unità nella rissa di giuseppe genna/su www.miserabili.com
Da giorni si trascina una rissa intellettuale sulle pagine de l'Unità. Esponenti prestigiosi della cultura nazionale hanno agito e reagito. E' tutto legittimo, per quanto riguarda le risposte (uno ti molla uno schiaffo e tu reagisci: ci sta, finché lo schiaffo è puramente mentale). Non è legittimo quanto agli attacchi: perché attaccare il lavoro delle persone, senza mai motivare? Scrivo queste parole perché mi sono arrivate un paio di mail sgradevoli e, quindi, sgradite in ordine a un intervento che ho postato qualche giorno fa. Vorrei precisare. Perché ho scritto quell'intervento? Unicamente per ribattere a Luperini e alle sue deliranti tesi. Solo per questo. Giudico il tutto di un'estrema sgradevolezza, di un'abissale inutilità, di una dannosità proterva. Però a Luperini dovevo rispondere: da anni la sua baronia, anziché esercitarsi all'interno delle muraglie accademiche, pretende di esorbitare, di uscire all'aria aperta per diffondere, come semi al vento, principi di ingiustificabile saccenza. D'altro canto, nella reazione, a mio parere si scade nel reazionario: un rischio che si può affrontare, finché si è consapevoli che quello è l'approdo e se ci si culla nell'idea che sia bello essere reazionari. Però, anche qui, mi sento di opporre un'azione frenante a questo tipo di esacerbante reazione. E' un rischio che intravvedevo anni fa, adesso è una concreta realtà: il discorso cazzutissimo sui "mediatori culturali" è, appunto, sgradevole, inutile, dannoso. E' un foucaultismo praticato da chi, di Foucault, ha una pallida idea. E' un affondo sterile, che non conduce a nulla, che non porta a niente. Non aggiunge una virgola al reale: il che lo qualifica automaticamente come discorso a-critico. Con chi ce l'ho in particolare? Con gli articoli di Carla Benedetti e Antonio Moresco.Secondo me, discorsi come quelli di Benedetti e Moresco, apparsi a tonde lettere sulle pagine de l'Unità, sono da censurare. Nascono, e non ho mai fatto mistero di questa mia opinione ai due interventisti, da storture egoiche e frustrazioni pregresse. Esistono momenti storici "topici" in cui questi discorsi possono essere fatti, se si dispone di una strategia culturale in cui iscriverli. Se mi scaglio contro certo giornalismo, ho in mente una strategia culturale - altrimenti blatero a vuoto o, peggio, faccio come i miei vicini di casa, astiosamente assisi a dare ragione al telegiornale di Emilio Fede ogni sera che iddio manda in terra. Se, invece, prendo di petto questa bufala dei "micropoteri" rendendola effettiva e autonoma, autogenero la verità che vorrei falsa. L'ingenuità filosofica di queste prese di posizione (non l'ingenuità tout court: intendo quella filosofica in specifico) emerge per mancanza di cultura filosofica, e dunque anche critica e letteraria. Antonio Moresco deve smetterla di fare questo discorso delle cricche e dei poterini. Non è utile per chi si occupa di letteratura e non è utile nemmeno a lui, che di letteratura non si occupa, poiché la fa. Le cricche e i poterini, come dimostra l'intera storia umana, non portano a nulla: nel vuoto pneumatico degli ultimi vent'anni d'Italia hanno dimostrato di non intercettare il movimento collettivo del farsi di una cultura, dapprima sotterranea e ora emersa, tangibile, creativa. Che cazzo me ne frega se un giornale mi stronca o non mi fa la recensione? Ma davvero niente! Ma che senso ha pensare che quelli siano poteri? E' di un'ingenuità che sfiorerebbe l'angelologia, se non fosse che, qui, entrano in gioco fattori di mancata autoidentificazione, cioè il sentimento di un'assenza di riconoscimento da parte dell'esterno. E' tutto psicologico, tutto maniacale e tutto paranoide questo incredibile j'accuse che va avanti da anni, che ha un senso soltanto se è transitorio, in movimento, diveniente. I poteri sono macroscopici, sappiamo bene dove sono e intuiamo come agiscono: si lavori su quelli. E come ci lavora uno scrittore? Scrivendo. Come critico sociologico, Moresco vale una cicca, mentre è uno dei migliori romanzieri in Europa: faccia i romanzi. Passi per L'invasione. Però, ora, basta. Pezzi come quello che ha pubblicato distolgono l'attenzione e sono, in negativo, un esercizio di potere - sono omologhi alla logica del potere. Non inventano un futuro: berciano contro il passato. Non incrementano l'immaginario collettivo: ci speculano sopra. L'abbiamo detta la nostra sui meccanismi giornalistici? Sì. Compito dello scrittore è trapassare come un ultracorpo quella realtà, volgere in positivo e inimmaginabile la limitatezza di una realtà limitata e limitante. Carla Benedetti ha fatto qualcosa di più grave che Moresco: ha inaugurato il discorso sulla "mediazione culturale" e non si stacca l'etichetta di dosso. C'è una tale esorbitante soddisfazione psichica, molto percepibile, nell'infinito intrattenimento che Carla Benedetti trae dalla ripetizione di questa modulazione frusta di un foucaultismo superficialissimo. Esiste una seduzione intellettuale del foucaultismo, di cui questa cavolata dei supposti "micropoteri" (che proprio non sono la rete giornalistica o accademica...) è sintomatica. Questo che usa Benedetti non è Foucault: è Pareto, il che è una roba diversa e parecchio meno profonda di Foucault. E' la filosofia il punto debole del discorso critico di Carla Benedetti. Non lo sapessi, ma lo so: il Wittgenstein di riporto, inutilissimo, di quel formidabile saggio su Pasolini e Calvino; il Foucault male metabolizzato del testo sul tradimento dei critici e dei chierici. E' il motivo, questo, di fondo, per cui non mi onoro di annoverare il mio nome tra quelli che compongono il gruppo di lavoro di Nazione indiana: mi spiace, ma credo fermamente che, con premesse simili, non si vada da nessuna parte. Esercitando uno sparuto sapere in questo modo ritentivo, rovesciato solo apparentemente in effusione continuativa e pseudorivoluzionaria, mette i bastoni tra le ruote all'intelligenza e al reale lavoro intellettuale. A entrambi, e Moresco e Benedetti, consiglio: rispondete a Luperini non semplicemente sul piano della chiacchiera di vicinato incattivito: rispondete sul piano effettivo - cioè letterario. Ciò significa: faccia Carla Benedetti un discorso che prende di petto le microscopiche elaborazioni sull'allegoria da parte di Luperini, dimostri (cosa che nei fatti è) che l'allegoria storica di Luperini è un banale e malfatto travestimento del regime metaforico; e Moresco continui a fare le sue allegorie abissali, che non sono per nulla quel cartellino da supermercato che la stessa Benedetti gli ha appiccicato addosso (visionario, Melville italiano, tutto gigantismo). Vedete bene come un "micropotere" si crea: lo avete già creato e ne siete rimasti prigionieri. Non è plausibile che gli scrittori debbano farsi carico anche di una crisi della critica, che persino i critici della critica vigente manifestano come sintomo di una cancro ubiquitario, che fa leva sull'incoscienza e sulla povertà del repertorio dei saperi. A tutti gli altri intervenuti, sottopongo una riflessione ulteriore. Si sa che, se si cerca Dio attraverso l'indagine dei legami causali, si procede a una reversio ad infinitum. Ora, tra tutti gli schiaffi mentali che sono stati lanciati nella disfida apparsa sull'Unità (schiaffi tirati da Cotroneo, da Voce, da Scarpa, etc.), andiamo a verificare se si procede per reversio ad infinitum: no, il primo schiaffo, gratuito e ignorante, l'ha tirato Luperini. Il che dimostra che Luperini non è Dio. Possiamo quindi abbattere l'idolo totemico e superare il tabù.
un libro per alda e la poesia paga
«I poeti cantano coloro che hanno bisogno, ma non li salvano mai». Questo amaro pensiero di Alda Merini, uno dei tanti pubblicati in Aforismi e magie (Rizzoli), potrebbe essere completato così: «I lettori hanno bisogno del canto dei poeti, ma non li salvano mai». Un'eccezione sembra rappresentata proprio da quelli della Merini, semplici lettori appassionati che hanno fatto partire su internet un'iniziativa parallela e più efficace del solito appello di intellettuali che serve, certo, ma poi finisce con l'assomigliare con tutti gli altri appelli per cause simili. La Merini vive in uno stato di salute precario, a livelli minimi di sussistenza, garantita dalla legge Bacchelli. Abita ancora ai Navigli, ma non è autosufficiente ed è a un passo dalla depressione che ha sempre accompagnato, per contrappasso, i suoi slanci lirici e vitalistici. Non può far la spesa, non esce di casa, nessuno l'aiuta. Mario Luzi, Giuseppe Montesano e altri hanno scritto al sindaco Gabriele Albertini affinché fornisca il sostegno economico per una badante o qualcuno che possa occuparsi della poetessa. In favore della Merini, poi, ci saranno iniziative ufficiali come la serata di reading e solidarietà dell'11 marzo, alla libreria di Montecitorio, a Roma, organizzata dall'associazione «Le fate sapienti». Ma i lettori cosiddetti comuni, i soli che possono dare nuova linfa alla vita di un poeta, stanno facendo, su internet, un gesto simbolico e insieme concreto: comprare i libri della Merini pubblicati da quasi tutte le principali case editrici italiane e costringere i librai a farli tornare sugli scaffali, se non addirittura in vetrina. Testi altrimenti relegati, come sempre capita alla poesia vera e pura, negli angoli più bui. La campagna, «Un libro per Alda», è stata ideata dalla blogger http://nonsolorossi.ilcannocchiale.it e può essere seguita su http://peraldamerini.ilcannocchiale.it, mentre altre iniziative sono riportate su http://aldamerini.splinder.it. In tutto, tra Cannocchiale, Splinder e Tiscali hanno aderito cento blogger, ognuno dei quali si è impegnato a comprare e ordinare uno o più libri della Merini. L'aiuto, forse, sarà a lungo termine e, certo, ridotto (a meno che qualche editore non decida di aumentarle la percentuale di guadagno per l'autrice), ma riporterà alla ribalta una poetessa di cui non ci si può scordare. Un mix di bookshifting (riposizionamento dei libri in libreria) e di bookcrossing intra moenia, monografico, per la Merini. C'è infatti chi ha deciso di «liberare» i libri seminandoli in luoghi molto affollati. Tra le altre proposte «spontanee» c'è anche quella di dedicare il prossimo 21 marzo, giornata mondiale della poesia, ad Alda Merini, che proprio in quel giorno è nata. Come ha scritto nella poesia che campeggia sulla copertina bianca di Vuoto d'amore, Einaudi: «Sono nata il ventuno a primavera/ ma non sapevo che nascere folle,/ aprire le zolle/ potesse scatenar tempesta». Per aderire scrivete a redazione@ilriformista
riflessioni sul reading del 29 febbraio
il reading del 29 febbraio svoltosi presso l'ex convento dei teatini merita alcune riflessioni. siamo riusciti a mettere insieme 100 persone che ascoltavano poesia, il che non è per nulla male, siamo riusciti a mettere insieme 6 delle voci più autentiche della poesia salentina. ho cominciato io con la lettura di alcuni inediti, che finiranno in un'antologia curata dal sito on line poiein, dal titolo frammenti per una monodia infernale, avevo molta grinta e molto vino nelle vene, alla fine mi hanno paragonato ad allen ginsberg, io ho detto guarda siete fuori, vorrei avere solo un pelo pubico del ginsberg per morire serenamente, poi in ordine il vecchiaccio stefano donno provocatorio e obliquo come sempre, piergiorgio leaci, timido ma profondo (meglio le sue poesie che le pagine fritte del suo ultimo romanzo), vito lubelli, con la sua voce tremante e il nuovo numero della loro rivista ben spiattellata, luciano pagano, con i suoi versi dal sapore filosofico, come sempre spiazzanti, e la conclusione affidata alla voce e chitarra di andrea vincenti. Io mi sono divertito anche se ad un certo punto ho perso ogni contatto con il reale... grazie a bacco...
GALASSIA FUTTENBERG di Luciano Pagano
Luciano Pagano è uno dei migliori scrittori che agisce nel sud del sud (nel Salento bruciato dal sole e dall'insipido turismo estivo che lo sta lentamente ammazzando). In questo opuscolo, Galassia Futtenberg, 36 pagine autoprodotte dominata da una lancinante ironia, Pagano, attraverso la mescolanza della forma saggio e forma narrativa, mette a nudo le problematiche inerenti al mondo dell'editoria e di tutto ciò che circonada l'universo Libri (la gallasia futtenberg, antimaterica e slabbrata come non mai). La situazione attuale nel sud (soffermiamoci al nostro sud, quello in cui viviamo) è sconcertante. Per pubblicare un proprio romanzo ti chiedono migliasia di euro, le case editrici non puntano su di te, ma sei tu a puntare su di loro, nel momento in cui i tuoi risparmi vanno ad arricchire le casse dell'editore che potrà continuare per un altro po' a riempire le librerie con il suo logo. Ora, preso atto dell'inevitabile difficoltà per un giovane autore di pubblicare gratuitamente le proprie opere, Pagano offre una possibile soluzione...quella, poi, che ho tra le mani...ossia un 36 pagine fotocopiato e ben impaginato, autoproduzione di quelle selvagge ma necessarie, che è un mezzo attraverso il quale far leggere i propri lavori evitando di puntare la propria pistola contro il cervello del vostro editore di turno. Concludo dicendo che chiunque sia interessato a questo saggio scorrevole e cinico, che svela le molte inquietanti contraddizione del mondo dell'editoria nel sud, può scrivere a questo indirizzo musicaos@libero.it o visitare il sito www.musicaos.it (le riviste on line sono un altro espediente tramite il quale evitare la sindrome da casa editrice).








Ultimi commenti