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Archivio Marzo 2004

dal mio romanzo inedito "frenesia delle natiche"/comparso su www.musicaos.it

di (29/03/2004 - 12:55)

 

DICEMBRE 2001
OTELLO 69
PORNOGRAFICO
RACCONTO INEDITO DI EDOARDO VITTORE

Introduzione di Paolo Carella

La presenza, sul nostro foglio di dicembre, di Edoardo Vittore, scrittore maledetto di Melpignano, scomparso prematuramente, non può che riempirci di orgoglio. Il racconto inedito ci è stato consegnato da Enrico Colomba, caporedattore della rivista letteraria Il Laboratorio Nascosto, il quale spulciando tra i suoi materiali d’archivio, ha trovato questo testo e, dopo la lettura, lo ha ritenuto degno dell’Otello 69 e della nostra idea di letteratura che lo stesso Colomba definisce ‘immorale’.
Noi lo ringraziamo sia per averci donato questa perla di Vittore, sia per definirci immorali.
PORNOGRAFICO racconta semplicemente una fellatio. Per i non addetti ai lavori si tratta di un pompino, di un sacrosanto pompino che diviene protagonista assoluto della storia.
Mai titolo più appropriato di PORNOGRAFICO, perché l’atto pornografico consiste nello stabilire dei particolari, nell’incentrare tutto sui particolari. La pornografia, quella vera, agisce non sull’intero ma sui dettagli, taglia e seziona l’intero (il corpo è intero). La pornografia, quindi è dettaglio, questo eccita, questo fa volare il desiderio.
Il dettaglio, nel racconto di Vittore, è rappresentato dalla bocca di Enrica e dal pene di Carlo, sul quale si costruisce l’intero percorso narrativo della storia, il resto dei corpi dei ragazzi è totalmente ignorato dallo scrittore, lasciando spazio a questo immagine ossessiva che disturba i nostri quieti sogni borghesi.
Buona lettura.


Ho sognato di prenderglielo in bocca sin dal primo momento che i miei occhi hanno incrociato i suoi.
Il concerto non entrava nel vivo, il gruppo punk suonava i suoi due accordi stancamente, quando all’improvviso comparve tra la folla di punkettoni lui, con il suo sguardo ammaliante, con i suoi capelli lunghi e scompigliati, con i suoi jeans attillati, i suoi anfibi neri e la sua maglietta dei Joy Division.
Lui si avvicinò a me, io continuavo a guardarlo, mi offrì una birra, io accettai, ci presentammo, io sono Carlo, e io Enrica, un’altra birra, ci allontanammo dalla festa, il gruppo punk strafatto si trascinava nella sala con i propri strumenti pendenti, mi portò nella sua auto, mise 17 seconds dei Cure, non avevamo molto da dirci, i nostri sguardi si facevano sempre più ammiccanti, cominciammo a spogliarci, io fui la prima a essere completamente nuda e iniziai a sfilargli i jeans, lui non oppose resistenza, anzi, mi accarezzava i capelli, accennando un lieve sorriso. Dopo i jeans gli tolsi le mutande, il suo pene era già eretto, lungo e gonfio, con due testicoli duri e pieni da accarezzare, con il glande rosso e fremente. Cominciai a passare la mia lingua sull’estremità del suo pene, la mia lingua si muoveva in su giù su tutta la lunghezza del suo pezzo di carne, lui cercò di rilassarsi, stendendo completamente il sedile della sua auto, io mi sistemai, per essere più comoda mentre glielo succhiavo. Sentivo il suo pene pulsare, battere ritmicamente ad ogni mia leccata, poi lo presi nella mia bocca, cominciai a mordicchiarlo e sentivo le sue gambe irrigidirsi e sussultare, sempre più dentro, il suo pezzo di carne toccò l’estremità della mia gola profonda e lo sentivo sempre più gonfiarsi. Muovevo la mia bocca con frenesia per procurargli il massimo piacere, e la mia eccitazione era nel vederlo godere, con il suo pene nella mia gola pronto a esplodere, a riempirmi del suo lucido e glassato sperma. L’eruzione si avvicinava, potevo percepirne l’immediato arrivo, improvvisamente lui si lasciò andare ad un urlo seguito da fluire di un gettito bianco che mi riempì la bocca e che io ingoiai con voracità, con fame accattivante, con voglia perversa, poi con la lingua ripulii tutto il suo pene e ci stendemmo sui nostri sedili a guardare il tetto grigio della sua auto.
Non ho più rivisto Carlo, non l’ho più incontrato in altri concerti punk, non l’ho nemmeno incontrato per le strade della città, la sua è stata una presenza fugace che ha riempito una serata schifosa della mia tarda adolescenza da sfigata, ma ciò che non potrò dimenticare di lui è il forte odore acido del suo sperma ingoiato, che mi porto sulla pelle, dentro la mia pelle e che non riesco ad eliminare, non riesco a cancellare.


Scritto nel settembre del 1986

 Rossano Astremo

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