Ciao sono vertigine
Vedi il mio profilo


Co-autori

Ciao sono manduria

Maggio 2004

DLMM GVS
1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Maggio 2004

ITALVILLE

di vertigine (26/05/2004 - 10:36)

italville 2.jpg

Italville, nuovi narratori italiani sul paese che cambia

di Rossano Astremo

è uscito Italville, il numero venticinque della quinta serie della rivista storica Nuovi Argomenti, fondata da Alberto Carocci e Albero Moravia nel 1953.

Il titolo Italville ricalca quello di uno dei film più graffianti della scorsa stagione cinematografica, Dogville, diretto da Lars Von Trier. Nella nota introduttiva Mario Desiati e Lorenzo Pavolini, curatori del numero, spiegano le ragioni di questa scelta: “Italville è una rappresentazione dell’Italia di oggi, come Dogville dell’America degli anni trenta, forse meno asfittica. Gli scrittori hanno ancora i mezzi per raccontare il mondo che ci circonda, per rendercelo meno enigmatico, conoscerlo meglio almeno in dettaglio, un frammento, raccontare la loro verità su questa Italia”.

Come rappresentare l’Italia? La formula è fortemente in voga nella scena editoriale di questo 2004: quello dell’antologia, ossia mettere assieme un numero sufficiente di autori pronti a dire la verità, nient’altro che la verità, sulla “nostra Italia”. Ai tentativi di Fandango con Viva l’Italia! ( pura operazione commerciale), e di Meridano Zero, con gli Intemperanti (deludente la qualità dei racconti), si contrappone l’interessante lavoro di Minimum Fax con La qualità dell’aria, che raccoglie venti autori under 40, alcuni dei quali tra le migliori leve della nostra narrativa (Tommaso Pincio, Emanuele Trevi, Nicola Lagioia). Il limite del lavoro di Minimum Fax è quello di soffermarsi su autori provenienti dall’ambiente romano, errore a cui si sottrare Italville che unisce quattordici scrittori di differenti regioni italiane per dare una rappresentazione fedele e complessiva di quello che accade sul territorio. Gli autori sono Flavio Santi (Gorizia), Igino Domanin (Milano), Martino Gozzi (Torino), Marco Mantello (Genova), Davide Bregola (Sermide), Mattia Signorini (Rovigo), Marco Archetti (Fabriano), Francesco Pacifico (Magliano Sabino), Sara Ventroni (Manziana), Valeria Parrella (Napoli), Giulia Clarkson (Porto Vesme), Massimiliano Zambetta (Bari), Marco F.Minervino (Paola), Vanessa Ambrosecchio (Palermo).

In questo viaggio potenziale, che ci accompagna da Gorizia a Palermo, alcune considerazioni meritano Davide Bregola, con Fuori s’è abbassata la temperatura, e Valeria Parrella, con Napoli Infernale.

Davide Bregola, nelle sue pagine, attua una cinica e divertita critica della realtà letteraria italiana attuale e chiude il suo pezzo con queste righe: <Verità segrete esposte in evidenza di Zolla. Avrò parlato per una buona mezz’ora di questo Zolla, e dopo la mia sbrodolata il noto intellettuale mi dice: Ma Emile Zola non ha mai scritto un libro del genere. Infatti, ho risposto gentilmente. Per mezz’ora le ho parlato di Elémire Zolla>>.

Alla prosa pungente di Bregola si accosta quella caustica di Valeria Parrella, la quale in Napoli Infernale attua un’accusa feroce contro la politica disfattista presente nel territorio campano e di riflesso in tutta la Nazione: <>.

È proprio grazie alla presenza di questa tensione sociale che il numero 25 di Nuovi Argomenti si differenzia dalle altre uscite antologiche del 2004, mantenendo il carattere distintivo di rivista letteraria e, come tale, militante, e continuando a fare, come Carocci e Moravia scrissero nel primo numero di più di 50 anni fa, “letteratura delle cose”.

Vota questo post

senza respiro su www.re-vista.org

di vertigine (26/05/2004 - 10:27)

su www.re-vista.org ci sono estratti della mia nuova plaquette poetica SENZA RESPIRO, 32 pagine che, visto i maledetti problemi di distribuzione, potete richiedere direttamente a questo indirizzo (inserendo 2 euro e due francobolli da 45 centesimi):

rossano astremo

via madonna di pompei 279

74023

grottaglie (ta)

Vota questo post

amorelavatichetiportoaballare

di vertigine (26/05/2004 - 10:23)

 

Giovanni Santese

Amore lavati che ti porto a ballare

(deliri introspettivi di un vecchio pazzo)

Luca Pensa Editore

 

Sin dal titolo questa raccolta di versi di Giovanni Santese, autore nato a Sternatia, a sud di Lecce, nel 1963, riecheggia la vena grottesca, cinica e amorale di Charles Bukowski (basti pensare a titoli dell’autore americano come Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio, Quando mi hai lasciato mi hai lasciato tre mutande). Stefano Donno, curatore della collana alfaomega della Luca Pensa Editore, con la quale Santese ha pubblicato, nell’introduzione insiste sulla vena pulp della sua scrittura. Se si considera la stagione attuale della letteratura, la categoria del pulp oramai è passatista, fuori moda, un calderone nel quale si inserisce molto (sangue, violenza, sesso, alcol, droga), finendo, poi, col perdere le caratteristiche delle singole opere. Fatta questa premessa, ritengo che la raccolta di Santese vada letta come testimonianza di vita (infatti l’autore chiama i suoi testi più correttamente “racconti in forma di poesia”).

Non esiste una profonda riflessione formale, un’elaborazione stilistica degna di nota, ma un’accentuazione esasperata del dato realistico, delle vicende esistenziali dell’io lirico, un racconto schietto, senza peli sulla lingua, di un quarantenne che parla di dosi sparate in endovena, di astinenze alcoliche o morfiniche, di donne che aprono le cosce a pagamento, di festini della società bene tra coca e puttane.

Considerate questo testo: “Le mie lenzuola/ingiallite/la maglia/sporca di vomito/ i movimenti/rallentati/le mie visioni doppie/le dita bruciacchiate/da una sigaretta accesa/le mie riviste porno/una siringa sporca/per terra/il mio viso paonazzo/i miei occhi immobili/il mio corpo freddo/la morte/la mia/che mi guarda/in paziente attesa/farmi l’ultimo buco”.

Una scrittura, quella proposta in questo testo, che si muove per scatti improvvisi di immagini, sia nei contenuti che nella forma simili all’azione creativa dirompente di Burroughs. Il libro, poi, si costruisce attraverso una replica continua di temi che con ossessione ricorrono, generando alla fine della lettura una saturazione allucinatoria che fa riflettere. Sì, perché ciò che rimane dalla lettura di Amore lavati che ti porto a ballare è il coraggio dell’autore di mostrarsi nudo, con tutte le sue fragilità, le sue angosce, le sue turbe, senza mai nascondersi dietro facili artifici letterari.

 

 Rossano Astremo

Vota questo post