romanzo in corso/incipit
Il diario del cassiere Mirko Bordini
22 settembre 2003, ore 22,15
Ho appena finito di scopare con mia moglie. In vent’anni di matrimonio quante volte sarò entrato nella sua fica? Il calcolo non è dei più semplici. Se poi si aggiungono i quattro anni di fidanzamento il tutto si complica. Certo, a pensarci bene, i ritmi estenuanti dei primi tempi sono solo un vago ricordo. Il periodo delle scopate in ogni angolo della casa, dalla camera da letto, alla cucina, dalla vasca da bagno al pavimento dello stanzino, è talmente lontano che non riesco a focalizzarlo. Diciamo pure che la crisi è cominciata con la nascita di nostra figlia Paola, diciotto anni fa. Dopo la gioia dei primi momenti, sono cominciate le prime discussioni tra me e Federica, è cominciato il rinfacciarsi i propri limiti, le colpe, i difetti, le mancanze, sino ad arrivare alla nascita di Luce, quindici anni fa, che ha sancito la nostra definitiva separazione in casa. In pratica Federica continua a dormire nella nostra, ora nella sua, stanza da letto, le ragazze nella loro cameretta e il sottoscritto nel soggiorno. Questo, ripeto, da, oramai, quindici anni. Mio fratello Carlo mi ha sempre detto che la nostra situazione non è certo delle più regolari, che questo andazzo avrebbe creato degli scompensi emotivi nella crescita delle nostre figlie, che avremmo dovuto cercare con tutte le forze di dare nuovo equilibrio al nostro rapporto, e tutte quei discorsi che solo uno strizzacervelli del cazzo come lui possono tirare fuori con tanta ostentata disinvoltura. In realtà ho cercato di spiegare a Carlo che quello che manca è il tempo. Il tempo per chiarire veramente se vale la pena continuare a vivere assieme, per capire se tutto il nostro amore è andato a farsi fottere o ancora ci sono dei tiepidi spiragli di speranza, il tempo per sedersi a pranzo assieme guardarsi negli occhi e parlare di noi. Io e Federica non abbiamo tempo. Io lavoro dodici ore come cassiere nell’Ipermercato Usque di G., Federica è infermiera presso l’Ospedale di G. ed è impegnata a lottare continuamente con gli orari estenuanti imposti a lei dal caporeparto. E tutto questo da vent’anni, dal giorno del nostro matrimonio appunto, se si escludono le due settimane di luna di miele che abbiamo fatto ad Amsterdam, ma questa è un’altra storia.
Se penso poi che Paola e Luce sono cresciute talmente tanto in fretta da non accorgermene. L’altro sera mio fratello Carlo è venuto a trovarmi, era con la sua compagna, la russa Irina (che pezzo di fica!), mi ha guardato negli occhi e, dopo, aver bevuto il terzo whisky in meno di dieci minuti, mi ha detto che, secondo il suo punto di vista, avevo bisogno del suo aiuto. Mi ha consigliato di scrivere un diario che avrei dovuto, poi, sottoporre alla sua attenzione una volta al mese. Io ho cominciato a ridere come un cretino e gli ho risposto che Zeno Cosini ci aveva provato e che poi il tutto si era rivelato un totale fallimento. Mi ha guardato negli occhi e sorseggiando il sua quarto whisky mi ha detto di lasciar perdere le mie letture del cazzo.







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