per il nuovo quotidiano di puglia

Intervista a Wu Ming 2
Gran Bazar, 22 maggio, presentazione di Guerra agli Umani di Wu Ming 2
di Rossano Astremo
Dal 20 al 23 maggio la suggestiva vetrina dell’ex Convento dei Teatini ospiterà la quarta edizione del Gran Bazar, banco letterario salentino, a cura della Libreria Icaro e del Fondo Verri, con la collaborazione di Big Sur, Coolclub, Musicaos e Vertigine.
Nei quattro giorni della manifestazione notevole importanza sarà conferita al tema Nuova scena letteraria italiana ed editoria. Ospiti di rilievo saranno sabato 22 maggio Mario Desiati che presenterà l’ultimo numero di Nuovi Argomenti, Italville, con quattordici autori provenienti da diverse regioni italiane che raccontano l’Italia. Sempre sabatto 22 maggio ci sarà la presentazione di Guerra agli Umani (Einaudi Stile Libero), scritto da Wu Ming 2, del collettivo bolognese Wu Ming (www.wumingfoundation.it). Interverranno alla presentazione Wu Ming 1 e l’autore del romanzo Wu Ming 2. Per concludere, domenica 23 maggio, sarà la volta di Christian Raimo, curatore, assieme a Nicola Lagioia, dell’antologia, edita da minimum fax, La qualità dell’aria.
Per i lettori del Nuovo Quotidiano di Puglia abbiamo intervistato l’autore di Guerra agli Umani Wu Ming 2.
Come è nata l’idea di Guerra agli Umani?
L'idea è venuta da un manuale di sopravvivenza scoperto su una bancarella di libri usati. Un volumetto che insegna l'arte dell'autosufficienza 'alle soglie del crollo della civiltà tecnologica'. Sono partito da lì per inventare un personaggio – Marco 'Walden', supereroe troglodita – che vuole mollare tutto e abitare in una grotta sui monti dell'Appennino, cibandosi di bacche e radici, non solo per 'chiamarsi fuori' dal collasso planetario, quanto soprattutto per scampare al proprio collasso personale. Marco è ormai consapevole di essere un paria, uno che non merita nulla – destino che accomuna sempre più persone, anche in Occidente – ma ha deciso che il gioco non vale la candela, che anche chi vince, in quel gioco, ha ben poco di cui essere soddisfatto. Smette di giocare, allora, convinto che si possa essere disperati ma felici, a patto di mettere una pietra sopra alla speranza e di scommettere tutto sull'autonomia, su un qui ed ora costruttivo invece di un domani che è sempre più minaccia e sempre meno promessa.
Con lo scatenarsi della vicenda, Marco capisce che il 'fuori' che cercava non esiste, che non ci si può staccare dal mondo, perché il mondo ce lo portiamo dietro ovunque e ovunque è lì per aspettarci, anche in un paesino sperduto degli Appennini, coinvolto dagli scavi mortiferi dell'Alta Velocità, ammorbato dalla presenza di un pugno di criminali dediti all'organizzazione di combattimenti clandestini tra animali, terrorizzato da alcuni sgangherati ecoterroristi. Quando Marco si troverà addosso tutto questo, non tarderà molto a capire che l'autonomia di cui sopra dev'essere di molto allargata, che anche al singolo individuo occorre 'salvarsi il culo il più collettivamente possibile.'
Il collettivo Wu Ming, sin dalla sua nascita nel 2000, ma anche in precedenza con l’esperienza di Luther Blisset e il successo straordinario del romanzo Q, è sempre stato profondamente attento al clima politico, sia nazionale che internazionale. Qual è il punto di vista di Wu Ming 2 attorno alla situazione politica, tuttora irresoluta, presente in Iraq?
Riassumendo molto direi che non si doveva andare e che non bisogna restare. Il discorso che andarsene adesso sarebbe criminale, perché invece bisogna aiutare gli irakeni a costruire la democrazia mi sa tanto di 'fardello dell'uomo bianco', di quei razzisti che sostenevano la necessità del colonialismo con l'arretratezza dei 'boveri negri' e il dono di civiltà che gli europei erano chiamati a portare in quelle terre. Non fosse per il petrolio e i soldi della ricostruzione, gli iracheni potrebber sgozzarsi tra loro com'è successo in Rwanda, senza che nessuno si senta chiamato in causa.
Ci allontaniamo dai toni tristemente seri delle vicende in Iraq. Cosa mi dici del Salento? Ci sei mai stato?
Ci sono stato una volta soltanto, ospite di amici. Qualche ora a Lecce, poi Santa Maria di Leuca e un paio di puntate a Otranto e Gallipoli. Però considera che Bologna è forse la seconda città salentina del mondo, credo ci siano più concerti e corsi di pizzica all'ombra delle due torri che non a Galatina. Talmente tanti che tra un po' i bolognesi sapranno ballare la taranta meglio del liscio e della filuzzi. Beh, poi ho un pusher di ricotta scante che mi rifornisce diverse volte all'anno, ma non posso dire altro...
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Sandro Penna e i frammenti minimi di una profonda esistenza
di Rossano Astremo
La lirica di Sandro Penna è alternativamente o contemporaneamente descrittiva, narrativa e riflessiva, ma per frammenti minimi, per illuminazioni improvvise e fulminee, scaturite spesso dal fondo della memoria o dal vagheggiamento fantastico:
Come è bello seguirti
o giovine che ondeggi
calmo nella città notturna.
Se ti fermi in un angolo, lontano
io resterò, lontano
dalla tua pace, - o ardente
solitudine mia.
Penna si è fatto interprete non delle novità del linguaggio poetico italiano del Novecento, ma del suo destino di putrefazione. Ci sono poeti di tale forza innovatrice da cambiare quasi di colpo i codici costituiti e, poi, ci sono poeti inamovibili dall’antichità, fedeli alla tradizione. Penna appartiene a questa seconda categoria, poeta di registro linguistico piccolo – borghese, dannunziano e pascoliano, inesplicabile in un secolo che ha fatto del linguaggio uno strumento non di lode, ma di concorrenza col mondo. Penna, però, non fa mai ricordare i modelli. Penna descrive direttamente dal vissuto, riducendo a pochi suoni inimitabili una tastiera letteraria fatta di combinazioni miracolose di grazia visiva, pennello impressionista, stile narrativo, canzonetta sentimentale:
Ecco il fanciullo acquatico e felice.
Ecco il fanciullo gravido di luce
più limpido del verso che lo dice.
Dolce stagione di silenzio e sole
e questa festa di parole in me.
Rimane dominante in Penna l’aspetto emotivo, in bilico tra la meraviglia del vivere e il confuso dolore. Mobilissima, poi, è la variabilità, la temperatura, l’intonazione, sempre in equilibrio tra lo stupore onirico, il tono fatale, il sottinteso ironico, e il decreto di legge esistenziale da idolo col volto pieno di rughe:
Forse la giovinezza è solo questo
perenne amare i sensi e non pentirsi.
Nasce a Perugia nel 1906. Pubblica nel 1939 Poesie, seguono poi gli appunti (1950), Una strana gioia di vivere (1956), Poesie (1957, che raccoglie i precedenti versi), Croce e delizia (1958), Poesie (1970, che riunisce tutto il pubblicato con inediti). Sin dalle prime raccolta Penna ottiene l’attenzione della critica e specie negli ultimi anni di un pubblico abbastanza vasto. Dopo la raccolta del 1970 pubblica altri volumetti, tra cui Stranezze (1976). Muore a Roma in solitudine e povertà nel 1976.








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