Ciao sono 
Vedi il mio profilo


Novembre 2003

DLMM GVS
1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Novembre 2003

il mio inferno inedito di rossano astremo

di (19/11/2003 - 12:01)

Cosa avete da guardare voi, nell'inferno sprofondati a mangiare la vostra melma senza fondo, cosa avete da nascondere sotto le vostre ascelle perforate, distorte, sanguigne, consumate per il lieve peso del corpo in scintille, del corpo rovente, assetato, cangiante. non c'è posto per voi, figure del potere senza caldo sesso tra le cosce, figure ansimanti che sputate il veleno succhiato a menti migliori, a menti capovolte nel tragico succo che è la vita, nel tiepido strappo che inesorabile alla morte ci avvicina tratto dal poema Il mio inferno opera in fieri

Vota questo post

il mio inferno

di (19/11/2003 - 11:59)

il mio inferno è il poema su cui sto lavorando da un po' i versi che pubblico in rete non sono versione defintiva, ma solo maga incorporeo che sfiata in versi

Vota questo post

alcune riflessioni comparse su www.poiein.it

di (19/11/2003 - 11:37)

Rossano Astremo Pier Paolo Pasolini: nell’incavo dell’eclettismo stilistico Pier Paolo Pasolini è un autore che, nella molteplicità di interessi ( narrativa, poesia, saggistica, teatro e cinema ), ha agito con continuità e pervicacia nell’assiduo impegno della ‘produzione’ di versi. Il Pasolini poeta nasce a stretto contatto con il suo amore per il dialetto, come dimostrano le ‘Poesie a Casarsa’ (1942) e ‘La meglio gioventù’ (1954), dove una sorta di raffinatezza metrica, appartenete alla tradizione cortese, si unisce alla ricerca di una parlata originaria e vergine, priva di un’autentica tradizione letteraria. ‘L’Usignolo della Chiesa Cattolica’ è la prima raccolta in lingua, con l’abbandono quindi della pratica dialettale, mantenendo, però, delle poesie precedenti una marginalità lussureggiante e arcaica: << Non me lo dico, ma / è ben chiaro che presto / la mia vita finirà / se non è già finita. / Ed era sempre chiaro / che, per vivere, m’era / necessario non vivere / restare ingenuo, ignaro >>. Poi è la volta di ‘Le ceneri di Gramsci’ (1957), i cui poemetti furono scritti dal 1951 al 1956, in cui diviene preponderante l’interesse pasoliniano per le tematiche civili, senza comunque rinunciare ad una ricerca metrica aulica, come dimostra la terzina dantesca-pascoliana: << io scandalo del contraddirmi, dell’essere/ con te o contro te; con te nel cuore, / in luce, contro te nelle buie viscere // del mio paterno stato traditore / - nel pensiero, in un’ombra d’azione - / mi so ad esso attaccato nel colore // degli istinti, dell’estetica passione>>. Nella raccolta ‘ La religione del mio tempo’, composta tra il 1955 e il 1960, pubblicata nel 1961, in continuazione con quanto scritto in ‘Le ceneri di Gramsci’, c’è una continua oscillazione tra i due poli del lirismo civile da un lato e della polemica in versi dall’altro: << Guai a chi non sa che è borghese / questa fede cristiana, nel segno // di ogni privilegio, di ogni resa, / di ogni servitù; che il peccato / altro non è che reato di lesa// certezza quotidiana, odiato / per paura e aridità; che la chiesa / è lo spietato cuore dello Stato>>. Di fronte alla terzina, a questa forma chiusa, dettata dal rispetto di una inesorabile metrica, si nota la volontà pasoliniana di osare, come dimostra la raccolta ‘Poesia in forma di rosa’ ( 1964), dove il motivo principale è la ricerca in versi del magma, l’accettazione del caos, la profezia di un’imminente preistoria civile: << E poi... chi può comprendere un uomo di quarant’anni, / che soffre fino a sentirsi slogare il cuore / dai precordi... solo perchè vede un ragazzo.../ due ragazzi... intorno alla fontanella.../ che giocano, nel loro dopocena colpevole... / in fondo alla purezza della notte che copre / il loro quartiere, con la freschezza / che fu di popoli antichi>>. L’evoluzione stilistica di Pasolini raggiunge esiti estremi nello spiazzante ‘Trasumanar e Organizzar’ ( 1971), caratterizzato da una scrittura quasi ‘informale’, da un verso prosastico, che ricorda la tradizione americana che va da Whitman a Ginsberg, molto lontana dalla perfetta terzina di ‘Le ceneri di Gramsci’: << Ch’io abbia pianto come un vecchio, che, dopo aver tanto posseduto / il mondo, lo ritrova come una cosa che non gli spetta più, / ma, libero dagli obblighi di questo possesso, finalmente lo vede, per la sua bellezza, soltanto per la sua riapparsa bellezza>>. Considerando l’intera produzione del Pasolini poeta ciò che emerge chiaramente è la presenza contemporanea di strutture stilistiche contrapposte, dalla componente manierista, frutto del tentativo di non abbandonare la ‘secolare tradizione metrica italiana’, alla componente autenticista, che ci consegna il Pasolini più originale, dove la necessità d’espressione lo spinge ad abbandonare la maniera, tornando all’ambizione di una scrittura vasta, totalizzante e inspiegabile come la vita.

Vota questo post