''Quel giorno mi hai fatto diventare un uomo''. Nel periodo trascorso a Roma tra il 1 agosto del 1906 e il 7 marzo del 1907 Joyce concepisce il germe iniziale del libro ''Ulysses'' che sara' pubblicato a Parigi il 2 febbraio del 1922, il giorno del 40/esimo compleanno dell'autore. Joyce dara' al protagonista del libro il nome di Leopoldo Bloom e dara' al suo lavoro una sola unita' di tempo e di spazio: tutta l'azione dei libro si svolge a Dublino in un solo giorno, il 16 giugno 1904. Dalla pubblicazione di Ulysses la data del 16 giugno viene ricordata con il nome del protagonista: ''Bloomsday''.

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